La carica di Salvini e dei suoi “disoccupati” alle poltrone d’oro delle partecipate
di Antonio FraschillaSui giornali e in televisione Matteo Salvini e i suoi parlamentari della Lega ogni tanto fanno i duri e puri: criticano il governo del quale fanno parte, come accaduto recentemente sulla gestione dell’immigrazione, oppure criticano chi occupa le poltrone per motivi politici e non difende il Paese, vedasi polemica sul commissario europeo Paolo Gentiloni. Poi però, in silenzio e senza fare molti comunicati, grazie al governo piazzano loro volti in enti pubblici, negli staff di Palazzo Chigi e nelle segreterie politiche tra Camere e Senato. Tutta gente che come ‘merito’ ne ha in gran parte uno: essere stato bocciato alle ultime elezioni regionali e nazionali, oppure non ricandidato. Matteo Salvini ha piazzato così già una trentina di leghisti rimasti senza ‘poltrona’: un record non superato né da Fratelli d’Italia né da Forza Italia, che pure loro di amici e ‘trombati’ ne hanno piazzati a bizzeffe nei rami dello Stato dopo la presa di Palazzo Chigi.
Quella della Lega sembra una occupazio…
Sui giornali e in televisione Matteo Salvini e i suoi parlamentari della Lega ogni tanto fanno i duri e puri: criticano il governo del quale fanno parte, come accaduto recentemente sulla gestione dell’immigrazione, oppure criticano chi occupa le poltrone per motivi politici e non difende il Paese, vedasi polemica sul commissario europeo Paolo Gentiloni. Poi però, in silenzio e senza fare molti comunicati, grazie al governo piazzano loro volti in enti pubblici, negli staff di Palazzo Chigi e nelle segreterie politiche tra Camere e Senato. Tutta gente che come ‘merito’ ne ha in gran parte uno: essere stato bocciato alle ultime elezioni regionali e nazionali, oppure non ricandidato. Matteo Salvini ha piazzato così già una trentina di leghisti rimasti senza ‘poltrona’: un record non superato né da Fratelli d’Italia né da Forza Italia, che pure loro di amici e ‘trombati’ ne hanno piazzati a bizzeffe nei rami dello Stato dopo la presa di Palazzo Chigi.
Quella della Lega sembra una occupazione scientifica per dare comunque una poltrona e uno stipendio a chi ne è rimasto senza a causa della diminuzione dei seggi di Camera e Senato o perché non rieletto nei Consigli regionali nelle ultime tornate locali. Nei mesi scorsi, in maniera felpata, Salvini con i suoi ex eletti ha occupato con questo manuale Cencelli interno poltroncine di non poco conto. Francesca Attilia Brianza, ex consigliera regionale lombarda della Lega, è stata indicata alla presidenza di Equitalia giustizia. E di cosa si occupa questo ramo di Equitalia? È considerata la cassaforte dei beni confiscati e dei sequestri. Un piccolo “ente” che ha in pancia miliardi di euro. Salvini ha poi preso metà delle quattro poltrone nel cda della Consap: la Concessionaria servizi assicurativi pubblici totalmente partecipata dal ministero dell'Economia e delle finanze guidato da Giancarlo Giorgetti. Per carità, il presidente qui è l’ex senatore forzista Sestino Giacomoni, ma poi nel cda ci sono Antonio Gennaro, ex deputato della Lega, e Francesca Ceruti, ex consigliera regionale leghista. Restando in tema enti e società statali, ecco la scelta di Paolo Arrigoni, ex senatore, nel cda del Gestore dei servizi energetici.
Molti ex deputati e senatori sono stati piazzati invece in rami vari dei ministeri. In particolare il ministro Roberto Calderoli è stato molto generoso nei confronti dei suoi ex colleghi al Senato: nel suo staff ha nominato Luigi Augussori, ex senatore e candidato non eletto alla Camera, come consigliere per gli affari istituzionali (compenso da 64.800 euro all’anno); Maurizio Bosatra candidato al Senato non rieletto come consigliere per i rapporti con le autonomie territoriali (compenso da 86.400 euro); Stefano Corti ex senatore non rieletto come consigliere per i territori a vocazione montana (21.600 euro). Chiaramente l’esempio lo aveva già dato il leader maximo Salvini, che nello staff a Palazzo Chigi in qualità di vicepresidente ha piazzato Pasquale Pepe, candidato alla Camera non eletto, come consigliere per il Sud (60 mila euro), Armando Siri anche lui ricandidato alla Camera come consigliere per le politiche economiche (120 mila euro) e Stefano Locatelli, pure lui nelle liste alle ultime Politiche per Montecitorio e non eletto (120 mila euro). Perfino un ex ministro ha trovato conforto e poltrona: Marco Bussetti è adesso consulente del ministro dello Sport Andrea Abodi come esperto (compenso da 45 mila euro).
Ma la lista degli “ex” è lunga in casa Lega: l’ex senatore Francesco Urraro è stato eletto al Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, a esempio. Flavio Di Muro, ex deputato, è il capo segreteria del sottosegretario Edoardo Rixi. Valeria Alessandrini, ex senatrice, è nello staff ministro Giuseppe Valditara. Marzio Liuni, ex deputato, è invece collaboratore del gruppo Lega a Montecitorio, mentre Roberto Turri, anche lui ex deputato, è capo segreteria del sottosegretario Massimo Bitonci. Se a questi nomi si aggiungono i dirigenti di partito indicati in società varie, da Fabio Caiazzo responsabile sport Lega appena nominato nel cda di Sport e salute, a Giacomo Saccomanno, commissario Lega Calabria nel cda della rediviva società Stretto di Messina per realizzare il Ponte (che non c’è), si arriva a una trentina di leghisti che hanno trovato “occupazione” nei rami dell’amministrazione.
L’ultimo, fresco fresco, è Davide Bordoni: consigliere comunale della Lega a Roma appena promosso a responsabile regionale del partito. Al pronti via del nuovo governo era stato nominato da Salvini come esperto “per i rapporti con i territori” con compenso da 40 mila euro. Ora è entrato anche nel cda di Ram, Rete autostrade del mediterraneo, di cui socio unico è guarda caso il ministero delle Infrastrutture: e qui il compenso sale a 120 mila euro all’anno. “Il Pd è il partito degli occupatori di poltrone”, tuonava Salvini in campagna elettorale. Sarà, di certo la Lega non scherza di sicuro in materia.