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Toghe | La norma pro Alberto Rizzo, capo di gabinetto di Nordio e aspirante presidente del tribunale di Firenze

Alberto Rizzo

 
Gli emendamenti al decreto Asset di Fi e Lega potrebbero consentirglielo, altrimenti dovrebbe rinunciare per via della legge Cartabia. Questa è Toghe, la newsletter sulla giustizia di Liana Milella
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Non è mai facile dare un nome a una “normetta” ad personam. Ma stavolta, per gli emendamenti presentati al Senato da Lega e Forza Italia nel decreto Asset per far guadagnare un anno alle toghe ministeriali alle prese con il Pnrr rispetto alla strettoia della legge Cartabia sull’ordinamento giudiziario, la “caccia” è agevole. E porta direttamente nell’ufficio del capo di gabinetto del Guardasigilli Carlo Nordio dove siede, dal 27 ottobre 2022, l’ex presidente del tribunale di Vicenza Alberto Rizzo. Vicenza? Già, siamo proprio nel Veneto, la terra di Nordio. Lui, magione a Treviso e lavoro per anni a Venezia, deve aver guardato dentro casa per scegliere il suo primo collaboratore.

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Ma evidentemente anche le toghe ministeriali - stiamo parlando di uno stipendio lordo annuo di 200mila euro cui si aggiunge un “trattamento economico accessorio” di 41mila, come documenta il sito della Giustizia - non rinunciano alle chance di carriera. Classe 1958, da Bressan…

Non è mai facile dare un nome a una “normetta” ad personam. Ma stavolta, per gli emendamenti presentati al Senato da Lega e Forza Italia nel decreto Asset per far guadagnare un anno alle toghe ministeriali alle prese con il Pnrr rispetto alla strettoia della legge Cartabia sull’ordinamento giudiziario, la “caccia” è agevole. E porta direttamente nell’ufficio del capo di gabinetto del Guardasigilli Carlo Nordio dove siede, dal 27 ottobre 2022, l’ex presidente del tribunale di Vicenza Alberto Rizzo. Vicenza? Già, siamo proprio nel Veneto, la terra di Nordio. Lui, magione a Treviso e lavoro per anni a Venezia, deve aver guardato dentro casa per scegliere il suo primo collaboratore.

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Ma evidentemente anche le toghe ministeriali - stiamo parlando di uno stipendio lordo annuo di 200mila euro cui si aggiunge un “trattamento economico accessorio” di 41mila, come documenta il sito della Giustizia - non rinunciano alle chance di carriera. Classe 1958, da Bressanone, Rizzo si laurea con 110 e lode all’Alma mater di Bologna, lingue correnti inglese e tedesco. È già al ministero della Giustizia negli anni 2009-2015, prima come ispettore generale e poi come ispettore generale capo, e ancora prima, dal 2007 al 2009, è consulente giuridico della presidenza del Consiglio nel dipartimento della Protezione civile, come recita dettagliatamente la sua scheda personale per la trasparenza accessibile nel sito di via Arenula. Fatti i conti, vuol dire che Rizzo è già stato “fuori ruolo” per nove anni, un anno in meno dei dieci consentiti. C’è dunque un’urgenza di non bruciarsi un prossimo incarico.

Tant’è che Rizzo presenta la domanda al Csm per poter diventare presidente del Tribunale di Firenze. Ma i tempi lunghi di palazzo dei Marescialli rischiano di giocargli un brutto scherzo perché la legge Cartabia sull’ordinamento giudiziario del giugno 2022 stabilisce che se la permanenza in un incarico ministeriale supera un anno diventa impossibile assumere incarichi direttivi nei tre anni successivi. Facciamo i conti: Rizzo è stato nominato il 27 ottobre dell’anno scorso, e il prossimo 27 ottobre cadrebbe ovviamente la tagliola sulle sue aspirazioni di carriera. Niente di meglio di una mini norma che cambia la legge Cartabia e, per tutti i ministeri che hanno a che fare con il Pnrr, regala un altro anno alle toghe che lavorano proprio lì. Tra queste, fatti i conti e viste le domande al Csm, figura giusto Alberto Rizzo, l’uomo chiave di Carlo Nordio che siede nella stanza accanto alla sua. A garantirgli un’ulteriore carriera ecco gli emendamenti di Fi e Lega. Che, ovviamente, potrebbero valere anche per qualche altro magistrato di vertice del governo Meloni.

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