La Lega evoca il rimpasto a un anno dalle elezioni. Riccardo Molinari: “Non sarebbe una tragedia”
a cura della redazione PoliticaIl capogruppo leghista alla Camera, Riccardo Molinari
Rimpasto: la parola non è più un tabù. Lo evoca la Lega, per la prima volta. L’idea di rimettere mano alla squadra di governo “non sarebbe una tragedia”, dice il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari in un’intervista a La Verità. Non lo esclude, anche se non lo chiede espressamente. E tanto basta ad agitare i sonni degli alleati di governo.
Sono passate solo 48 ore dall’intervista al Tg1 in cui Giorgia Meloni ha ammesso che sul dossier migranti, su cui la Lega martella ogni giorno, non tutto è andato bene e a invocare una “fase due” nelle strategie del governo. Ma tanto è bastato perché subito, come un riflesso incondizionato, spuntasse nel dibattito politico il tema del rimpasto, spauracchio di tutti i presidenti del Consiglio.
“Il rimpasto? Non la vedo come un’esigenza, ma neppure come una tragedia se succedesse”, è il ragionamento fatto da Molinari, fedelissimo di Salvini, in risposta a una domanda del quotidiano di destra. Il leghista difende i ministri del Carroccio (“Siamo mo…
Rimpasto: la parola non è più un tabù. Lo evoca la Lega, per la prima volta. L’idea di rimettere mano alla squadra di governo “non sarebbe una tragedia”, dice il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari in un’intervista a La Verità. Non lo esclude, anche se non lo chiede espressamente. E tanto basta ad agitare i sonni degli alleati di governo.
Sono passate solo 48 ore dall’intervista al Tg1 in cui Giorgia Meloni ha ammesso che sul dossier migranti, su cui la Lega martella ogni giorno, non tutto è andato bene e a invocare una “fase due” nelle strategie del governo. Ma tanto è bastato perché subito, come un riflesso incondizionato, spuntasse nel dibattito politico il tema del rimpasto, spauracchio di tutti i presidenti del Consiglio.
“Il rimpasto? Non la vedo come un’esigenza, ma neppure come una tragedia se succedesse”, è il ragionamento fatto da Molinari, fedelissimo di Salvini, in risposta a una domanda del quotidiano di destra. Il leghista difende i ministri del Carroccio (“Siamo molto soddisfatti, come Lega, dei nostri ministri. Non so se gli alleati lo siano dei loro”, dice ancora nell’intervista): il segretario e vicepremier, ovviamente, e poi Giancarlo Giorgetti, che è all’Economia, Roberto Calderoli, agli Affari regionali e autonomia, Alessandra Locatelli, alla Disabilità. Tecnico d’area è anche Matteo Piantedosi, ma i rapporti con Salvini si sono molto raffreddati e dalla Lega continuano a ripetere che quando c’era il Capitano al Viminale era tutt’altra storia, i flussi erano sotto controllo: non un segnale rassicurante per il ministro dell’Interno.
Da Palazzo Chigi hanno finora sempre smentito – e lo ha fatto la premier direttamente – le ipotesi di rimpasto. Una sostituzione non si è palesata neanche per Daniela Santanchè, nonostante i guai giudiziari. Ma il segnale della Lega è un inedito, a un anno dalle elezioni. La rottura di un tabù. L’avviso, forse, di qualcosa che verrà.