Sondaggi politici, il primo anno di Meloni: il suo governo è il meno gradito dal 2019. Ecco il bilancio dei partiti
di Lorenzo SangermanoA un anno di distanza dalla sua elezione, il governo di Giorgia Meloni registra il suo peggior gradimento, 46 per cento. Il valore più basso dal 2019 verso un esecutivo. È questo il responso del sondaggio di Demos per l’Atlante politico dopo 365 giorni di Palazzo Chigi. Alle spalle la leader di Fratelli d’Italia si lascia accise, leggi di bilancio, Cdm improvvisati e una crisi migratoria da gestire. Tutti eventi di cui i sondaggi non hanno mancato di tenere traccia.
Già pochi mesi dopo il passaggio della campanella, la legge di bilancio mette alla prova le forze di maggioranza. Al suo interno un nodo cruciale, il taglio delle accise. Una richiesta, secondo Termometro Politico, appoggiata dal 76 per cento degli italiani ma allo stesso tempo un costo che lo Stato, secondo Giorgia Meloni, non può permettersi. Il contraccolpo, almeno secondo i sondaggi, sembrerebbe parato.
Infatti, nonostante un gradimento in diminuzione, i voti aumentano. Per la prima volta FdI oltrepassa la soglia d…
A un anno di distanza dalla sua elezione, il governo di Giorgia Meloni registra il suo peggior gradimento, 46 per cento. Il valore più basso dal 2019 verso un esecutivo. È questo il responso del sondaggio di Demos per l’Atlante politico dopo 365 giorni di Palazzo Chigi. Alle spalle la leader di Fratelli d’Italia si lascia accise, leggi di bilancio, Cdm improvvisati e una crisi migratoria da gestire. Tutti eventi di cui i sondaggi non hanno mancato di tenere traccia.
Già pochi mesi dopo il passaggio della campanella, la legge di bilancio mette alla prova le forze di maggioranza. Al suo interno un nodo cruciale, il taglio delle accise. Una richiesta, secondo Termometro Politico, appoggiata dal 76 per cento degli italiani ma allo stesso tempo un costo che lo Stato, secondo Giorgia Meloni, non può permettersi. Il contraccolpo, almeno secondo i sondaggi, sembrerebbe parato.
Infatti, nonostante un gradimento in diminuzione, i voti aumentano. Per la prima volta FdI oltrepassa la soglia del 30% e raggiunge il picco della sua approvazione. Un aumento che, per Lega e Forza Italia, si assottiglia.
Passa l’inverno e, tra il 25 e il 26 febbraio, il governo si risveglia con notizie da Cutro, una piccola città calabrese. Un’imbarcazione carica di migranti è naufragata a largo della costa. 94 le vittime ufficiali, 11 i dispersi. Dopo pochi giorni l’esecutivo a guida Meloni interviene organizzando un Consiglio dei ministri proprio a pochi metri dalla spiaggia del disastro. È la gestione di questo evento, accompagnata dal decreto legge omonimo, che per la prima volta scoraggia gli elettori. Con un gradimento in linea con i precedenti, Fratelli d’Italia ritorna al 29% dicendo addio al numero tondo. Aumentano invece gli elettori di Forza Italia, richiamati a sé dagli ultimi discorsi del loro ex leader Silvio Berlusconi, a discapito della Lega.
Una volta il suo turno, il caldo della primavera non porta buone notizie a palazzo Chigi. È infatti dal mese di aprile ad oggi che il gradimento del governo precipita dal 56 al 46 per cento. Il turismo verso l’Albania, i fuochi in Sicilia e Sardegna, le coste sempre più care e una crisi migratoria che, vista per la prima volta dal lato del governo, si è scoperta più complicata del previsto. Insomma, è bastata un’estate per cancellare al governo ogni conquista e riportarlo al punto di partenza, se non qualche metro indietro. FdI tocca il 28,6% mentre Lega e Forza Italia raggiungono il loro minimo storico dalle elezioni, 7,8 e 6,6% per cento.
Cali drastici e sfiducia sono elementi che, in quest’anno, i partiti delle opposizioni sembrano invece aver lasciato da parte. Forti del contrasto al governo, Partito democratico e Movimento 5 Stelle si assestano al 20,4 e al 17,2%. Una crescita rispetto al 19,1 e 15,4% delle scorse elezioni politiche che, ad accezione di un crollo dei pentastellati nel mese di giugno, è in costante aumento. Reduci da liti e scissioni, Italia Viva e Azione si confermano attorno al 6,4%, in diminuzione rispetto allo scorso anno. Stabili invece AVS e +Europa a completare uno schieramento che, al suo primo anniversario, ritorna in aula faccia a faccia con il governo meno gradito dai tempi pre-Covid.