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"I decreti legge mortificano il Parlamento”. Ma ora Meloni ne sforna 40 in 11 mesi: è record, superati i ritmi di pandemia

Giorgia Meloni a Montecitorio

 (ansa)
L’attuale premier dai banchi d’opposizione contestava l’uso dei testi d’urgenza da parte dei suoi predecessori: i dati di Openpolis svelano che negli ultimi 15 anni nessun governo ne ha prodotti più del suo. Ceccanti: “Aggredire le cause di questa prassi”
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Giorgia Meloni dall'opposizione denunciava il continuo ricorso ai decreti legge, ma il suo governo, a poco meno di un anno dall’insediamento, ne ha già varati 40. Una cifra che, se messa in relazione agli undici mesi di governo, corrisponde ad una media di 3,6 provvedimenti ogni 30 giorni. Numeri che staccano perfino i governi incalzati dalla pandemia. Gli stessi che la premier, dai banchi dell’opposizione, non esitava a rimproverare scagliandosi contro lo scarso coinvolgimento del parlamento nelle decisioni calate da Palazzo Chigi.

Ora la situazione sembra essersi ribaltata, ma con un'aggravante per la premier: i ritmi registrati dai governi che si sono avvicendati negli ultimi 15 anni sono sensibilmente più bassi rispetto a quelli dell’attuale esecutivo. In sostanza, quello di Meloni è un vero e proprio record, secondo i numeri messi in fila da Openpolis. Mario Draghi approvò in media 3,2 decreti al mese, il Conte II - il più contestato da Meloni - 3,18. E ancora: il governo guidato…

Giorgia Meloni dall'opposizione denunciava il continuo ricorso ai decreti legge, ma il suo governo, a poco meno di un anno dall’insediamento, ne ha già varati 40. Una cifra che, se messa in relazione agli undici mesi di governo, corrisponde ad una media di 3,6 provvedimenti ogni 30 giorni. Numeri che staccano perfino i governi incalzati dalla pandemia. Gli stessi che la premier, dai banchi dell’opposizione, non esitava a rimproverare scagliandosi contro lo scarso coinvolgimento del parlamento nelle decisioni calate da Palazzo Chigi.

Ora la situazione sembra essersi ribaltata, ma con un'aggravante per la premier: i ritmi registrati dai governi che si sono avvicendati negli ultimi 15 anni sono sensibilmente più bassi rispetto a quelli dell’attuale esecutivo. In sostanza, quello di Meloni è un vero e proprio record, secondo i numeri messi in fila da Openpolis. Mario Draghi approvò in media 3,2 decreti al mese, il Conte II - il più contestato da Meloni - 3,18. E ancora: il governo guidato da Enrico Letta si attesta a quota 2,8, quello di Mario Monti a 2,4; mentre Berlusconi, Renzi, Gentiloni e il governo giallo-verde si collocano tutti sotto la media dei 2 decreti ogni trenta giorni.

La tendenza dell’attuale esecutivo, del resto, è stata chiara fin dai primi giorni. Meloni ha inaugurato il suo mandato a Palazzo Chigi proprio con un decreto, quello sui rave. Da lì in poi il ritmo di approvazione dei testi di urgenza è aumentato di mese in mese, fino a toccare il picco raggiunto pochi giorni fa, quando il governo, durante il consiglio dei ministri del 7 settembre scorso, ha deciso di dare il via libera a ben 3 decreti-legge nell’arco di una sola seduta.

I numeri raggiunti da Meloni, ovviamente, non sono da intendere come un fatto positivo. Al contrario, vanno considerati come la spia dello scarso - se non nullo - coinvolgimento delle Camere nella loro prerogativa primaria: l’approvazione delle leggi. I dati elaborati da Openpolis restituiscono la fotografia di un Parlamento che nella maggior parte dei casi finisce per svolgere un ruolo subalterno all’esecutivo, ormai vero fautore dell’azione legislativa. Basti pensare che il 56 per cento - più di uno su due - dei provvedimenti divenuti legge nell’ultimo anno sono conversioni di decreti varati, appunto, dal governo.

In buona sostanza, l’esecutivo ingolfa il parlamento di testi che poi dovranno essere convertiti in fretta e furia entro 60 giorni, pena la loro decadenza. Tempi stretti, dunque, che impongono l'immediata calendarizzazione e discussione dei provvedimento licenziato dal consiglio dei ministri, lasciando così al parlamento pochissimo spazio per le modifiche. Come se non bastasse la prassi ormai vuole che all’interno di un solo decreto vengano infilate altre norme, molto spesso completamente estranee alla sua finalità. Si tratta dei cosiddetti 'decreti omnibus'. Nel giro dell'ultimo anno ne sono stati approvati ben 11 nonostante il monito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Se poi si considera che molti dei provvedimenti d’urgenza vengono approvati con l’ausilio della fiducia (19 i tutto), ecco che il ruolo di Camera e Senato si restringe ancora di più.

Secondo Stefano Ceccanti, costituzionalista ed ex parlamentare del Pd, il problema della proliferazione dei decreti legge va affrontato alla radice, con una riforma: “Bisogna aggredire le cause di questa prassi”, dice. “Serve una corsia preferenziale in parlamento per i disegni di legge approvati dall’esecutivo, altrimenti si finisce sempre per ricorrere ai decreti”. Per Ceccanti “i governi sempre più spesso si trovano di fronte ad una serie di emergenza che cercano di affrontare attraverso la decretazione. In altri Paesi avviene la stessa cosa, ma con i disegni di legge. Perché per la loro approvazione ci sono tempi certi, che da noi non esistono”.

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