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Gentiloni ai funerali di Napolitano, l’esortazione europeista imbarazza Meloni e Salvini

Giorgia Meloni e Matteo Salvini nei banchi del governo durante i funerali di Napolitano

 (ansa)
Il Commissario europeo: “L’Ue per lui è sempre stata la via maestra e cercheremo di seguirla sempre”
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Una lieve esitazione, poi un tiepido battito di mani. Giorgia Meloni e Matteo Salvini indugiano per qualche secondo, prima di unirsi all’applauso dell’Aula. Dal podio della presidenza di Montecitorio, che si staglia alle loro spalle e sovrasta i banchi del governo, ha appena finito di parlare Paolo Gentiloni, Commissario europeo, dirigente del Pd ed ex presidente del Consiglio. Ha ricordato il Giorgio Napolitano europeista. E a lui ha promesso, testimoni i presidenti di Francia e Germania, Emmanuel Macron e Frank-Walter Steinmeier, che siedono in prima fila al fianco di Sergio Mattarella: “L'Europa per te è sempre stata la via maestra, questa via, la tua via, cercheremo di seguirla sempre". Scatta l’applauso, quasi a sottoscrivere l’impegno. Applaudono i ministri e anche il vicepremier Antonio Tajani, che siede alla destra di Meloni. Nella premier e nel vicepremier leghista si percepisce invece una leggera esitazione. Pochi secondi, la leader di FdI strofina l…

Una lieve esitazione, poi un tiepido battito di mani. Giorgia Meloni e Matteo Salvini indugiano per qualche secondo, prima di unirsi all’applauso dell’Aula. Dal podio della presidenza di Montecitorio, che si staglia alle loro spalle e sovrasta i banchi del governo, ha appena finito di parlare Paolo Gentiloni, Commissario europeo, dirigente del Pd ed ex presidente del Consiglio. Ha ricordato il Giorgio Napolitano europeista. E a lui ha promesso, testimoni i presidenti di Francia e Germania, Emmanuel Macron e Frank-Walter Steinmeier, che siedono in prima fila al fianco di Sergio Mattarella: “L'Europa per te è sempre stata la via maestra, questa via, la tua via, cercheremo di seguirla sempre". Scatta l’applauso, quasi a sottoscrivere l’impegno. Applaudono i ministri e anche il vicepremier Antonio Tajani, che siede alla destra di Meloni. Nella premier e nel vicepremier leghista si percepisce invece una leggera esitazione. Pochi secondi, la leader di FdI strofina le mani. Poi anche loro si uniscono all’applauso, riluttanti. Il leghista si interrompe quasi subito, Meloni prosegue più a lungo, ma tiepidamente, le mani basse quasi sotto il banco.

“La scelta europeista”

Un’Europa “più unita”, più integrata e quindi “più forte sul piano geopolitico in difesa della libertà e più giusta per i ceti popolari”: questa l’idea che, ricorda Gentiloni, l’ex presidente della Repubblica coltivava. "Il suo richiamo all'Europa non era retorica, ma il frutto di un cambiamento di rotta all'interno del suo partito (il Pci, ndr), un cambiamento per il quale Napolitano si era battuto. Il richiamo europeo era andato di pari passo col maturare della scelta atlantica". Quella scelta europea era stata “una scelta di campo, di vita e di libertà". Declinata da riformista e difensore della “democrazia, che per lui era innanzitutto il Parlamento, in Italia come in Europa”. 

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“Salutiamo un grande presidente, un simbolo della credibilità e della forza della Repubblica, di cui Mattarella è oggi espressione ogni giorno”, prosegue Gentiloni. Da capo dello Stato Napolitano, “senza mai sovrapporsi ai governi, ha tessuto relazioni con i presidenti francesi e tedeschi, con i vertici delle istituzioni comunitarie, con tanti leader del Continente”, dice Gentiloni. E il riferimento a Francia e Germania, il richiamo implicito alla necessità per l’Italia di coltivare con gli altri due grandi Paesi il ruolo di capofila in Europa, suona particolarmente significativo di fronte a un governo che è entrato in conflitto prima con Parigi, ora con Berlino, e ai leader della destra italiana che sembrano coltivare rapporti privilegiati con altri Paesi, come Ungheria e Polonia, da bravi alleati di partiti euroscettici. 

“I migranti, la Brexit, Churchill”

Il Commissario europeo, bersaglio nelle scorse settimane di attacchi della premier e dei suoi vice perché accusato di non fare abbastanza gli interessi nazionali in Europa, nel commemorare Napolitano ne ricorda la preoccupazione per “l’incremento dei flussi migratori” e l’invito a “un comune impegno europeo e più avanzate politiche nazionali di inclusione e integrazione”, il riconoscimento della “importanza di un ruolo europeo della crisi climatica”, i timori per l’escalation ucraina. Tocca, senza mai citare l’attualità, tante corde sensibili. Gentiloni parla e Salvini guarda il cellulare. Gentiloni parla e Meloni scarabocchia sul foglio bianco che ha davanti a sé.

“Napolitano – Gentiloni, voce piana, scandisce le parole – fu colpito dalla Brexit, lui che teneva al fianco della scrivania la foto di Churchill e della famiglia reale sul balcone dopo la vittoria della guerra. Ma non cedette alla rassegnazione: parlò della necessità di una controffensiva europeista”. A meno di un anno dalle elezioni europee, nel bel mezzo di un durissimo scontro tra Italia e Germania, ogni ricordo parla dell’oggi.

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