Ai funerali di Napolitano, Gianni Letta smonta la teoria del complotto contro Berlusconi. Ma la frase sull’aldilà irrita il Pd
di Emanuele LauriaROMA - Un finale a sorpresa che non ti aspetti, da un uomo abituato a stare un passo indietro, magari a manovrare nell’ombra. Gianni Letta, 88 anni, torna sulla scena in occasione del rito laico dell’ultimo saluto a Giorgio Napolitano e propone all’aula di Montecitorio un’immagine vivida che lega in modo emozionale la figura dell’ex presidente della Repubblica a quella di Silvio Berlusconi. Le due morti, ricorda, sono avvenute a distanza di tre mesi. “Mi piace immaginare che incontrandosi lassù – dice l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio - possano dirsi quello che non si dissero quaggiù e, placata ogni polemica, possano chiarirsi e ritrovarsi nella luce”. Un tentativo quasi mistico di riavvicinare due personaggi non più in vita, che tanti motivi di conflitto ebbero nella penultima stagione della politica italiana: quando Letta conclude così il suo intervento, l’emiciclo si scioglie negli applausi. Alcuni convinti, altri meno. Massimo D’Alema, seduto in un banco dei deput…
ROMA - Un finale a sorpresa che non ti aspetti, da un uomo abituato a stare un passo indietro, magari a manovrare nell’ombra. Gianni Letta, 88 anni, torna sulla scena in occasione del rito laico dell’ultimo saluto a Giorgio Napolitano e propone all’aula di Montecitorio un’immagine vivida che lega in modo emozionale la figura dell’ex presidente della Repubblica a quella di Silvio Berlusconi. Le due morti, ricorda, sono avvenute a distanza di tre mesi. “Mi piace immaginare che incontrandosi lassù – dice l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio - possano dirsi quello che non si dissero quaggiù e, placata ogni polemica, possano chiarirsi e ritrovarsi nella luce”. Un tentativo quasi mistico di riavvicinare due personaggi non più in vita, che tanti motivi di conflitto ebbero nella penultima stagione della politica italiana: quando Letta conclude così il suo intervento, l’emiciclo si scioglie negli applausi. Alcuni convinti, altri meno. Massimo D’Alema, seduto in un banco dei deputati, inarca il sopracciglio, Romano Prodi seduto al suo fianco sembra accennare un sorriso enigmatico.
Il Pd non è entusiasta di questo filo ideale tessuto da uno dei fedelissimi del Cavaliere: “L’accostamento continuo alla figura di Berlusconi è apparsa incongrua, stiamo parlando di universi politici e morali incommensurabili”, sibila l’ex ministro Peppe Provenzano, membro della segreteria di Elly Schlein.
Letta, nel suo intervento, cancella i sospetti su una congiura ai danni del governo Berlusconi che, secondo Forza Italia, nel 2011, avrebbe ordito proprio Napolitano: “Quello che non è mai venuto meno in Giorgio Napolitano – dice l’ex sottosegretario - è stato l'altissimo senso delle istituzioni che ha sempre guidato il suo impegno politiche anche nelle prove per lui forse più difficili come durante i governi Berlusconi". Gianni Letta condisce il suo discorso con il ricordo di un episodio del 1994: al termine del dibattito alla Camera sulla fiducia al suo primo governo, Berlusconi si alzò dal suo banco per andare a stringere la mano a Napolitano, allora deputato del Pds. "Non ho dimenticato quella stretta di mano - sottolinea Letta - orgoglioso di esserne stato, con Giuliano Ferrara, testimone diretto, anche perché sembrò segnare la nascita di un bipolarismo mite, garbato nei toni e costruttivo negli intenti, nel quale il presidente Napolitano forse non ha mai rinunciato a sperare". È una sorta di riconciliazione postuma, quella disegnata dal Grande vecchio di Forza Italia. Che alla sinistra non va giù. Come dice, appunto, Provenzano: “Bene aver smontato la teoria del complotto” dice il dirigente del Pd. Ma restano le distanze. E quei “due universi incommensurabili”.