Meloni isolata sui migranti: in cerca di un nemico fa sponda su Macron per il “piano italiano”
di Tommaso Ciriaco , Anais Ginori (Parigi)La presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel corso della conferenza stampa al Parco Verde di Caivano
Dovrebbero parlarsi già oggi, poco dopo il funerale di Giorgio Napolitano. Giorgia Meloni, in questa fase, sente spesso Emmanuel Macron. Ed è pronta a vederlo a Roma. L’Eliseo non conferma, ma non esclude: segno che le diplomazie lavorano al contatto. Sarà l’occasione per anticipare al presidente francese il piano italiano (o italo-francese, nella migliore delle ipotesi) che la leader presenterà durante due passaggi chiave: il vertice del 6 ottobre a Granada e il Consiglio europeo del 26-27 ottobre. È un progetto complesso, ma comunque da tentare. Prevede investimenti in Africa e un patto per i rimpatri immediati, sotto l’egida dell’Onu. Ma è già la sintonia non celata con Macron a rappresentare un segnale chiaro a Olaf Scholz, dopo la missiva sulle ong. Con il Cancelliere, la presidente del Consiglio ha in programma comunque una telefonata nelle prossime ore. Un’occasione per chiedere “lumi” rispetto a una mossa giudicata uno sgarbo diplomatico e un’autentica invasione di campo …
Dovrebbero parlarsi già oggi, poco dopo il funerale di Giorgio Napolitano. Giorgia Meloni, in questa fase, sente spesso Emmanuel Macron. Ed è pronta a vederlo a Roma. L’Eliseo non conferma, ma non esclude: segno che le diplomazie lavorano al contatto. Sarà l’occasione per anticipare al presidente francese il piano italiano (o italo-francese, nella migliore delle ipotesi) che la leader presenterà durante due passaggi chiave: il vertice del 6 ottobre a Granada e il Consiglio europeo del 26-27 ottobre. È un progetto complesso, ma comunque da tentare. Prevede investimenti in Africa e un patto per i rimpatri immediati, sotto l’egida dell’Onu. Ma è già la sintonia non celata con Macron a rappresentare un segnale chiaro a Olaf Scholz, dopo la missiva sulle ong. Con il Cancelliere, la presidente del Consiglio ha in programma comunque una telefonata nelle prossime ore. Un’occasione per chiedere “lumi” rispetto a una mossa giudicata uno sgarbo diplomatico e un’autentica invasione di campo da parte di Berlino.
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È una reazione quasi scontata. La costruzione di un nemico, in questo caso le organizzazioni non governative, è strategia costante della destra di governo. Un nemico “ritrovato” da Meloni, per certi versi: appena approdata a Palazzo Chigi, la leader lanciò una crociata proprio contro le navi delle ong, salvo poi cambiare strategia e concentrarsi sulla necessità di accordi diplomatici con i Paesi africani. L’emergenza delle ultime settimane, però, spinge il governo a sfruttare questa nuova opportunità, scagliandosi contro Berlino e chi salva vite in mare.
Oltre al calcolo politico, però, c’è dell’altro. Per Meloni, quanto stabilito dal governo tedesco con i finanziamenti alle ong non è normale, né accettabile. Ha voluto affermarlo con una lettera che non considera un attacco, ma una scontata richiesta di spiegazioni. Perché non è normale che un altro Stato finanzi queste organizzazioni, “a casa nostra e a nostra insaputa”. E che lo faccia, appunto, senza una comunicazione preventiva all’esecutivo. La presidente del Consiglio sostiene di non essere stata messa a conoscenza della decisione, nonostante quanto affermi la Cancelleria. Se mai un messaggio è stato inoltrato a Roma, è stato a un premier e a un governo precedente. Calendario alla mano, è probabile che il riferimento sia all’esecutivo guidato da Mario Draghi.
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Se con i tedeschi non sembra esserci terreno di confronto possibile, con i francesi le circostanze impongono un dialogo. La scelta di Macron di venire a Roma per i funerali di Giorgio Napolitano non ha nulla di casuale, d’altra parte. Certo, come dicono nel suo entourage, il leader francese aveva conosciuto l’ex presidente quando lavorava all’Eliseo per François Hollande, e nutre un “profondo rispetto per una grande figura europea”. Ma il viaggio in Italia guarda già alle elezioni europee, e alla sfida in casa del Presidente contro Marine Le Pen. “Voglio lavorare con Meloni”, ha detto domenica sera a proposito dell’immigrazione. Dopo mesi di battaglia feroce, il leader francese offre una sponda all’Italia, punta a valorizzare “l’approccio europeo” della premier, sottolineando la differenza con chi, come Le Pen o Salvini, offre una “risposta semplicista e nazionalista”. Tra i macronisti si sottolinea con soddisfazione la scelta della presidente del Consiglio di invitare Ursula von der Leyen a Lampedusa. Nella telefonata che i due leader hanno avuto qualche giorno fa, raccontano a Parigi, Meloni non avrebbe neanche chiesto alla Francia di prendere una quota di migranti dall’isola siciliana, preferendo concentrarsi su soluzioni condivise per la prevenzione degli sbarchi e delle partenze dai paesi d’origine e di transito.
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Nello scenario della battaglia per le elezioni europee e la contesa tra i vari sovranismi, la scommessa che parte da Parigi è insomma riassunta così: “Lavoriamo con pragmatismo insieme a Meloni, ma senza farle sconti e mettendola di fronte alle sue contraddizioni”. Va in questo senso l’appello della Francia a far approvare rapidamente il Patto asilo e Immigrazione, bloccato da paesi alleati di Roma, come Ungheria e Polonia. Resta da capire su quali altre soluzioni i due leader riusciranno a concordare, per avanzare proposte concrete. Il Presidente, ad esempio, vuole inviare addestratori e mezzi per la sorveglianza delle coste in Tunisia, mentre è più scettico su una nuova missione europea navale del tipo Sophia. Roma concorda sull’obiettivo di operazioni congiunte con gli apparati di sicurezza di Saied. E spinge per erogare al più presto nuove risorse aggiuntive al Paese nordafricano.
Ma c’è dell’altro. C’è il progetto che il governo italiano presenterà in Europa. Non prevede una battaglia per la redistribuzione volontaria dei migranti tra i Paesi dell’Unione europea, tra l’altro difficile da ottenere a ridosso delle elezioni europee. Punta invece tutto sul piano Mattei, facendolo diventare progetto europeo e cercando di coinvolgere anche l’Onu e l’Unione africana. L’idea è garantire risorse per la cooperazione e assicurare allo stesso tempo importanti quote di flussi legali, a patto di ottenere in cambio il rimpatrio immediato degli illegali e la lotta ai trafficanti.