ROMA — Gli ultimi sondaggi, targati Swg, sono stati letti con soddisfazione da Matteo Salvini. La Lega non cresce moltissimo, ma cresce. E soprattutto valica la soglia psicologica del 10 per cento. La premessa di una risalita, per il segretario, che attribuisce il fenomeno a una cosa sola: la linea dura voluta contro i migranti irregolari che sbarcano nel nostro Paese. E il cambio di passo nel rapporto con Meloni: il Carroccio ha smesso di fare l’alleato silenzioso e consenziente ma è un compagno di viaggio pronto a marcare a ogni piè sospinto le differenze dal partito della premier. Anzi, determinato a “cannibalizzare” FdI in vista delle Europee.
Partendo dal fianco debole delle politiche sugli sbarchi: “Il primo banco di prova che Meloni ha finora fallito, non possiamo non sottolinearlo”, dice un dirigente del Carroccio. Anche perché, Salvini ne è convinto, è proprio su questo tema che si possono recuperare maggiori consensi, parlando direttamente a un elettorato di destra che ce l’…
ROMA — Gli ultimi sondaggi, targati Swg, sono stati letti con soddisfazione da Matteo Salvini. La Lega non cresce moltissimo, ma cresce. E soprattutto valica la soglia psicologica del 10 per cento. La premessa di una risalita, per il segretario, che attribuisce il fenomeno a una cosa sola: la linea dura voluta contro i migranti irregolari che sbarcano nel nostro Paese. E il cambio di passo nel rapporto con Meloni: il Carroccio ha smesso di fare l’alleato silenzioso e consenziente ma è un compagno di viaggio pronto a marcare a ogni piè sospinto le differenze dal partito della premier. Anzi, determinato a “cannibalizzare” FdI in vista delle Europee.
Partendo dal fianco debole delle politiche sugli sbarchi: “Il primo banco di prova che Meloni ha finora fallito, non possiamo non sottolinearlo”, dice un dirigente del Carroccio. Anche perché, Salvini ne è convinto, è proprio su questo tema che si possono recuperare maggiori consensi, parlando direttamente a un elettorato di destra che ce l’avrebbe con la presidente del Consiglio perché troppo “moderata”.
Sotto questo punto di vista, la sfida che prende corpo ogni giorno di più, all’orizzonte, è quella del maxi-raduno di Identità e democrazia, il gruppo europeo di cui fanno parte il Rassemblement national di Marine Le Pen e l’ultradestra tedesca di Alternative fur Deutschland (oltre ovviamente alla stessa Lega).
I dirigenti del partito di via Bellerio hanno annunciato l’evento a Pontida ma non hanno ancora fornito dettagli su data e luogo: si terrà probabilmente a dicembre, non a Roma ma nel Nord Italia. È una manifestazione che potrebbe far deflagrare le tensioni che già sono emerse con forza nella maggioranza. Il vicesegretario Andrea Crippa ha invitato apertamente a partecipare all’iniziativa tutte le forze che a Bruxelles non vogliono governare con i socialisti. Invito irricevibile, perché Meloni ha già fatto sapere di non voler parlare di alleanze fino al giorno del voto. E, per sottolineare sin d’ora le distanze, fonti dei Conservatori, il partito europeo di Meloni, rimarcano che si sta lavorando su un calendario di iniziative proprio, differente da quello della Lega e di Id.
Quanto a Forza Italia, l’altro alleato del Carroccio in Italia, fa parte del Ppe che tuttora governa con i socialisti e il segretario Antonio Tajani ha rimarcato più di una volta l’incompatibilità con Le Pen. Crippa non rinuncia a stuzzicare gli alleati: “Credo che tutti dovrebbero ricordarsi dell’esempio di Berlusconi, che in Italia ha saputo amalgamare nel centrodestra forze politiche di tradizione diversa come alternativa alla sinistra. Stiamo facendo lo stesso”.
L’innalzamento della tensione, nel frattempo, è palpabile. Salvini sa di poter erodere altri consensi e continua nella sua strategia di logoramento. Facendo indispettire Meloni. La premier ha confidato a chi le sta vicino l’insofferenza per un alleato conciliante negli incontri diretti ma che ogni giorno mette in difficoltà il governo attraverso le dichiarazioni dei suoi fedelissimi. In ordine di tempo, l’ultimo affondo che ha creato difficoltà a Palazzo Chigi è dello stesso Crippa, che ha paragonato l’atteggiamento attuale del governo tedesco sulle Ong con quello di Hitler: “Ottant’anni fa il governo tedesco decise di invadere gli Stati con l’esercito ma gli andò male, ora finanziano l’invasione dei clandestini per destabilizzare i governi che non piacciono ai socialdemocratici”.
Una dichiarazione che non agevola certo i rapporti già tesi con Berlino e che arriva al termine di una raffica di dichiarazioni critiche non solo sulle politiche dell’immigrazione. Un fuoco di fila cominciato già prima dell’estate, con le affermazioni del capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, che prima ha denunciato i ritardi nella nomina del commissario per la ricostruzione in Romagna, poi ha indebolito il fronte a difesa del ministro del Turismo Daniela Santanchè.
La storia di questi giorni è fatta di continue punzecchiature, che hanno visto protagonista anche un esponente storico degli ex lumbard come Roberto Calderoli. Mentre lo stesso Salvini si è messo ad alzare il livello delle rivendicazioni, fra pace fiscale e mini-condono edilizio. Il segretario si è affrettato ieri a smentire di puntare al rimpasto (“Stessa squadra per 5 anni”) ma il suo atteggiamento, dalle parti di Chigi, comincia a ricordare quello che teneva durante il Conte I.
C’è una manovra da affrontare, in questo clima, un’azione di governo da condurre in una campagna elettorale già accesa e persino con l’ombra di un complotto da parte dell’Ue e dei suoi principali partner. Circostanze che rendono più densi i timori di Meloni che Alessandro Sallusti, autore del libro con la premier, ha reso espliciti: “Se riesco ad arrivare viva alle Europee, poi è fatta”. Ma mancano ancora nove mesi.