Inserire in Costituzione l’appartenenza dell’Italia alla Ue: la proposta Pd in memoria di Napolitano
di Giovanna CasadioROMA - Giorgio Napolitano ne sarebbe stato contento. Non è un caso che il Pd abbia deciso di lanciare una sfida concreta sull’Europa al governo sovranista, all’indomani dell’addio al presidente emerito. In suo nome e per la sua lezione, oggi presenta una proposta di legge che, con una frasetta aggiunta all’articolo 11 della Costituzione, introduce nella Carta l’appartenenza dell’Italia all’Unione europea.
L’articolo 11, quello per intenderci in cui si parla dell’Italia che ripudia la guerra come strumento di offesa, è riscritto nella seconda parte così: “…consente in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie per la sua partecipazione all’Unione europea…”. Fa seguito alle parole del commissario europeo Paolo Gentiloni, che nella commemorazione di Napolitano ieri alla Camera ha detto: “La Ue è stata per Napolitano la via maestra e cercheremo di seguirla sempre”. Ecco un atto concreto.
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ROMA - Giorgio Napolitano ne sarebbe stato contento. Non è un caso che il Pd abbia deciso di lanciare una sfida concreta sull’Europa al governo sovranista, all’indomani dell’addio al presidente emerito. In suo nome e per la sua lezione, oggi presenta una proposta di legge che, con una frasetta aggiunta all’articolo 11 della Costituzione, introduce nella Carta l’appartenenza dell’Italia all’Unione europea.
L’articolo 11, quello per intenderci in cui si parla dell’Italia che ripudia la guerra come strumento di offesa, è riscritto nella seconda parte così: “…consente in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie per la sua partecipazione all’Unione europea…”. Fa seguito alle parole del commissario europeo Paolo Gentiloni, che nella commemorazione di Napolitano ieri alla Camera ha detto: “La Ue è stata per Napolitano la via maestra e cercheremo di seguirla sempre”. Ecco un atto concreto.
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Finora l’unico riferimento in Costituzione all’Europa è in un passaggio del Titolo V, rivisto nel 2001. Poi di Unione europea, di cui l’Italia è Paese fondatore, non si parla nella Carta. Neppure ce ne sarebbe bisogno, tanto chiaro è l’europeismo italiano. Ma nell’epoca della destra di Giorgia Meloni e del feeling con Vox, di quello di Matteo Salvini con Marine Le Pen, dopo mesi di bordate anti europeiste e di ambiguità, meglio chiarire il campo di gioco. La legge ha un solo articolo. L’ha preparata Piero De Luca e l’hanno sottoscritta tra gli altri la capogruppo dem Chiara Braga, Debora Serracchiani, Enzo Amendola, Piero Fassino, Simona Bonafè, Nicola Carè, Peppe Provenzano. Ma soprattutto a dare il suo imprimatur è la segretaria Elly Schlein, archiviando in nome della battaglia europeista ogni tensione con i De Luca, più con il padre Vincenzo per la verità, che con il figlio Piero. Oggi sarà in conferenza stampa per presentare la proposta.
E quindi, spiega Piero De Luca: “Proviamo anche a stanare Meloni affinché esca dall’ambiguità. Il governo chiarisca la sua linea e se i problemi si affrontano nel rispetto delle regole europee o è più attratto da Orban, da Vox e da Le Pen. Sui migranti ad esempio, chiedono maggiore solidarietà europea o puntano alla guerra alle Ong, ai muri, ai blocchi navali?”.
Nella proposta di legge si ricorda che l’articolo 11 della Carta costituisce l’unico “ancoraggio costituzionale”, ma indiretto, della partecipazione dell’Italia all’Unione europea. Viene spiegato dal Pd che si tratta di rendere “palese, diretto e immediato il riferimento della partecipazione del nostro Paese all’ordinamento della Ue”. Non è un passaggio facile, nel senso che si porta dietro risvolti di tipo giuridico, già in parte affrontati in diverse sentenze sul rapporto tra ordinamento nazionale e europeo.
Però è questo il momento di battere un colpo, perché “l’Unione europea è stata investita negli ultimi anni da una crisi profonda, come testimonia la vicenda della Brexit e il riemergere sulla scena continentale di nuovi sovranismi e nazionalismi”. Tuttavia l’integrazione europea è la sfida politica, ideale e culturale da rilanciare. Scrivono i Dem nella relazione che accompagna il progetto costituzionale: “L’Europa rappresenta oggi il mercato unico più grande del mondo, la principale potenza commerciale internazionale e il primo donatore di aiuti umanitari e allo sviluppo. La sua moneta, l’euro, è la seconda valuta più utilizzata nell’economia globale. Ma non solo. L’Europa rappresenta il più vasto territorio guidato da democrazia, valori, libertà e princìpi dello Stato di diritto ed ha vinto il Premio Nobel per la pace nel 2012”.
La guerra in Ucraina ora, l’epidemia del Covid prima, passando per le crisi finanziarie, hanno scosso l’Europa e richiedono una risposta. Per il Pd una cosa deve essere indiscussa: “L’Italia continuerà a essere sempre più il pilastro fondante dell’Europa. L’Europa è e continuerà ad essere sempre più la nostra casa comune. Sostenere e difendere l’Europa vuol dire sostenere l’Italia, difendere il suo futuro, quello delle sue comunità, dei suoi giovani, delle sue famiglie, dei suoi lavoratori e delle sue imprese. L’Europa non è la causa delle difficoltà che affliggono gli Stati membri, ma è l’unica possibile soluzione a queste”. A pochi mesi dalle elezioni europee, la destra di Meloni quale risposta dà?