Salvini lancia il tour da ministro-leader. “L’Italia del sì”, a dispetto dei no di Meloni (come nel 2018 contro Conte)
Emanuele LauriaIl tour parte dal Nord: lunedì 2 a Trento e il 9 ottobre a Bolzano. Ma si estenderà poi nel profondo Sud, con tappa obbligata sullo Stretto, per illustrare il progetto del Ponte. Matteo Salvini farà campagna lungo tutto le stivale, per presentare “le opere e i progetti in campo da qui ai prossimi anni in Italia”.
Il programma, spiegano fonti vicine al segretario, è di andare prima di giugno in tutte le regioni del Paese. Ma non solo: il leader della Lega farà pure qualche puntata all’estero. Un sontuoso viaggio elettorale in abito ministeriale, un modo per cercare voti (e sottrarne agli alleati di coalizione) utilizzando il ruolo di governo, quello di titolare del Mit.
Eccola, la nuova strategia del leader della Lega in vista delle elezioni europee: una nuova sfida lanciata alla premier Giorgia Meloni dall’interno, la premessa di una competizione che continua. Emblematico il nome della campagna: “L’Italia dei sì”. Un refrain presente negli interventi di Salvini ma è facile notare l’as…
Il tour parte dal Nord: lunedì 2 a Trento e il 9 ottobre a Bolzano. Ma si estenderà poi nel profondo Sud, con tappa obbligata sullo Stretto, per illustrare il progetto del Ponte. Matteo Salvini farà campagna lungo tutto le stivale, per presentare “le opere e i progetti in campo da qui ai prossimi anni in Italia”.
Il programma, spiegano fonti vicine al segretario, è di andare prima di giugno in tutte le regioni del Paese. Ma non solo: il leader della Lega farà pure qualche puntata all’estero. Un sontuoso viaggio elettorale in abito ministeriale, un modo per cercare voti (e sottrarne agli alleati di coalizione) utilizzando il ruolo di governo, quello di titolare del Mit.
Eccola, la nuova strategia del leader della Lega in vista delle elezioni europee: una nuova sfida lanciata alla premier Giorgia Meloni dall’interno, la premessa di una competizione che continua. Emblematico il nome della campagna: “L’Italia dei sì”. Un refrain presente negli interventi di Salvini ma è facile notare l’assonanza con il nome della campagna con cui nel 2019 l’ex Capitano terremotò il governo Conte: basti pensare che, nell’estate del Papeete, quella in cui annunciò la disgraziata richiesta dei pieni poteri, i comizi di Salvini avvenivano davanti a un maxi-schermo con la scritta: “Con i sì l’Italia riparte”.
Ce n’è a sufficienza perché i maligni vedano oscuri presagi di rottura. Ora, tutti in casa Lega sono pronti a scommettere che non si arriverà a un break-down. Vale, per tutti, la metafora dell’ex sottosegretario Stefano Candiani: “Ma no, dove andiamo, nel 2019 c’era una possibile alternativa e c’era l’insofferenza per i 5Stelle. Qui siamo e restiamo in un governo di centrodestra. Magari dobbiamo abituarci alla sindrome di Sandra e Raimondo: Meloni e Salvini brontolano ma non si lasciano”.
Sarà. Di certo, il protagonismo del segretario leghista indispettisce non poco la presidente del Consiglio: e un altro evento che in queste ore fa crescere le fibrillazioni interne alla maggioranza, in vista delle Europee, è la convention di Id, il gruppo dell’ultradestra di cui a Bruxelles fanno parte Lega, Rassemblement national di Marine Le Pen e i tedeschi di Afd. Con annessa sfida agli alleati: “L’invito è esteso a tutti coloro che non vogliono un governo socialista in Europa”.
Fonti dei Conservatori, il partito europeo di Meloni, hanno già espresso freddezza: “Noi stiamo preparando le nostre iniziative”. Mentre il vicepremier Antonio Tajani, segretario di Forza Italia, ieri alla Camera ha troncato di netto ogni esitazione: “La Lega è libera, io partecipo solo alle manifestazioni del Ppe”. Quale sia il sentiment, dentro la maggioranza, è palesato anche dagli impacci che il Carroccio, con alcuni fedelissimi di Salvini, sta provocando al governo. Infierendo specialmente sul tema migranti, fianco debole della premier.
Martedì il vicesegretario della Lega Andrea Crippa, aveva paragonato indirettamente il cancelliere Scholz a Hitler: “Ottant’anni fa il governo tedesco decise di invadere gli stati con l’esercito ma gli andò male, ora finanziano l’invasione dei clandestini per destabilizzare i governi che non piacciono ai social-democratici”. Silenzio imbarazzato di Chigi e risposta piccata dello stesso Tajani: “Crippa non è un membro del governo, quindi non è quella la posizione del governo”. E’ fra queste scintille che parte il tour per cantieri (aperti o meno) di Matteo Salvini.