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Migranti, Meloni ora chiede aiuto all’Europa del Sud. Un piano in 4 punti

(ansa)
L’appello in una missiva ai leader dei paesi del Med9. Scompare dal progetto la missione navale
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“Non si può immaginare di realizzare soluzioni dall’oggi al domani, ma dobbiamo lavorare senza sosta per ottenere progressi operativi al più presto”. È questa l’amara premessa con cui Giorgia Meloni si rivolge ai governi dei Paesi mediterranei del Med9, con una lettera spedita martedì sera e di cui Repubblica può riferire il contenuto circolato nelle cancellerie. È il grido d’allarme, l’ennesimo, con cui il governo italiano prova a reagire alla crisi migratoria. E lo fa tentando di raccogliere consenso attorno ad alcuni dei principi del piano per l’Africa annunciato a Lampedusa da Ursula von der Leyen.

L’obiettivo politico di Palazzo Chigi è quello di far firmare ai nove leader del quadrante Sud un nuovo documento – un mini piano Ursula, con soltanto alcuni dei punti elencati dalla Presidente della Commissione, senza ancora nulla di operativo – da sottoporre poi ai Ventisette che si ritroveranno il 6 ottobre a Granada e il 26-27 dello stesso mese a Bruxelles. E dove, tra l’altro,…

“Non si può immaginare di realizzare soluzioni dall’oggi al domani, ma dobbiamo lavorare senza sosta per ottenere progressi operativi al più presto”. È questa l’amara premessa con cui Giorgia Meloni si rivolge ai governi dei Paesi mediterranei del Med9, con una lettera spedita martedì sera e di cui Repubblica può riferire il contenuto circolato nelle cancellerie. È il grido d’allarme, l’ennesimo, con cui il governo italiano prova a reagire alla crisi migratoria. E lo fa tentando di raccogliere consenso attorno ad alcuni dei principi del piano per l’Africa annunciato a Lampedusa da Ursula von der Leyen.

L’obiettivo politico di Palazzo Chigi è quello di far firmare ai nove leader del quadrante Sud un nuovo documento – un mini piano Ursula, con soltanto alcuni dei punti elencati dalla Presidente della Commissione, senza ancora nulla di operativo – da sottoporre poi ai Ventisette che si ritroveranno il 6 ottobre a Granada e il 26-27 dello stesso mese a Bruxelles. E dove, tra l’altro, il progetto mediterraneo potrebbe restringersi ancora.

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Nel documento a cui lavora Roma in vista del summit della Valletta, ad esempio, non dovrebbe trovare posto la missione navale congiunta, la Sophia 2 ipotizzata un paio di settimane fa dalla premier. E non si fa cenno al celebre Piano Mattei, mai chiarito nei dettagli (“Non sappiamo cosa c’è dentro, è uno dei più grandi misteri italiani”, ironizzava solo ieri il dem Peppe Provenzano). La lettera di Meloni contiene invece l’invito a prendere atto dell’urgenza del momento. E si rivolge ai Med9, per lo più a guida socialista o liberale, pronti ad ascoltare Meloni assai più dei suoi alleati sovranisti dell’Europa dell’Est.

“Cari colleghi, la nostra prossima riunione nel formato Med9 sarà molto importante e tempestiva…”, è l’esordio della missiva. “L’intensificarsi dei flussi migratori di massa rende essenziale accelerare la strategia multidimensionale stabilita nel Consiglio europeo del febbraio 2023”, prosegue il testo. Come? Identificando “soluzioni strutturali”, ad esempio “partenariati virtuosi con i Paesi di origine e transito”, oltre all’”impegno per combattere gli odiosi traffici di esseri umani”. Il tutto, “nel quadro di una collaborazione rafforzata con l’Onu e l’Oim”.

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Operazioni complesse e di lunga scadenza. Che richiedono, come ha ricordato l’altro ieri Emmanuel Macron a Meloni, molta pazienza. La stessa necessaria per il Piano per le migrazioni e asilo, su cui ieri anche il Cancelliere tedesco Olaf Scholz ha garantito il via libera, nonostante le resistenze interne. E per il patto siglato dalla Commissione con il tunisino Saied, che la presidente del Consiglio sa di non poter certo considerare blindato, tanto da dover scrivere: “A Malta dovremo dare un chiaro segnale di sostegno per una rapida applicazione del memorandum d’intesa tra l’Ue e la Tunisia”.

Quali sono, allora, le misure su cui i Nove potrebbero concordare? Quattro, riferiscono. E nessuna operativa in tempi brevi. La prima: partenariati europei con i Paesi di origine. La seconda: rafforzamento dei controlli in mare (senza però citare una missione navale congiunta). La terza, che anticipa alcune decisioni del Piano per l’immigrazione e asilo: hotspot nelle aree di sbarco - dunque soprattutto in Italia - in cui effettuare uno screening (sostenuto dall’agenzia europea per l’asilo e Frontex) per smistare i migranti. Chi ha lo status di rifugiato verrebbe redistribuito tra i Paesi dell’Unione, secondo un meccanismo volontario. Gli altri verrebbero rimpatriati. Infine la quarta: collaborazione tra Paesi Ue per fornire addestratori e mezzi alla Tunisia e, forse, alla Libia.

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