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Braccio di ferro con Tunisi, il Memorandum è congelato. Il rischio di un patto Saied-Putin

Matteo Piantedosi

 (ansa)

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Al Consiglio dei ministri Ue degli Interni si sbloccherà l’intesa sul nuovo Patto per l’Asilo e i Migranti, rimane congelato il Memorandum con la Tunisia
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BRUXELLES - Un passo in avanti e due indietro. Sull’emergenza migranti l’Unione europea è ancora divisa. E l’Italia non riesce ad ottenere una linea retta da parte degli alleati.

Se oggi, infatti, al Consiglio dei ministri Ue degli Interni si sbloccherà l’intesa sul nuovo Patto per l’Asilo e i Migranti, rimane congelato di fatto il Memorandum con la Tunisia. Ossia l’accordo centrale per il nostro Paese considerando che la maggioranza degli sbarchi clandestini nel 2023 provenivano proprio dal “dirimpettaio” africano.

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Sul primo punto, comunque, è arrivato il via libera della Germania che nelle scorse settimane aveva dato l’altolà. Si tratta, in realtà, del testo che era già stato approvato dal Consiglio europeo di giugno scorso e su cui Berlino, insieme ad Olanda Austria e Ungheria, ha successivamente espresso diverse perplessità. E che ora rischia di e…

BRUXELLES - Un passo in avanti e due indietro. Sull’emergenza migranti l’Unione europea è ancora divisa. E l’Italia non riesce ad ottenere una linea retta da parte degli alleati.

Se oggi, infatti, al Consiglio dei ministri Ue degli Interni si sbloccherà l’intesa sul nuovo Patto per l’Asilo e i Migranti, rimane congelato di fatto il Memorandum con la Tunisia. Ossia l’accordo centrale per il nostro Paese considerando che la maggioranza degli sbarchi clandestini nel 2023 provenivano proprio dal “dirimpettaio” africano.

Migranti, incontro Meloni-Macron: i due leader insieme a piedi verso Palazzo Chigi

Sul primo punto, comunque, è arrivato il via libera della Germania che nelle scorse settimane aveva dato l’altolà. Si tratta, in realtà, del testo che era già stato approvato dal Consiglio europeo di giugno scorso e su cui Berlino, insieme ad Olanda Austria e Ungheria, ha successivamente espresso diverse perplessità. E che ora rischia di essere ulteriormente ridimensionato. A cominciare dall’attività congiunta di “controllo e identificazione” degli extracomunitari. Su questo aspetto si sono aperti due fronti: il primo riguarda i casi in cui la migrazione viene utilizzata come arma ibrida da Paesi ostili. È successo di recente in Polonia con la Bielorussia che lasciava passare i migranti illegali. Il secondo concerne il potere riservato alla Commissione di dichiarare l’emergenza migratoria e quindi di rendere obbligatori i ricollocamenti (in alternativa chi non si assume l’onere dell’ospitalità deve pagare 20 mila euro per ogni migrante non ospitato). Il testo finale, dunque, dovrebbe essere modificato in questi due punti per assegnare al Consiglio - e quindi ai governi nazionali - la facoltà di dichiarare l’emergenza (questa misura ridurrebbe di molto l’impatto della riforma) e per fornire strumenti per negare i visti in caso di “strumentalizzazione” della migrazione. Questo pacchetto potrebbe però trovare la contrarietà del Parlamento Ue. Senza contare che gli Stati sovranisti, come l’Ungheria, hanno già dichiarato che comunque non approveranno il nuovo patto. Minaccia che potrebbe ripercuotersi alla prossima riunione del Coreper (il Comitato che riunisce i 27 ambasciatori). I ministri infatti oggi accenderanno solo un disco verde politico.

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Ma soprattutto oggi non si farà alcun passo avanti sul Memorandum con la Tunisia. Diversi partner avevano criticato l’accordo siglato da Ursula von der Leyen alla presenza di Giorgia Meloni. E non sono state ancora superate. La questione legata ai fondi previsti nel Memorandum sta ancora irritando i cosiddetti “frugali”. Sta di fatto che oggi per quell’accordo si registrerà un ennesimo nulla di fatto. “Continuerà il dialogo - ha spiegato una fonte della presidenza di turno della Ue gestita in questo semestre dalla Spagna - su quello che ci piace ma anche su quello che non ci piace e su come debba essere attuato”.

Resta il fatto che l’accordo considerato fondamentale per frenare gli arrivi dall’Africa non è uscito dal congelatore. Anzi, le stesse autorità tunisine stanno decisamente frenando e il viaggio compiuto l’altro ieri dal ministro degli Esteri di Saied a Mosca è il segno più chiaro di quanto siano distanti le posizioni tra Tunisi e Bruxelles.

Nello stesso tempo il governo Meloni deve incassare un altro no: quello sulla ipotizzata missione navale. Anche di questo non si parlerà oggi al vertice dei ministri degli Interni. L’ipotesi di una nuova operazione “Sophia” sta lentamente tramontando dietro le divisioni nell’Ue.

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