Ponte sullo Stretto, tutte le promesse di Salvini mentre il carrozzone della Spa continua a mangiare soldi
di Antonio Fraschilla“La manovra che faremo in autunno sarà quella che stanzierà i soldi per il Ponte”: parola di Matteo Salvini, che il 22 luglio scorso rispondeva così a chi gli poneva “dubbi” sulla promessa che questa volta il Ponte sullo Stretto sarebbe stato realizzato davvero. E che i soldi, veri, andavano trovati in manovra e non altrove lo ha messo nero su bianco anche la società Stretto di Messina nel bilancio approvato lo scorso 6 giugno dagli azionisti: “E’ stato quindi rilevato che ad oggi non esistono coperture finanziarie disponibili a legislazione vigente e che, pertanto, queste dovranno essere individuate in sede di definizione del disegno di legge di bilancio 2024”.
Ma ieri il castello di carta di promesse da campagna elettorale del ministro Salvini è rovinato a terra. Come confermato, indirettamente, anche dal ministro leghista dell’economia Giancarlo Giorgetti a margine del Cdm: “Nel 2024 ci sarà un primo stanziamento nel fondo opere infrastrutturali”, ha detto. Tradotto: in manovra di …
“La manovra che faremo in autunno sarà quella che stanzierà i soldi per il Ponte”: parola di Matteo Salvini, che il 22 luglio scorso rispondeva così a chi gli poneva “dubbi” sulla promessa che questa volta il Ponte sullo Stretto sarebbe stato realizzato davvero. E che i soldi, veri, andavano trovati in manovra e non altrove lo ha messo nero su bianco anche la società Stretto di Messina nel bilancio approvato lo scorso 6 giugno dagli azionisti: “E’ stato quindi rilevato che ad oggi non esistono coperture finanziarie disponibili a legislazione vigente e che, pertanto, queste dovranno essere individuate in sede di definizione del disegno di legge di bilancio 2024”.
Ma ieri il castello di carta di promesse da campagna elettorale del ministro Salvini è rovinato a terra. Come confermato, indirettamente, anche dal ministro leghista dell’economia Giancarlo Giorgetti a margine del Cdm: “Nel 2024 ci sarà un primo stanziamento nel fondo opere infrastrutturali”, ha detto. Tradotto: in manovra di bilancio nulla. Ma è lì che va trovata la copertura finanziaria pari a 15 miliardi di euro.
Eppure mercoledì Salvini rilanciava: “Entro l’estate partono i cantieri”. Altro che cantieri: “Al momento non c’è un progetto definitivo, forse lo avremo nel 2024”, ha detto il capogruppo di FdI Tommaso Foti. Di sicuro però di soldi per il Ponte che non c’è se ne spenderanno ancora, dopo i 600 milioni già gettati al vento negli ultimi venti anni: soldi per pagare cda, dipendenti e consulenti del carrozzone Stretto di Messina spa appena rimesso in piedi. Un carrozzone che lo scorso anno è costato migliaia di euro, come vedremo, per l’eterna liquidazione poi revocata da Salvini e dal governo Meloni. E che adesso costerà altri milioni di euro per assumere 100 dipendenti in distacco da Anas ed Rfi, 12 superconsulenti, e ingegneri che portano guadagnare più di 240 mila euro all’anno.
Il frasario di Salvini
Da più di un anno, per la precisione dalla scorsa campagna elettorale, il mantra di Salvini è stato: “Farò il Ponte sullo Stretto”. Lo slogan lo ha lanciato la prima volta il 30 agosto 2022 da Siracusa, dove era andato per la campagna elettorale della candidata alla Camera nell’uninominale Stefania Prestigiacomo. Salvini annunciò trionfante: “Faremo il Ponte sullo Stretto, poseremo la prima pietra”. Pochi giorni dopo, questa volta a sostegno del candidato governatore Renato Schifani, a Palermo aggiungeva: “Siccome quando prendo un impegno lo porto fino in fondo, il Ponte sarà realtà”. Vinte le elezioni, il 9 novembre, annuncia un decreto per replicare il modello Morandi (con autorizzazioni veloci): “Vediamo se dopo 54 anni di ritardi, chiacchiere e mancate promesse riusciamo ad avviare il progetto. Sbloccare i tanti cantieri fermi può creare subito almeno 100mila posti di lavoro”.
Non arriva il decreto “Morandi” per il Ponte, ma un ben più concreto decreto che rimette in vita la società Stretto di Messina, in liquidazione da undici anni: “Nel 2032 il Ponte sarà transitabile”, dice a maggio dopo il varo in Cdm del decreto in questione, che non solo rimette in vita la spa carrozzone già costata dalla sua nascita 600 milioni tra stipendi e gare di progettazione; ma rimette in vita anche i contratti, che erano stati dichiarati caducati, con il consorzio di imprese che in epoca berlusconiana aveva vinta la gara di progettazione per il Ponte: la Eurolink che ha come maggiore azionista Pietro Salini attraverso la Webuild. Un bel favore, per un consorzio che aveva avviato una causa da 700 milioni di risarcimenti con la Stretto di Messina: causa persa in primo grado, mentre è in corso l’appello. E i soldi? Assicurava Salvini il 22 maggio: “Le risorse per il Ponte sullo Stretto ci sono”. Si, ma dove? Nel frattempo in sede di conversione del decreto in Parlamento un emendamento della Lega fissava, in maniera arbitraria e con parametri scelti in modo “politico”, che l’opera adesso costerà circa 15 miliardi di euro: 4 miliardi in più del primo progetto della Eurolink, un bell’aumento.
Va bene, ma soldi dove si prendono? Lo scorso 22 luglio Salvini, a margine dell’evento “l’Italia dei sì”, annunciava: “La manovra del prossimo autunno sarà quella che stanzierà alle cifre più importanti. Le regioni saranno chiamate a dare il loro contributo, non si sa ancora quanti soldi hanno e conto che lo sappiano al più presto. Quindi i primi miliardi veri saranno in legge di bilancio". Il resto è storia recente, anzi recentissima: nessun euro sarà messo in manovra di bilancio semplicemente perché non ci sono soldi, ma anche perché non c’è un progetto definitivo approvato né dalla Stretto di Messina ma soprattutto dallo Stato per le autorizzazioni ambientali del caso.
Ma Salvini ancora oggi insiste: "Troveremo entro il 2023 la copertura per la spesa del Ponte che non supererà i 12 miliardi di euro. Ho invitato personalmente la commissaria europea ai Trasporti Adina Ioana V?lean all'apertura dei cantieri nell'estate 2024". E ancora: "La legge istitutiva del ponte risale al 1971. L'obiettivo è che il 52esimo compleanno coincida con la copertura dell'intero costo".
Il contatore del Ponte mangia soldi gira ancora
Di certo c’è che invece per il Ponte di soldi se ne spenderanno ancora, e se ne se sono spesi anche nei mesi scorsi. Il decreto Salvini prevede un cda, nominato l’ex ad Anas Piero Ciucci come presidente: composto da cinque consiglieri con compenso al momento fissato in 25 mila euro all’anno ciascuno. Tra questi ci sono l’avvocato Francesco Saccomanno, già commissario della Lega in Calabria, la professoressa dell'Università di Catania Ida Nicotra, moglie del membro laico del Csm Felice Giuffrà, già consulente dell’ex governatore Nello Musumeci, oggi ministro FdI. E, ancora, Giuseppe Recchi, ex manager Eni, Telecom e Leonardo.
La nuova società potrà fare cento assunzioni e avviare consulenze. Il capitale al momento è in gran parte in carico all’Anas, che ha impegnato 313 milioni di euro: ma nel decreto è previsto che il ministero dell’Economia acquisti queste azioni e diventi lui il socio di maggioranza. Altri soldi, insomma, per la spa. Ma senza che ci sia una copertura vera per finanziare l’opera. E nemmeno un progetto esecutivo, chiaramente.
In realtà la società Stretto di Messina non ha mai smesso di costare, come si può vedere dall’ultimo bilancio appena approvato. La liquidazione nel 2022 è costata oltre 300 mila euro. Per cosa? 100 mila euro per il liquidatore scelto undici anni fa, Vincenzo Fortunato. Altri 134 mila euro per “costi del personale distaccato presso la società per la gestione delle operazioni liquidatorie; 25 mila euro per “spese per attività di difesa e patrocinio legale (55 mala euro nel 2021); 33 mila euro per altre consulenze; 16 mila euro per il collegio sindacale: e 45 mila euro per costi vari”.
Cifre che adesso, con la ripresa della società, cresceranno: solo per i 100 dipendenti in distacco da Anas ed Rfi si stima un costo tra i 10 e i 14 milioni di euro, più tutto il resto.