Devi scegliere, si espone a un certo punto del faccia a faccia Emmanuel Macron. Siamo a Palazzo Chigi, martedì mattina, subito dopo il funerale laico di Giorgio Napolitano. Devi scegliere, insiste il presidente francese. Mostra a Giorgia Meloni il bivio politico delle prossime settimane, che è ormai dilemma esistenziale: puoi decidere di garantire i voti per un bis di Ursula von der Leyen e incidere su ogni scelta della futura Commissione, oppure schierarti con il fronte del no di Matteo Salvini e Marine Le Pen, ostile a una nuova “maggioranza Ursula”. La premier, che non si aspettava un ragionamento così diretto, prende tempo con il collega. Indecisa, come lo è da tempo. Tormentata, perché incerta sui costi e i benefici di uno snodo comunque vitale.
Incerta, ma forse anche un po’ sorpresa. Perché Macron, tracciando le prossime tappe di politica interna e internazionale, salta i convenevoli e va dritto al punto. Ricorda a Meloni, a quanto riferiscono fonti a conoscenza dei conten…
Devi scegliere, si espone a un certo punto del faccia a faccia Emmanuel Macron. Siamo a Palazzo Chigi, martedì mattina, subito dopo il funerale laico di Giorgio Napolitano. Devi scegliere, insiste il presidente francese. Mostra a Giorgia Meloni il bivio politico delle prossime settimane, che è ormai dilemma esistenziale: puoi decidere di garantire i voti per un bis di Ursula von der Leyen e incidere su ogni scelta della futura Commissione, oppure schierarti con il fronte del no di Matteo Salvini e Marine Le Pen, ostile a una nuova “maggioranza Ursula”. La premier, che non si aspettava un ragionamento così diretto, prende tempo con il collega. Indecisa, come lo è da tempo. Tormentata, perché incerta sui costi e i benefici di uno snodo comunque vitale.
Incerta, ma forse anche un po’ sorpresa. Perché Macron, tracciando le prossime tappe di politica interna e internazionale, salta i convenevoli e va dritto al punto. Ricorda a Meloni, a quanto riferiscono fonti a conoscenza dei contenuti del colloquio, che la strada di una maggioranza tutta a destra, frutto di un patto tra Conservatori e Popolari, non esiste: mancano i margini politici e mancano soprattutto i numeri. Esiste però la concreta possibilità che Von der Leyen debba attendere l’esito della conta sul suo nome con il pallottoliere in mano. E che debba anche cercare di blindare il bis attraverso intese con i leader dei Paesi membri che sulla carta non dovrebbero sostenerla. Meloni, in questo senso, permetterebbe alla presidente uscente di evitare sorprese. Un po’ come andò nel 2019, quanto i cinquestelle dell’allora premier Giuseppe Conte risultarono decisivi. Ecco, i 27-28 seggi su cui la premier italiana spera di poter contare dopo le Europee potrebbero diventare utili, forse addirittura utilissimi alla causa.
Ecco perché devi scegliere, è il senso della proposta di Macron. Il ritorno politico sarebbe immediato: partecipare al gioco che conta, incidere sugli equilibri della nuova Commissione, orientare fin d’ora il dibattito a Bruxelles sulla riforma del Patto di stabilità e la partita dei migranti, strappare concessioni da rivendere in campagna elettorale. A garantire con la Germania, ancora ieri protagonista di un durissimo scontro con il governo italiano sulle Ong, ci penserebbe Parigi, forte del legame indistruttibile con Berlino. Per farlo, però, Meloni deve abbandonare Salvini. In che senso? Dimenticando gli slogan antieuropei, cancellando pretese impossibili, come ad esempio quella di posticipare ancora la ratifica del Mes. Trattando seriamente e senza fretta sul dossier dei migranti. E deve garantire ragionevolezza pure nella discussione sui nuovi parametri del Patto, oltreché rigore nelle scelte di bilancio dei prossimi mesi. Palazzo Chigi potrebbe rafforzare la decisione anche scegliendo di affidare un ruolo di responsabilità a Draghi, per “coprirsi” in Europa.
Macron incontrerà Meloni oggi a Malta, al vertice dei leader del Mediterraneo, e ci sarà occasione per un nuovo colloquio, cui prenderà parte anche Von der Leyen. Quella che il presidente francese tenta è, di fatto, la normalizzazione del melonismo. La stessa che l’Eliseo ha indicato alla vigilia dell’incontro a Palazzo Chigi, sostenendo che è la leader italiana ad aver cambiato posizione sui migranti. Un approccio non privo di ovvi risvolti politici a Parigi: portare al tavolo Meloni significa dimostrare che il sovranismo non paga. Vale per la leader di FdI, varrebbe in patria per Le Pen.
Ci sono evidenti vantaggi per Meloni, in questo possibile schema. E costi potenzialmente altissimi. L’ultima volta che un premier scelse Von der Leyen opponendosi a Salvini, finì con una crisi di governo e un terremoto politico: nacque il Conte bis. Il contesto e i numeri sono diversi, stavolta: l’operazione appare dunque ancora più rischiosa. È però anche vero che il leghista ha imposto da settimane una strategia chiara: bombardare Palazzo Chigi e la sua inquilina, erodere consenso a Fratelli d’Italia per ottenere un riequilibrio nell’esecutivo. Per una volta, i gruppi parlamentari del Carroccio sembrano in sintonia con il leader. Le sortite di Andrea Crippa, per dire, non sono casuali, ma suggerite dal capo. Ne seguiranno di nuove – affidate ad altri dirigenti – sull’eventuale ratifica del Mes. La radicalizzazione padana, insomma, non sembra gestibile. Meloni deve scegliere, le ripete non a caso Macron.
E però, anche schierarsi per il bis di Ursula significa giocarsi molto. Potrebbe indurre Salvini a rompere. Potrebbe obbligare Meloni a ricercare nuove maggioranze anche in Italia, con un’operazione spregiudicata che la leader non sembra neanche voler valutare. E poi, chi le assicura che questa normalizzazione non sia in realtà l’anticamera della fine? Che questa operazione di seduzione politica non rappresenti una trappola di Macron, che certo non la ama? Sono sospetti che rendono la decisione ancora più angosciante. E che a volte - sempre più spesso negli ultimi tempi - fanno accarezzare alla premier la tentazione di rompere tutto e ribaltare il tavolo. Su una cosa, comunque, il francese sembra avere ragione da vendere: per Meloni si avvicina il momento di scegliere. E difficilmente gli equilibri attuali reggeranno al logoramento dei prossimi mesi.