LA VALLETTA - A questo punto, tutto può essere rimesso in discussione. Anche il Patto per l’asilo e le migrazioni, che Giorgia Meloni decide di congelare — forse addirittura affossare — scegliendo lo scontro definitivo con Berlino. Non accetta il regime concesso alle ong su richiesta della Germania, “un passo indietro”. Informa di aver sentito il cancelliere tedesco Olaf Scholz. E promette una modifica alla bozza d’intesa, che assomiglia a una pietra tombale su ogni ipotesi di patto: “Se fanno così, allora noi proponiamo un altro emendamento in forza del quale il Paese responsabile dell’accoglienza dei migranti trasportati sulla nave di una ong è quello della bandiera della nave”. È la vecchia proposta, già bocciata e incompatibile con le regole europee, di trasportare in Germania chi viene salvato in mare e condotto sulle nostre coste. E va a braccetto con un messaggio ancora più brusco: “Senza risposte strutturali, le nazioni di primo approdo saranno travolte. Ma poi accadrà an…
LA VALLETTA - A questo punto, tutto può essere rimesso in discussione. Anche il Patto per l’asilo e le migrazioni, che Giorgia Meloni decide di congelare — forse addirittura affossare — scegliendo lo scontro definitivo con Berlino. Non accetta il regime concesso alle ong su richiesta della Germania, “un passo indietro”. Informa di aver sentito il cancelliere tedesco Olaf Scholz. E promette una modifica alla bozza d’intesa, che assomiglia a una pietra tombale su ogni ipotesi di patto: “Se fanno così, allora noi proponiamo un altro emendamento in forza del quale il Paese responsabile dell’accoglienza dei migranti trasportati sulla nave di una ong è quello della bandiera della nave”. È la vecchia proposta, già bocciata e incompatibile con le regole europee, di trasportare in Germania chi viene salvato in mare e condotto sulle nostre coste. E va a braccetto con un messaggio ancora più brusco: “Senza risposte strutturali, le nazioni di primo approdo saranno travolte. Ma poi accadrà anche a tutte le altre”. Frasi che vanno a sbattere col messaggio lanciato dal capo dello Stato Sergio Mattarella ieri da Castelporziano: “L’Italia si apra senza paure all’inclusione e costruisca una società dove tutti abbiano pari dignità”.
I toni di Meloni, invece, sono ruvidi, segno che un compromesso è ancora lontano. La premier condensa in una frase la sua esasperazione, sperando forse che la traduzione dei diplomatici sorvoli sulla discutibile versione originale del gioco di parole: “Non si può fare la solidarietà con i confini degli altri”. Politicamente, si tratta dello schiaffo deciso dopo lo scontro dell’altro ieri con Berlino. E dopo aver registrato la posizione espressa da un portavoce della Commissione: “L’obiettivo è salvate vite. E serve che le organizzazioni non governative coordinino le loro attività con le autorità statali”. Tra i pochi invece a schierarsi contro c’è, per paradosso, un tedesco come il leader del Ppe Manfred Weber: “Azioni unilaterali e non coordinate, come quelle delle navi delle ong, non avvicinano l’accordo sulla riforma dell’immigrazione”.
Il braccio di ferro tra Roma e Berlino monopolizza inevitabilmente anche il trilaterale tra Meloni, Ursula von der Leyen ed Emmanuel Macron. Si incontrano in un salone del palazzo del premier maltese. La presidente del Consiglio sfoga la frustrazione per un capitolo, quello migratorio, che la tormenta da settimane. Il messaggio consegnato agli interlocutori è chiaro e segnala la difficoltà del momento: trovate voi un modo per mediare con la Germania, il senso del ragionamento, perché l’alternativa è rimettere tutti gli altri dossier in discussione. Di certo, però, non sarà il Presidente francese a schierarsi contro le ong.
È una posizione negoziale, quella di Meloni. Con una debolezza inevitabile: paralizzare le trattative in sede europea — vale per i migranti, il Patto di stabilità, il Mes — tende a sfavorire soprattutto Roma. Nel frattempo, comunque, cerca di sfruttare l’incontro a Malta con gli altri otto partner mediterranei dell’EU-Med9 per coagulare un primo nucleo di consenso rispetto alle istanze italiane: i nove leader sottoscrivono una dichiarazione congiunta che richiama il piano per l’Africa presentato da von der Leyen. “Tutti dobbiamo dare solidarietà ai primi porti di approdo — concede Macron — Riguarda l’Italia, la Spagna e la Grecia”.
Nel testo sottoscritto alla Valletta si cita il “Processo di Roma”, la necessità di soluzioni rapide e concrete centrate soprattutto sulla dimensione esterna, la prospettiva di una cooperazione economica con i Paesi africani, la lotta all’immigrazione illegale e la necessità di rimpatriare chi non ha diritto a restare in Europa, l’urgenza di implementare il memorandum tra la Commissione e la Tunisia (“la prima tranche a Tunisi — si rallegra Meloni — sarà erogata la prossima settimana”). A certificare lo stallo del Patto sull’asilo e le migrazioni si registra invece l’invito a chiudere un accordo entro la metà del 2024.
La maggior parte dei punti elencati sta a cuore a Palazzo Chigi, anche se la messa in pratica di questi principi è tutta un’altra storia: si tratta infatti di opzioni che andranno discusse nel formato del Consiglio europeo a Ventisette (prima a Granada, il prossimo 6 ottobre, e poi a fine mese a Bruxelles). In quella sede, il clima sarà assai diverso di quello registrato a Malta: oltre alla Germania, i Paesi mediterranei dovranno fare i conti con i leader della destra sovranista dell’Est. Gli alleati, si fa per dire, di Meloni.