✕

Saluto fascista all’Oktoberfest, il tempestivo intervento dei tedeschi e l’incomprensibile lassismo italiano

Nella Bengodi dove troppo è permesso – tranne sbarcare dai barconi dei disperati – va ricordato che il saluto romano ha fatto capolino anche in Parlamento
3 minuti di lettura

Dunque immaginiamo se due turisti tedeschi 24enni venissero a una qualsiasi sagra o festa della birra o della salamella in Italia, per dire, sul lago di Garda, o ai Castelli Romani, o proprio a Roma capitale, e si mettessero a fare il saluto fascista filmandosi tra gli applausi dei compagni (camerati) di gita.

Che cosa succederebbe?

Anche volendo considerare per quello che sono le risposte che arrivano dal web e dai social alla notizia dei due italiani di Isernia e Matera fermati all’Oktoberfest di Monaco di Baviera per avere sollevato il braccio teso così come facevano Hitler e Mussolini (“in Italia li farebbero subito sottosegretari”, “da noi li premierebbero”, “subito ospiti in qualche nuovo talk sovranista, altro che arresto” e via discorrendo) – è molto probabile che da noi la reazione degli steward della festa o sagra in questione, e delle forze dell’ordine, non avrebbe la stessa tempestività e intensità usata dagli inflessibili colleghi tedeschi. Che – lo ha raccontato il …

Dunque immaginiamo se due turisti tedeschi 24enni venissero a una qualsiasi sagra o festa della birra o della salamella in Italia, per dire, sul lago di Garda, o ai Castelli Romani, o proprio a Roma capitale, e si mettessero a fare il saluto fascista filmandosi tra gli applausi dei compagni (camerati) di gita.

Che cosa succederebbe?

Anche volendo considerare per quello che sono le risposte che arrivano dal web e dai social alla notizia dei due italiani di Isernia e Matera fermati all’Oktoberfest di Monaco di Baviera per avere sollevato il braccio teso così come facevano Hitler e Mussolini (“in Italia li farebbero subito sottosegretari”, “da noi li premierebbero”, “subito ospiti in qualche nuovo talk sovranista, altro che arresto” e via discorrendo) – è molto probabile che da noi la reazione degli steward della festa o sagra in questione, e delle forze dell’ordine, non avrebbe la stessa tempestività e intensità usata dagli inflessibili colleghi tedeschi. Che – lo ha raccontato il quotidiano locale Rosenheim – hanno temporaneamente arrestato i due italiani in trasferta. I quali ora, davanti a un giudice istruttore, dovranno rispondere di avere utilizzato simboli di organizzazioni anticostituzionali.

Il caso Oktoberfest fa giustamente riflettere, il motivo è presto detto. In Germania se fai il saluto nazista in pubblico il rischio di non passartela benissimo è elevato. In Italia, al contrario, di fronte al braccio teso continua a esserci un’inaccettabile e inspiegabile tolleranza.

Rispetto a quel gesto e ai suoi parenti stretti. Si possono fare alcuni comodi esempi, tra vicende più note e altre meno note.

Sabato 23 settembre. Partita Milan-Hellas Verona allo stadio Meazza di Milano. Le telecamere di DAZN, dopo avere mostrato tifosi “tranquilli”, famiglie, bambini, sorridenti nel momento dell’ingresso in campo delle due squadre, hanno indugiato sugli ultrà veronesi, noti per le loro simpatie di estremissima destra. L’immagine si è posata su uno, in particolare, che salutava i suoi beniamini sollevando il braccio destro teso nell’inequivocabile gesto. Scene a cui assistiamo ogni domenica negli stadi italiani, a partire da quelle curve nere dove il saluto fascista è consuetudine (impunita) da anni.

Se passiamo dagli stadi alle piazze la musica non cambia. Ai cortei neofascisti per Sergio Ramelli (Milano) o Acca Larenzia (Roma) si ripete ogni anno da anni la stessa cupa liturgia: cortei di militanti e simpatizzanti di ultradestra si compattano e si esibiscono in parata in un saluto romano collettivo. Quegli stessi cortei sono, al solito, scortati da centinaia di poliziotti e carabinieri. Uomini dello Stato che circoscrivono la zona dove avvengono le “celebrazioni” per evitare disordini. Non vedere quelle braccia tese – simbolo dell’odio e della violenza di due regimi sanguinari che hanno devastato Italia e Germania e provocato scie impressionanti di sangue e di morti – è impossibile.

“Condonarle” è ciò che troppo spesso avviene. Forze dell’ordine e magistratura. La memoria torna indietro a un caso eclatante: i mille saluti romani del 29 aprile 2017 al campo 10 del cimitero Maggiore di Milano. Quel giorno a oltraggiare la Memoria partigiana della Resistenza contro il nazifascismo c’erano, in spregio ai divieti della questura e della prefettura, tutti i più importanti gruppi neofascisti italiani, da CasaPound a Lealtà Azione a Forza Nuova agli Hammerskin ai Do.Ra nazi varesotti. In quello e in altre occasioni inchieste e processi hanno avuto esiti controversi: indagati, assoluzioni, condanne.

Più assoluzioni che condanne, occorre dire. Basate in molti casi – è un paradosso - sulla libertà di espressione sancita dall’articolo 21 della Costituzione repubblicana antifascista. O persino sul fatto che, se fatto in un contesto rievocativo, appunto in un cimitero o a una commemorazione, il saluto romano può essere lecito.

Che cosa significa tutto questo? Nel nostro Paese – che il fascismo lo ha prodotto, sperimentato e anche esportato fuori – continua a esserci troppo lassismo sulle manifestazioni e i gesti che esaltano il fascismo. Tornando all’esito della fida dei due italiani all’Oktoberfest di Monaco, qual è la lezione che si può trarre? La prima: l’Italia continua a non imparare la lezione da altri Paesi europei, in questo caso la Germania.

Eppure, come la Germania stessa, dovremmo essere tra le nazioni che su questi gesti apologetici del fascismo hanno il dovere civile dell’inflessibilità e della tolleranza zero. Nella Bengodi dove troppo è permesso – tranne sbarcare dai barconi dei disperati – va ricordato che il saluto romano ha fatto capolino anche in Parlamento. Era il 2017 e a stendere il braccio fu Ignazio Benito Maria La Russa, cofondatore di Fratelli d’Italia e oggi presidente del Senato. La seconda carica dello Stato. Uno che durante la pandemia suggerì di fare il saluto romano perché “più igienico e sicuro”. La Russa non era all’Oktoberfest e non aveva nemmeno bevuto birra.

Leggi i commenti