La sindaca di Parigi Anne Hidalgo: “Al lavoro insieme contro le disuguaglianze e per la transizione ecologica”
di Michele BocciLe città europee sono “spazi di democrazia, dove attuare la transizione ecologica e combattere le disuguaglianze. Ma devono lavorare insieme”. Quanto possano essere forti i grandi centri urbani se si uniscono, lo spiega Anne Hidalgo, la sindaca di Parigi che ieri sera in palazzo Medici Riccardi è stata intervistata dal direttore di Repubblica Maurizio Molinari.
Le grandi città in Europa hanno di fronte una sfida, consolidare la democrazia di fronte alle diseguaglianze che possono nascere dal clima ma anche dalle politiche populiste. Come la state affrontando?
“Le città vivono direttamente i grandi problemi legati al clima, come la siccità o le inondazioni, ma anche quelli di altro tipo, come il prezzo dell’energia salito dopo la guerra in Ucraina. Dobbiamo organizzare le nostre collettività umane per poter garantire i servizi essenziali. Dobbiamo lottare contro le disuguaglianze, fornire servizi pubblici come la sanità, la scuola e la cultura per far sì che i nostri abitanti abbiano n…
Le città europee sono “spazi di democrazia, dove attuare la transizione ecologica e combattere le disuguaglianze. Ma devono lavorare insieme”. Quanto possano essere forti i grandi centri urbani se si uniscono, lo spiega Anne Hidalgo, la sindaca di Parigi che ieri sera in palazzo Medici Riccardi è stata intervistata dal direttore di Repubblica Maurizio Molinari.
Le grandi città in Europa hanno di fronte una sfida, consolidare la democrazia di fronte alle diseguaglianze che possono nascere dal clima ma anche dalle politiche populiste. Come la state affrontando?
“Le città vivono direttamente i grandi problemi legati al clima, come la siccità o le inondazioni, ma anche quelli di altro tipo, come il prezzo dell’energia salito dopo la guerra in Ucraina. Dobbiamo organizzare le nostre collettività umane per poter garantire i servizi essenziali. Dobbiamo lottare contro le disuguaglianze, fornire servizi pubblici come la sanità, la scuola e la cultura per far sì che i nostri abitanti abbiano non solo il minimo dei diritti umani assicurati ma anche una buona qualità di vita.
Pochi anni fa noi sindaci non eravamo consapevoli del fatto che agendo insieme potevamo risolvere alcuni problemi. Ci siamo poi riuniti intorno al sindaco di Firenze Dario Nardella per essere ascoltati e avere più peso a livello europeo. Un esempio? Quando ci siamo incontrati la prima volta nel 2014 le grandi lobby di costruttori di automobili ce l’avevano con i ministri, con il Parlamento europeo, con i capi di Stato. Poi si sono accorte che avevamo politiche ambiziose contro l’inquinamento, per abolire l’uso della macchina. Così hanno capito che quando i sindaci si organizzano possono essere un ostacolo al loro modello che vede la macchina al primo posto. Le nostre reti sono importantissime, perché siamo gli ultimi spazi in Europa di democrazia. Accettiamo le minoranze, accogliamo i migranti, lottiamo contro i cambiamenti climatici. Anche se il populismo prevale in molti Paesi a livello nazionale, dobbiamo resistere. Per salvare i valori democratici l’Europa deve appoggiarsi sui sindaci”.
Tra poche settimana si terrà a Dubai Cop28, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Quale ruolo potranno avere in quell’occasione le grandi città, vista la loro importanza per la transizione ecologica?
“Ci siamo battuti perché le città fossero un partner della COP, la loro partecipazione è una buona notizia. Quando ci sono questi negoziati vengono prese decisioni poco coraggiose, perché spesso i poteri nazionali che devono negoziare sono sotto pressione delle lobby e finiscono per cedere. Perché una decisione sia buona non può essere emanazione solo di una persona o di un gruppo di capi di Stato ma anche di uomini e di donne come i sindaci, che sono a contatto con la realtà. Intanto stiamo lavorando anche a un’altra cosa, insieme agli economisti vicini ad Antonio Gutierres, il segretario generale delle Nazioni Unite. L’idea è quella di aprire una nuova istituzione finanziaria mondiale direttamente accessibile per le città, che faremo convergere all’interno della COP28. Un modo per finanziare i nostri progetti verdi”.
La prossima estate ospiterete le Olimpiadi. Cosa significherà per Parigi un evento del genere?
“La ragione per cui nel 2015 ho deciso di chiedere la candidatura di Parigi sono stati gli attentati terroristici. Avevamo bisogno di fare qualcosa per unire la società francese. Ho voluto che questa candidatura fosse molto ecologica. Sul piano sociale abbiamo fatto di tutto affinché le conseguenze economiche non siano solo per le grandi società, che già se la cavano bene, ma per tutti i cittadini. Il lavoro fatto in questi sette anni per organizzare i Giochi ci ha consentito di accelerare a tal punto la transizione ecologica che, ad esempio, la Senna sarà pulita e ci si potrà fare il bagno. Due giorni prima dell’apertura, il 24 luglio organizzerà un incontro con i sindaci per parlare di ciò che facciamo per il cambiamento climatico e per i problemi sociali. Ma la città ospiterà, prima delle Olimpiadi, altri eventi, per fare il punto sui diritti delle donne nel mondo, per parlare di rifugiati e accoglienza. Sui media ci sono troppi discorsi di odio, xenofobi. Vogliamo provare a parlare di cose belle, bene e in modo forte”.
Tutti amano Parigi, può dirci qualcosa a proposito della sua città che nessuno conosce?
“È molto creativa, gli abitanti hanno molta energia, perché vengono dal mondo intero. Forse una frase che la può simboleggiare l’ha detta l’attore e regista Sacha Guitry: ‘Essere parigino non vuol dire esserci nato ma esserci rinato’. Io vengo dall’immigrazione spagnola, sono arrivata a Parigi da piccola. Non pensavo certo di diventare sindaca ma quando l’ho vista sapevo che qui sarei stata la donna libera che volevo essere. È la città del possibile”.