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Meloni in onda sulle tv tunisine: messaggi per frenare chi parte

Il governo: rimpatri incentivati da proporre ai migranti. Salvini: “Blocco navale europeo”
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PALERMO - Il video minaccioso di Giorgia Meloni per tutte le tv tunisine è già pronto: “Non partite, se arrivate in Italia, verrete rimpatriati”. Dissuadere i migranti con campagne di comunicazione, distruggere i barchini, individuare e sequestrare i cantieri in cui vengono costruiti, intercettare, lungo le rotte di terra, coloro che partono dai Paesi subsahariani e convincerli a tornare a casa con una piccola somma di denaro per la realizzazione di un progetto. Troppo lontana la prospettiva del Piano Mattei, praticamente impossibili da realizzare i rimpatri delle migliaia di persone destinatarie di un provvedimento di espulsione, Palazzo Chigi e Viminale, dopo il fallimentare bilancio del primo anno di politiche migratorie, passano ad una fase 2 operativa.

Alla Conferenza internazionale per il ventennale della convenzione Onu contro il crimine organizzato, Alfredo Mantovano, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi illustrano il piano a 34 delegazioni straniere. Ad ascoltarli anche i mi…

PALERMO - Il video minaccioso di Giorgia Meloni per tutte le tv tunisine è già pronto: “Non partite, se arrivate in Italia, verrete rimpatriati”. Dissuadere i migranti con campagne di comunicazione, distruggere i barchini, individuare e sequestrare i cantieri in cui vengono costruiti, intercettare, lungo le rotte di terra, coloro che partono dai Paesi subsahariani e convincerli a tornare a casa con una piccola somma di denaro per la realizzazione di un progetto. Troppo lontana la prospettiva del Piano Mattei, praticamente impossibili da realizzare i rimpatri delle migliaia di persone destinatarie di un provvedimento di espulsione, Palazzo Chigi e Viminale, dopo il fallimentare bilancio del primo anno di politiche migratorie, passano ad una fase 2 operativa.

Alla Conferenza internazionale per il ventennale della convenzione Onu contro il crimine organizzato, Alfredo Mantovano, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi illustrano il piano a 34 delegazioni straniere. Ad ascoltarli anche i ministri dell’interno tedesco Nancy Faeser (con cui Piantedosi si fa fotografare in conversazione) e francese Gerard Darmanin con cui firma un accordo per l’istituzione di una cabina di regia italo-francese.

La lotta alla Ong resta un’ossessione per il governo nonostante i numeri irrisori del 2023, appena 6.000 i migranti soccorsi dalle navi umanitarie, la metà dei quali su richiesta della guardia costiera italiana, il 5% dei 133.000 sbarcati dell’anno. Mantovano insiste sulla teoria del pull factor (anche questa smentita dai numeri) e torna ad insinuare presunte connivenze con i trafficanti: “Le indagini giudiziarie devono accertare se e quali complicità ci siano nei vari atti del percorso”. E dunque ostacolare la flotta umanitaria resta una priorità, ma adesso l’urgenza è cercare di rallentare le partenze.

Ed ecco il piano B di Matteo Piantedosi, rimpatri volontari assistiti, che il ministro dell’Interno vorrebbe finanziato dall’Europa e attuato con la collaborazione delle agenzie dell’Onu, Unhcr e Oim, per alleggerire la pressione sulle coste del nord Africa. Non fare arrivare i migranti subsahariani lì per evitare che poi si imbarchino verso l’Italia. Dai Paesi di transito indietro verso i Paesi di origine, possibilmente prima che arrivino (già nelle mani dei trafficanti) in Libia e Tunisia, offrendo loro un’alternativa. In sostanza un aiuto economico una tantum, naturalmente non in contanti, ma condizionato alla realizzazione di un piccolo progetto di sviluppo economico, come una piccola attività commerciale o una piccola impresa familiare. “Rimpatrio assistito — spiega Piantedosi — significa accompagnare i migranti nel proprio Paese di origine offrendo loro concrete prospettive di inserimento sociale e lavorativo”.

Un progetto, questo, che l’Oim ha portato avanti per alcuni anni ma che poi si è interrotto e che adesso Piantedosi vorrebbe rilanciare intercettando i migranti lungo le rotte di terra nel viaggio, spesso lungo mesi, che li porta fino alle frontiere meridionali di Libia e Tunisia. “Si tratta — dice Piantedosi — di sviluppare un piano finalizzato alla gestione ordinata dei flussi lungo le rotte che dai Paesi subsahariani portano alle coste del Mediterraneo. I suoi punti di forza potrebbero consistere nella creazione di corridoi di protezione per coloro che ne hanno bisogno, nello sviluppo socio-economico dei territori di transito, e nel potenziamento del sistema dei ritorni accompagnati nei Paesi di origine. Una capillare presenza delle autorità e delle organizzazioni dell’Onu lungo le rotte offrirebbe ai migranti una realistica alternativa alla migrazione illegale e toglierebbe ossigeno ai network criminali”.

A Carlo Nordio, invece, la premier Meloni ha affidato il compito di stringere accordi per l’ormai famosa “caccia ai trafficanti nell’orbe terracqueo”. Due trattati con Algeria e Libia, firmati a margine della Conferenza di Palermo, dovrebbero almeno sulla carta aprire la strada ad una reale collaborazione investigativa e rendere concreta la cooperazione internazionale. Perché il numero di inchieste sul traffico internazionale di esseri umani dalle Procura antimafia italiane aumenta ma i signori della tratta continuano a restare indisturbati nelle loro roccaforti.

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