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Tagli alla sanità, rivolta del Pd contro il governo. Schlein: “Meloni sta smontando il diritto alla salute”. Mentre Conte lancia la sfida per togliere competenza alle Regioni

Elly Schlein e Francesco Boccia

 
Boccia sulla Nadef: “I numeri dicono che cala la spesa per la sanità pubblica di due miliardi”. L’ex premier riprende una proposta di quando era al governo: riformare il titolo V della Costituzione e centralizzare il controllo
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Il governo taglia i fondi per la sanità, "il diritto alla salute così viene svenduto", protesta il Pd. Elly Schlein: "Il governo di Giorgia Meloni continua a tagliare il servizio sanitario nazionale mentre un italiano su cinque rinuncia a curarsi a causa della crisi. La situazione della sanità pubblica costringe sempre più italiani a non curarsi e la risposta del governo è tagliare ancora fondi: un atteggiamento gravissimo e incomprensibile che non faremo passare sotto silenzio. Tutte le persone devono sapere che Meloni mentre cerca un nemico al giorno sta smontando pezzo per pezzo il nostro diritto alla salute".

"I numeri della Nadef ci dicono che cala la spesa per la sanità pubblica di due miliardi, ignorando le richieste dell’opposizione e smentendo lo stesso ministro Schillaci che aveva chiesto almeno 4 miliardi per la manovra", denuncia il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia. "Mancano medici, mancano infermieri, i tempi per le visite si allungano e soprattutto le pre…

Il governo taglia i fondi per la sanità, "il diritto alla salute così viene svenduto", protesta il Pd. Elly Schlein: "Il governo di Giorgia Meloni continua a tagliare il servizio sanitario nazionale mentre un italiano su cinque rinuncia a curarsi a causa della crisi. La situazione della sanità pubblica costringe sempre più italiani a non curarsi e la risposta del governo è tagliare ancora fondi: un atteggiamento gravissimo e incomprensibile che non faremo passare sotto silenzio. Tutte le persone devono sapere che Meloni mentre cerca un nemico al giorno sta smontando pezzo per pezzo il nostro diritto alla salute".

"I numeri della Nadef ci dicono che cala la spesa per la sanità pubblica di due miliardi, ignorando le richieste dell’opposizione e smentendo lo stesso ministro Schillaci che aveva chiesto almeno 4 miliardi per la manovra", denuncia il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia. "Mancano medici, mancano infermieri, i tempi per le visite si allungano e soprattutto le previsioni di spesa, secondo il governo, che ora è al 6 per cento del Pil, scenderanno ancora di più", ragiona Sandro Ruotolo della segreteria dem.

Sulla sanità pubblica la segretaria Elly Schlein è molto attenta, è uno dei temi che più cita, caratterizzante del nuovo corso 'sociale'. Nel suo programma c'è il potenziamento del sistema sanitario nazionale, in termini di personale e risorse economiche, grazie anche ad un ruolo più forte dello Stato. E così i numeri della manovra diventano materia di attacco frontale all'esecutivo. "Meloni e Salvini hanno passato l'ultima settimana concentrati su pubblicità, pesche, supermercati, congiure internazionali paranoiche. Mentre quatti quatti distruggono la sanità pubblica e sempre più persone rinunciano a curarsi. È il disegno della destra: colpire i più deboli", scrive via social Alessandro Zan. Il senatore Antonio Misiani, responsabile economico del Pd, ricorda i numeri della Nadef con "la spesa sanitaria prevista in diminuzione: da 134,7 miliardi nel 2023 a 132,9 nel 2024".

Assieme al salario minimo, la sanità può comunque diventare terreno di condivisione e assieme di confronto per i due principali partiti dell'opposizione. Per il M5S è necessario rivedere il titolo V della Costituzione, togliendo la sanità dalle 'grinfie' delle regioni e centralizzandone la gestione. Per livellare l'offerta, arginare le nomine politiche nelle aziende sanitarie e insieme rafforzare il sistema pubblico. È uno dei nuovi cavalli di battaglia di Giuseppe Conte, anche se in realtà è una riedizione della proposta agli allora alleati fatta da presidente del Consiglio del governo giallorosso: era il novembre del 2020, piena crisi pandemica, la salute era il tema più sentito e anche i decantati modelli di sanità con forte presenza del privato stavano mostrando tutti i propri limiti, in primis la Lombardia.

All'epoca non se ne fece di nulla, l'esecutivo cadde poco tempo dopo e il piano di Conte aveva come orizzonte la fine della legislatura. Ma oltre al M5S anche Pd - c'era Nicola Zingaretti a guidarlo - Leu e Italia viva si mostrarono interessati, almeno a parole: la ri-centralizzazione era prevista anche dalla riforma costituzionale renziana, poi bocciata con il referendum.

Riparlarne oggi per il M5S serve per almeno due ragioni, oltre ovviamente alla questione di merito: andare all'esatto opposto della riforma Calderoli del centrodestra sull'autonomia differenziata, che amplifica la cessione da parte dello Stato di competenze e risorse verso le regioni, con il rischio di aumentare il divario territoriale tra nord e sud; e poi, ancora, sfidare il Pd su un argomento che come detto è già al centro dell'agenda Schlein. E del resto a differenza del Pd per il Movimento viene anche più facile parlare della revisione costituzionale, visto che non guida alcuna regione.

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