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Il Csm si spacca sulla giudice di Catania, le toghe di destra non firmano il documento di solidarietà

Dopo una nottata di trattative, e nonostante dal testo sia stato tolto apposta - tra molti dubbi - il riferimento al tweet di Meloni, la corrente di destra della magistratura (Mi) si è sfilata dichiarando che loro “non fanno politica”
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Il Csm si spacca sulla solidarietà alla giudice di Catania Iolanda Apostolico. Le sette toghe di Magistratura indipendente - la corrente di destra della magistratura - non hanno firmato il documento che chiede per lei una “pratica a tutela”. E subito dopo il “no” agli altri 13 colleghi di tutti gli altri gruppi - nonostante una serata e una nottata di intense trattative - le stesse toghe di Mi scrivono in una nota che loro “non fanno politica”. Nonostante, proprio nel corso dei lunghi tentativi di mediazione, durati un’intera giornata, fosse stato loro “offerto” di togliere dal documento il nome di Giorgia Meloni, autrice, con il suo tweet di ieri, dell’esplosione del caso Apostolico. Una cancellazione che non aveva mancato di sollevare dubbi e perplessità anche tra i firmatari visto che proprio quel tweet aveva di fatto scatenato il caso.

Ma non c’è stato niente da fare. In calce al documento compaiono adesso solo le firme dei consiglieri della sinistra di Area, dei centristi di Unic…

Il Csm si spacca sulla solidarietà alla giudice di Catania Iolanda Apostolico. Le sette toghe di Magistratura indipendente - la corrente di destra della magistratura - non hanno firmato il documento che chiede per lei una “pratica a tutela”. E subito dopo il “no” agli altri 13 colleghi di tutti gli altri gruppi - nonostante una serata e una nottata di intense trattative - le stesse toghe di Mi scrivono in una nota che loro “non fanno politica”. Nonostante, proprio nel corso dei lunghi tentativi di mediazione, durati un’intera giornata, fosse stato loro “offerto” di togliere dal documento il nome di Giorgia Meloni, autrice, con il suo tweet di ieri, dell’esplosione del caso Apostolico. Una cancellazione che non aveva mancato di sollevare dubbi e perplessità anche tra i firmatari visto che proprio quel tweet aveva di fatto scatenato il caso.

Ma non c’è stato niente da fare. In calce al documento compaiono adesso solo le firme dei consiglieri della sinistra di Area, dei centristi di Unicost, dell’unica toga “rossa” di Magistratura democratica e degli indipendenti Roberto Fontana e Andrea Mirenda. E i 13 hanno insistito moltissimo con Mi per ottenere la loro sottoscrizione. Ieri sera i sette hanno chiesto di rinviare a stamattina il deposito del documento per poter riflettere, lasciando aperta la possibilità di firmarlo soprattutto dopo che il nome di Meloni era sparito.

La via della loro firma sembrava possibile perché i sette del gruppo di Mi non erano sulla stessa posizione. Alcuni di loro sembravano favorevoli. Dopo una notte di riflessione e di consultazioni con i vertici di Magistratura indipendente, giunti a stamattina hanno chiesto di aspettare fino alle 9 e trenta. Ma poi la doccia fredda del no.

Un caso singolare perché, proprio nelle stesse ore l’Anm, che vede come segretario l’esponente di Mi Salvatore Casciaro accanto al presidente di Area Giuseppe Santalucia, approvava invece un duro documento sulla vicenda. Parlando di “una preoccupante visione delle prerogative di verifica di legalità esclusivamente attribuite alla magistratura che ne minano l'indipendenza e l'autonomia". Riferendosi proprio, com’è scritto nel documento firmato da tutta la giunta, di “dichiarazioni espresse da esponenti del governo e della maggioranza parlamentare a commento della non convalida di provvedimenti di trattenimento”. Quindi Meloni compresa.

Ma tant’è. La spaccatura del Csm ormai è storia. E la mancata firma di Mi può anche bloccare la strada della richiesta di tutela per la giudice Apostolico in quanto, in commissione, per farla andare avanti, sono necessari quattro voti su sei. Che potrebbero mancare perché Mi conta ben sette consiglieri distribuiti nelle varie commissioni.

Ma cosa c’è scritto nel documento indirizzato al Comitato di Presidenza di cui fanno parte il vice presidente, indicato dalla Lega, Fabio Pinelli, e i due vertici della Cassazione, la presidente Margherita Cassano di Mi e il procuratore generale Luigi Salvato di Unicost? “Un provvedimento giudiziario in materia di protezione internazionale, emesso da un magistrato della sezione specializzata in materia di immigrazione del Tribunale di Catania, è oggetto fin da ieri di dichiarazioni da parte di esponenti della maggioranza parlamentare e dell’Esecutivo che, per modi e contenuti, si traducono in autentici attacchi all’autonomia della magistratura”. A questo incipit seguono alcune considerazioni: “A prescindere da ogni valutazione nel merito dell’atto in questione, l’accusa ai magistrati di essere nemici della sicurezza della Nazione, un ostacolo alla difesa dell’ordine pubblico e di scagliarsi contro i provvedimenti di un governo democraticamente eletto, pone in discussione la funzione stessa della giurisdizione in uno Stato di diritto”. La richiesta di una “urgente” pratica a tutela si conclude così: “Queste dichiarazioni, realizzando una grave delegittimazione professionale del giudice estensore dell’ordinanza, espongono lo stesso a indebiti attacchi mediatici aventi a oggetto la sua sfera personale”.

Giusto nelle stesse ore, invece, proprio al Csm si rivolge il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, il meloniano Lucio Malan, per chiedere che intervenga “contro” la giudice di Catania, in quanto valuta “sconcertante nel merito” la decisione della magistrata sui migranti perché “applica l'ideologia e non la legge, come sarebbe suo dovere”. Un evidente segno di come la politica chieda ai giudici, e quindi al Csm, di applicare la legge senza valutarne le eventuali incongruità con le norme internazionali.

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