✕

La commissione “fantasma” sui diritti umani del Senato: mai convocata in 9 mesi e ancora senza presidente

(ansa)
Della discussione il governo non sembra interessato. Non risultano proposte di nomi per sbloccare l’impasse. E i membri non sanno nemmeno di farne parte. Sensi (Pd): “Cosa stiamo aspettando?”
2 minuti di lettura

Che una commissione nasca è un atto automatico, che lavori a ritmo è una speranza, che se ne conosca l’esistenza una banalità. Una terna che nella commissione per i diritti umani del Senato ha fatto capolino. Ad oggi, a ben nove mesi dalla sua fondazione, mai convocati, di diritti umani i senatori non hanno ancora parlato. Un’assenza tale che, molti di loro, della commissione “fantasma”, non sanno nemmeno di far parte. A denunciare l’immobilità ci ha pensato l’esponente dem e membro della commissione Filippo Sensi su X (ex Twitter): “I suoi componenti ci sono, cosa stiamo aspettando?”.

L’impasse

A gennaio, come ogni inizio di legislatura, una mozione ha dato atto della formazione della commissione. Altri sei mesi sono serviti ai partiti per indicarne i componenti. Dal mese di giugno, la palla è passata ai capigruppo dei partiti e lì i problemi hanno avuto inizio. Tra le forze di governo a regnare in commissione è una mancanza di equilibrio. In difficoltà a tro…

Che una commissione nasca è un atto automatico, che lavori a ritmo è una speranza, che se ne conosca l’esistenza una banalità. Una terna che nella commissione per i diritti umani del Senato ha fatto capolino. Ad oggi, a ben nove mesi dalla sua fondazione, mai convocati, di diritti umani i senatori non hanno ancora parlato. Un’assenza tale che, molti di loro, della commissione “fantasma”, non sanno nemmeno di far parte. A denunciare l’immobilità ci ha pensato l’esponente dem e membro della commissione Filippo Sensi su X (ex Twitter): “I suoi componenti ci sono, cosa stiamo aspettando?”.

L’impasse

A gennaio, come ogni inizio di legislatura, una mozione ha dato atto della formazione della commissione. Altri sei mesi sono serviti ai partiti per indicarne i componenti. Dal mese di giugno, la palla è passata ai capigruppo dei partiti e lì i problemi hanno avuto inizio. Tra le forze di governo a regnare in commissione è una mancanza di equilibrio. In difficoltà a trovare un accordo, le forze politiche mantengono vivo uno stallo che blocca il lavoro dei parlamentari. A mettere in crisi è la scelta della presidenza, cioè il nome, e di conseguenza il partito, che assumendo la direzione avrà il ruolo di guidare i lavori. Nel bene e nel male. Della discussione però il governo non sembra interessato. Non risultano al momento dialoghi o proposte di nomi per sbloccare l’impasse. A mancare, in alcuni casi, è persino la comunicazione ai singoli senatori della loro iscrizione tra i membri.

Metropolis/414 - Ventimiglia, Piantedosi contestato. "No ai Cpr, il governo fa propaganda sulla pelle dei migranti"

La commissione

Istituita per la prima volta nel 2001, la commissione rappresenta uno strumento d’indagine efficace su molti dei temi che al governo Meloni, e ai suoi decreti, stanno cari: il dossier migranti, le crisi umanitarie, i Cpr, l’abuso di forza della polizia. Agli impegni si aggiungono anche lo studio di casi tristemente storici, come quello di Giulio Regeni, o di nuove minacce di violazioni. Ne costituisce un possibile caso d’indagine il recente arresto di Khaled El-Qaisi, giovane ricercatore italo-palestinese arrestato senza motivo in Israele.

La denuncia del Pd

Di tutta risposta, il senatore Sensi ha deciso di intervenire: “Così per dire: la Commissione Diritti Umani del Senato, che nasce sulla carta lo scorso gennaio, non si è ancora MAI riunita. I suoi componenti sono stati indicati, ci sono. Cosa stiamo aspettando?”. Uno sfogo social che segue un primo tentativo istituzionale. È nei primi giorni di settembre che gli esponenti del Pd al Senato denunciano in una nota: “Le cronache ci raccontano di quanto il tema della difesa dei diritti umani sia ogni giorno di più attuale. E di quanto siano importanti le battaglie e le campagne di sensibilizzazione a difesa delle tante cittadine e dei tanti cittadini, delle popolazioni o di gruppi vittime di sopraffazione e discriminazione. In questo può e deve avere un ruolo fondamentale la politica”, scrivono gli esponenti dem. “È questo anche il senso dell’istituzione, in Senato, della commissione sui Diritti umani. Ma proprio perché siamo consapevoli dell’importanza di questa commissione di cui siamo stati chiamati a far parte vorremmo sapere perché non sia stata ancora convocata. A chi fanno paura i diritti umani?”

Dieci anni fa la strage di Lampedusa, annegarono 368 persone. Oggi nel Mediterraneo si continua a morire così

In stand-by

Dai partiti di maggioranza e dai loro capigruppo ancora nessuna notizia e all’orizzonte non sembra apparire una convocazione imminente. A peggiorare la situazione, in contemporanea alla sua assenza, un anno in cui i diritti umani non hanno avuto il loro migliore periodo. A confermarlo è sia l’ultimo report di Amnesty International sia una ricerca svolta da Oxfam. L’organizzazione ha scoperto che solo il 26 per cento delle aziende italiana ha una policy sui diritti umani al suo interno. Ancora più basso, il 10 per cento, il numero di aziende che, come imporrebbe la direttiva europea sulla sostenibilità aziendale, indagano sulle conseguenze umanitarie delle proprie azioni. In caso contrario a sorvegliare spetta proprio al comitato del Senato. Dal governo Meloni però i tempi sono chiari e della commissione e dei diritti umani, in Aula, non rimangono che i loro fantasmi.

Leggi i commenti