Migranti, contatti Italia-Germania: Meloni e Scholz ora cercano una soluzione. La premier all’attacco della giudice Apostolico
“Basita di fronte a quella sentenza”. Giorgia Meloni riapre il conflitto tra poteri dello Stato all’ora del caffè. Lo fa dopo aver letto i quotidiani della destra, a partire dal Giornale ormai in mano alla famiglia Angelucci. La premier attacca la giudice di Catania Iolanda Apostolico, colpevole di aver scritto il provvedimento di non convalida del trattenimento dei migranti tunisini ospiti del centro richiedenti asilo di Pozzallo. Pubblica un post sui social, in cui bolla come “motivazioni incredibili” quelle che hanno provocato il ritorno in libertà di “un immigrato illegale”. Una mossa che scatena un duro scontro, col Pd che parla di “anticamera dell’eversione”. E che determina un cortocircuito istituzionale, con la reazione sdegnata dell’Anm e una raccolta di firme al Csm a tutela di Apostolico. Un incidente che spazza via l’invito a moderare i toni con le toghe arrivato nei mesi scorsi dal Quirinale.
Nel frattempo, Palazzo Chigi lascia trapelare che sarebbero in corso c…
“Basita di fronte a quella sentenza”. Giorgia Meloni riapre il conflitto tra poteri dello Stato all’ora del caffè. Lo fa dopo aver letto i quotidiani della destra, a partire dal Giornale ormai in mano alla famiglia Angelucci. La premier attacca la giudice di Catania Iolanda Apostolico, colpevole di aver scritto il provvedimento di non convalida del trattenimento dei migranti tunisini ospiti del centro richiedenti asilo di Pozzallo. Pubblica un post sui social, in cui bolla come “motivazioni incredibili” quelle che hanno provocato il ritorno in libertà di “un immigrato illegale”. Una mossa che scatena un duro scontro, col Pd che parla di “anticamera dell’eversione”. E che determina un cortocircuito istituzionale, con la reazione sdegnata dell’Anm e una raccolta di firme al Csm a tutela di Apostolico. Un incidente che spazza via l’invito a moderare i toni con le toghe arrivato nei mesi scorsi dal Quirinale.
Nel frattempo, Palazzo Chigi lascia trapelare che sarebbero in corso contatti a livello tecnico con la Germania per trovare una soluzione all’impasse sui migranti e il ruolo delle Ong, in modo da trovare “un punto d’incontro”. Non sarà facile, dopo le parole usate da Meloni contro Olaf Scholz. I due, comunque, potrebbero incontrarsi al prossimo Consiglio europeo informale (forse venerdì) che si aprirà il 5 ottobre a Granada.
Un passo indietro, all’estate scorsa. Prima del vertice Nato di Vilnius, Meloni attacca la magistratura. Ce l’ha in particolare con la decisione del Tribunale di Roma che sancisce l’imputazione coatta di Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia. Denuncia un atteggiamento che considera ostile e adombra il sospetto di poteri che si muovono per provare a bloccare le riforme. Ne nasce un conflitto durissimo, che culmina con la scelta di Sergio Mattarella di ricevere al Colle la prima presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione. Un segnale chiaro a Palazzo Chigi, che precede di poco un faccia a faccia al Quirinale tra il Presidente e la premier. E che, trapela in quelle ore, si chiude con l’impegno dell’esecutivo ad abbassare i toni sul dossier della giustizia.
Ieri, a freddo, Meloni riapre la partita. Contesta il fatto che la sentenza dichiari “unilateralmente la Tunisia Paese non sicuro”. Critica la magistrata che si è “scagliata contro i provvedimenti di un governo democraticamente eletto”. “Non è la prima volta che accade”, sostiene Meloni, ma “continueremo a difendere i confini”. “Certo — aggiunge — tutto diventa molto più difficile se nel frattempo altri Stati lavorano nella direzione diametralmente opposta, e se perfino un pezzo di Italia fa tutto il possibile per favorire l’immigrazione illegale”. Ce l’ha con la sentenza: “Non parlo solo della sinistra ideologizzata e del circuito che ha i propri ricchi interessi nell’accoglienza”.
Poco dopo l’affondo di Palazzo Chigi, i ministri si scatenano. Il primo a sposare la linea dura è Matteo Salvini. “Le notizie sull’orientamento politico del giudice che non ha convalidato il fermo degli immigrati sono gravi ma non sorprendenti”, attacca il leghista, citando quanto scritto dal Giornale, secondo cui sulla bacheca Facebook della magistrata ci sarebbe stata una petizione, condivisa nel 2018, che chiedeva “una mozione di sfiducia” nei confronti del leader leghista. La reazione del Carroccio non si fa attendere e si concretizza in una interrogazione al Guardasigilli Carlo Nordio.
Il duello aperto da Meloni diventa in poche ore scontro tra poteri dello Stato. L’Anm di Catania “esprime una posizione ferma e rigorosa a tutela di Apostolico, persona perbene che ha lavorato nel rispetto delle leggi, e respinge con sdegno le accuse a lei rivolte. Il rapporto tra potere esecutivo e giudiziario andrebbe improntato a ben altre modalità”. A sera, al Csm parte una raccolta di firme per sollecitare l’apertura di una pratica a tutela della magistrata, sostenuta anche da un documento nel quale si parla di “attacchi all’autonomia della magistratura”.
E il Pd non resta a guardare. La prima a parlare è Elly Schlein: “Meloni la smetta di alimentare lo scontro istituzionale che danneggia il Paese — dice la segretaria dem — Se cercano responsabili del disastro sull’accoglienza, si guardino allo specchio: è la destra che scrive leggi palesemente incostituzionali”. Subito dopo si fa sentire il capogruppo al Senato Francesco Boccia, che usa toni durissimi a “Metropolis”: “Pensavo che le parole della premier fossero un fake. Fanno il paio con quelle di Salvini di ieri che dice interverremo sulla magistratura. Questo è l’anticamera dell’eversione”.
Le prossime ore diranno fin dove arriverà il conflitto. E se provocherà un altro intervento dei massimi livelli istituzionali.