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Rai, il M5S vota con la destra. Ira del Pd: “Grave rottura”

In Vigilanza i grillini approvano con la maggioranza la bozza del nuovo contratto di servizio della tv pubblica
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ROMA — È ancora una volta la Rai il terreno di incontro fra la destra di Giorgia Meloni e il M5Stelle di Giuseppe Conte. Un asse tornato a saldarsi ieri in commissione di Vigilanza, chiamata a esprimere un parere (obbligatorio, ancorché non vincolante) sul contratto di servizio che entro fine anno il ministero per le Imprese firmerà con la televisione pubblica.

Il dato politico, al di là dei tecnicismi procedurali e dei veleni scorsi a fiumi fra le fila della minoranza, è che i grillini hanno votato insieme alla maggioranza, mandando in frantumi l’opposizione. Il Pd con Italia Viva e Verdi-Sinistra ha infatti detto no al testo proposto dalla coalizione di governo, mentre Azione si è astenuta. Un pasticcio condito di sospetti e accuse incrociate che scatena il tripudio del centrodestra, soddisfatto per la spaccatura nello schieramento avversario: «Bene il via libera con il voto favorevole di una parte significativa dell’opposizione», rimarca il ministro Adolfo Urso, che parla di «un co…

ROMA — È ancora una volta la Rai il terreno di incontro fra la destra di Giorgia Meloni e il M5Stelle di Giuseppe Conte. Un asse tornato a saldarsi ieri in commissione di Vigilanza, chiamata a esprimere un parere (obbligatorio, ancorché non vincolante) sul contratto di servizio che entro fine anno il ministero per le Imprese firmerà con la televisione pubblica.

Il dato politico, al di là dei tecnicismi procedurali e dei veleni scorsi a fiumi fra le fila della minoranza, è che i grillini hanno votato insieme alla maggioranza, mandando in frantumi l’opposizione. Il Pd con Italia Viva e Verdi-Sinistra ha infatti detto no al testo proposto dalla coalizione di governo, mentre Azione si è astenuta. Un pasticcio condito di sospetti e accuse incrociate che scatena il tripudio del centrodestra, soddisfatto per la spaccatura nello schieramento avversario: «Bene il via libera con il voto favorevole di una parte significativa dell’opposizione», rimarca il ministro Adolfo Urso, che parla di «un contratto di servizio credibile, sostenibile, inclusivo e responsabile». Il quale ha fra i capisaldi la promozione della natalità, il depotenziamento dell’inclusione e della parità di genere, la cancellazione della dimensione europeista. In sintonia sia con Fratelli d’Italia, che plaude a «un vero ritorno al pluralismo dopo anni di lottizzazione e imposizione culturale spesso ideologizzata», sia con la Lega che rivendica il lavoro svolto «su disabilità, trasformazione della Rai in media company, investimenti tecnologici e territorio». Un autentico regalo da parte del Movimento.

Tutto accade quando in Commissione la maggioranza decide di forzare e di mettere ai voti una propria proposta di parere, constata l’impossibilità di redigere un testo congiunto con le opposizioni. «Troppo poche le nostre osservazioni e i nostri emendamenti accolti nel documento di Maurizio Lupi», accusa il senatore del Pd Antonio Nicita, che per protesta rimette il mandato di relatore di minoranza. La destra è però tetragona: il testo Lupi non si tocca. Non c’è spazio per nessuna delle modifiche avanzate dal centrosinistra, né per lo stop alle fake news in materia di salute, né per il richiamo al rispetto della diversità, né tantomeno per il riconoscimento delle famiglie (al plurale). Il muro alzato dai sovranisti, con l’aiuto dei 5Stelle, è invalicabile.

Inevitabile l’ira dei partiti che in teoria col movimento di Conte dovrebbero far fronte comune. «Oggi si è consumata una rottura democratica perché nell’industria culturale e informativa più importante del Paese si è voluto imporre solo il punto di vista della destra. Un passo indietro che fa male al pluralismo», tuona Sandro Ruotolo, responsabile Informazione del Pd: «Dispiace che i 5Stelle abbiamo votato a favore di una Rai che, a reti unificate, vorrebbe propagandare le gesta del governo Meloni». Parole durissime, che scatenano subito la reazione dei grillini: «Abbiamo difeso il giornalismo di inchiesta» che in un primo momento era stato depennato dagli obblighi Rai. «Non accettiamo nessuna lezione dal Pd», insistono infastiditi, «la smettano con questi giochini. Protestano forse per qualche strapuntino perso?». Il tema, replicano però i dem, «stava già nella bozza dei relatori a luglio e non era più un tema di discussione». Rammaricati per la spaccatura in seno all’opposizione. Provocata, aggiungono a telecamere spente, «solo per una questione di poltrone». Botte da orbi, in cui si infila Maria Elena Boschi: «Ma tutti quelli che hanno detto per un anno che Italia Viva era la stampella della maggioranza e che Conte era il paladino della sinistra oggi dove sono? Che dicono? Quando si scusano?». 

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