Migranti, patto elettorale in Ue. La Germania frena sulle Ong, sì di Roma
dal nostro inviato Emanuele LauriaGRANADA — Una serie di colloqui diplomatici, fino ai contatti telefonici, più d’uno, fra Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Olaf Scholz. Finisce con un accordo il negoziato fra Italia e Germania sul nuovo regolamento per il ricollocamento dei migranti: Berlino ritira il contestato emendamento che escludeva le Ong dal novero dei possibili responsabili di “strumentalizzazioni” dei flussi migratori ai danni dei Paesi membri e Palazzo Chigi annuncia il sì al Patto su asilo e migrazioni al quale, nei fatti, restano contrarie solo Polonia e Ungheria e che entro la prossima primavera dovrebbe ricevere il via libera dal Parlamento europeo.
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La premier sbarca oggi a Granada forte di un’intesa ratificata dalla conferenza degli ambasciatori dei 27 Stati dell’Ue, ostentando la “soddisfazione” per un successo italiano: “È passata la nostra posizione. L’emendamento della Germania era un…
GRANADA — Una serie di colloqui diplomatici, fino ai contatti telefonici, più d’uno, fra Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Olaf Scholz. Finisce con un accordo il negoziato fra Italia e Germania sul nuovo regolamento per il ricollocamento dei migranti: Berlino ritira il contestato emendamento che escludeva le Ong dal novero dei possibili responsabili di “strumentalizzazioni” dei flussi migratori ai danni dei Paesi membri e Palazzo Chigi annuncia il sì al Patto su asilo e migrazioni al quale, nei fatti, restano contrarie solo Polonia e Ungheria e che entro la prossima primavera dovrebbe ricevere il via libera dal Parlamento europeo.
Migranti, quattro nuovi sbarchi nella notte a Lampedusa
La premier sbarca oggi a Granada forte di un’intesa ratificata dalla conferenza degli ambasciatori dei 27 Stati dell’Ue, ostentando la “soddisfazione” per un successo italiano: “È passata la nostra posizione. L’emendamento della Germania era un passo indietro”. E il sigillo definitivo al patto, solo una settimana dopo lo scontro sui finanziamenti tedeschi alle Ong che portano gli immigrati in Italia, verrà posto in un sempre più probabile bilaterale fra Meloni e Scholz che si terrà oggi o domani nei due appuntamenti spagnoli, la riunione della comunità politica europea “allargata” voluta da Macron e il consiglio Ue. Anche il Cancelliere, alla fine, esulta sui social: “È una svolta storica”, afferma Scholz per il quale il regolamento “limiterà efficacemente la migrazione irregolare in Europa e alleggerirà durevolmente stati come la Germania”. È come se avessero vinto tutti, con una convergenza inattesa e per certi versi sorprendente, che nasconde però una realtà più complessa. Dagli esempi di strumentalizzazione del fenomeno migratorio sono sì scomparsi esplicitamente gli interventi delle Ong ma nel preambolo rimane una tutela generale alle “operazioni di aiuto umanitario” comunque da escludere come strumenti di guerra ibrida contro gli Stati membri. Il testo concordato prevede che, in caso di boom degli sbarchi, a innescare lo stato d’emergenza siano i governi nazionali, chiamati a esprimersi su richiesta di un Paese Ue o della Commissione europea. E, una volta aperta la crisi, può scattare il meccanismo di solidarietà obbligatorio, che contempla anche i ricollocamenti dei migranti, e “un’equa ripartizione delle responsabilità” tra i Ventisette. I governi che non accettano la propria quota di migranti dovranno pagare una sanzione di 20mila euro per ogni persone respinta. Ma l’attivazione dello stato d’emergenza potrà essere invocato “solo in casi molto fondati”, rimarca la ministra Annalena Baerbock. E resta insoluta la questione dei confini esterni dell’Unione.
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Come ha sempre detto la stessa Meloni, il ricollocamento è un aspetto minore, rispetto all’esigenza di fermare le partenze verso le coste siciliane. E sotto questo punto di vista, il sostanziale flop dell’accordo con Tunisi lascia tutto come prima. Mentre alleati di peso come Orban e Morawiecki, con i quali a giugno l’inquilina di Chigi aveva tentato una mediazione a Bruxelles, sono scontenti: “Questo regolamento non ferma la migrazione, piuttosto libera i migranti illegali”, è la posizione del governo ungherese.
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Dietro questo asse fra Roma e Berlino, sullo sfondo di un patto salutato anche dalla presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen e dalla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, ci sono interessi elettorali e dinamiche interne ai due Paesi: Meloni rintuzza l’assalto di Salvini che in chiave Europee è imperniato sulla lotta alle Ong, mentre Scholz cerca di contenere le critiche che, proprio sul tema migranti e alla vigilia del voto regionale in Assia e Baviera, gli arrivano dalla principale forza di opposizione, i conservatori della Cdu-Csu, mentre avanza la destra populista dell’Afd. La precedente stesura dell’emendamento sulle Ong, peraltro, aveva come timbro quello dei Verdi della ministra Baerbock, che adesso fa buon viso a cattivo gioco davanti all’impostazione che il Cancelliere ha voluto. È il prequel del doppio vertice fra le colline andaluse, che Meloni utilizza per fuggire dalle grane italiane sui conti, dall’ultima lite con i magistrati, e concentrarsi su un tema che la appassiona come l’intelligenza artificiale, oggetto del suo intervento oggi. Prima della cena con gli altri 50 leader che si terrà all’Alhambra, nel suggestivo Patio de los Leones. Dove rivedrà, fra gli altri, il padrone di casa mai troppo amato, Pedro Sanchez, che ha ricevuto l’incarico di formare un nuovo governo dopo aver ridimensionato gli amici meloniani di Vox.