Smemorati, distratti, morosi incalliti. Ecco il tariffario (disatteso) di partiti e parlamentari
di Giovanna CasadioROMA – I più virtuosi sono i parlamentari di Sinistra italiana: versano al partito 3.500 euro al mese e non c’è nessun moroso. Forse perché sono un piccolo gruppo. Il tesoriere Mimmo Caporusso fa due rapidi conti: sono 42 mila euro l’anno moltiplicati per sei, cioè 252 mila euro, su cui il partito di Nicola Fratoianni può contare. Sei sono infatti i parlamentari di Si.
Ma anche il Pd non è messo male in fatto di sostegno di deputati e senatori al partito. Versano 1.500 euro al mese al nazionale, più il contributo al partito regionale. E qui la quota è variabile, ad esempio nelle Marche è di 1.500 euro al mese, mentre in Abruzzo è di 1.200. All’incirca 3 mila euro mensili. Comunque i dem hanno una antica e rigorosa tradizione: chi sgarra sia a restituire il pattuito in campagna elettorale sia a sostenere mensilmente il partito, difficile che la faccia franca. La linea inaugurata da Elly Schlein poi con il nuovo tesoriere Michele Fina è una ulteriore stretta: non sono ammesse furbi…
ROMA – I più virtuosi sono i parlamentari di Sinistra italiana: versano al partito 3.500 euro al mese e non c’è nessun moroso. Forse perché sono un piccolo gruppo. Il tesoriere Mimmo Caporusso fa due rapidi conti: sono 42 mila euro l’anno moltiplicati per sei, cioè 252 mila euro, su cui il partito di Nicola Fratoianni può contare. Sei sono infatti i parlamentari di Si.
Ma anche il Pd non è messo male in fatto di sostegno di deputati e senatori al partito. Versano 1.500 euro al mese al nazionale, più il contributo al partito regionale. E qui la quota è variabile, ad esempio nelle Marche è di 1.500 euro al mese, mentre in Abruzzo è di 1.200. All’incirca 3 mila euro mensili. Comunque i dem hanno una antica e rigorosa tradizione: chi sgarra sia a restituire il pattuito in campagna elettorale sia a sostenere mensilmente il partito, difficile che la faccia franca. La linea inaugurata da Elly Schlein poi con il nuovo tesoriere Michele Fina è una ulteriore stretta: non sono ammesse furbizie. A fine 2022 il Pd aveva un milione e 164 mila euro di crediti da riscuotere dai parlamentari non in regola con gli adempimenti previsti dallo Statuto. Ebbene Fina conta, fino all’ultimo centesimo: “Ad oggi abbiamo recuperato 708.866,34 euro. Nessuno sconto a nessuno”. Certo “un mestieraccio”, si sfoga, perché esigere crediti non è mai semplice, soprattutto dai morosi che non sono neppure più parlamentari dem.
Seguire i soldi è sempre una buona strada, anche per capire qualcosa della identità dei partiti. D’altra parte è la vicenda di Forza Italia dopo la morte del leader Silvio Berlusconi e i 99 milioni di debiti da assolvere, ad avere sollevato la questione che però torna alla ribalta a ogni bilancio consuntivo. Antonio Tajani, il segretario di Fi, ha voluto una modifica statutaria in base alla quale i forzisti morosi perderanno gli incarichi, sulla scia di Paolo Berlusconi che è sbottato sui soldi: “Mi auguro che tutti i parlamentari finanzino FI”. E c’è di che perdere la pazienza, se è è vero che il sostegno che si chiede mensilmente ai parlamentari forzisti è di 900 euro. Appena un po’ più alto di quello di Italia Viva che è di 500 euro mensili.
Le morosità in Forza Italia si portano dietro una infinità di polemiche. Un elenco parla di 16 morosi eccellenti, che però non ne vogliono sapere di sentirsi definire tali: ammettono ritardi nei pagamenti e invocano la privacy. Ha buon gioco la Lega a dirsi perfettamente in linea con le scadenze e i versamenti. Sul sito del partito di Matteo Salvini, alla voce trasparenza, mensilmente sono pubblicati i versamenti fatti dai parlamentari, che sono di circa 2 mila euro al mese. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha versato quasi il doppio negli ultimi mesi, così come il responsabile dell’Autonomia Roberto Calderoli.
E veniamo al Movimento 5Stelle. I parlamentari danno 2.500 euro al mese e sono chiamati a iniziative per restituire parte delle loro indennità nelle casse pubbliche. Non più come alle origini, quando fu inaugurato il “restitution day “ con cui oltre un milione e mezzo di euro delle indennità parlamentari e della diaria non rendicontata fu destinata a un fondo per l’ammortamento del debito pubblico. Vecchi tempi: era l’estate del 2013 e l’anti casta era il tratto distintivo dei grillini. Sui morosi poi, nel Movimento è successo di tutto fino a diventare il pretesto per gli addii e l’occasione per le espulsioni. L’ultima querelle a fine 2022 su parte del Tfr di Luigi Di Maio, il leader ormai lontano dalla politica e dal Movimento oggi incaricato speciale dell’Ue nel Golfo Persico. Le acque si sono calmate e per i pentastellati l’importante è essere in regola con il contributo dei 2.500 euro mensili. Le morosità sono “residuali”: fanno sapere dal M5Stelle.
Infine: diventato il più votato dagli italiani, Fratelli d’Italia, il partito della premier Giorgia Meloni, prevede che i parlamentari versino 1.000 euro al mese. Pare che i morosi siano pochi. Affidato a Roberto Mele il compito del recupero crediti.