Patto Ue sui migranti, la tutela delle azioni umanitarie finisce nel preambolo del testo. Così tutti cantano vittoria
dal nostro inviato Claudio TitoGRANADA - “Le operazioni di aiuto umanitario non dovrebbero essere considerate come strumentalizzazione dei migranti quando non vi è l’obiettivo di destabilizzare l’Unione o uno Stato membro”. Ecco il punto dell’accordo. Tutto in poche parole. Che però non cambiano il senso della richiesta avanzata dalla Germania. Non c’è più la sigla “Ong”, ma si parla delle “operazioni di aiuto umanitario”. Un ricorso diplomatico ai sinonimi. Niente di sostanziale ma che produce un compromesso.
Nella “guerra” Roma-Berlino sulle politiche migratorie, dunque, per il momento scatta una tregua. In cui, in realtà, nessuno può cantare vittoria. Tanto meno il governo Meloni. Sulle Organizzazioni non governative, infatti, Palazzo Chigi aveva aperto un nuovo fronte conflittuale con il Cancelliere Olaf Scholz. Sotto accusa i finanziamenti alle associazioni umanitarie, comprese quelle che operano nel Mediterraneo. Comprese, ma non solo. Su quel versante l’esecutivo italiano ha voluto costruire la sua trincea. …
GRANADA - “Le operazioni di aiuto umanitario non dovrebbero essere considerate come strumentalizzazione dei migranti quando non vi è l’obiettivo di destabilizzare l’Unione o uno Stato membro”. Ecco il punto dell’accordo. Tutto in poche parole. Che però non cambiano il senso della richiesta avanzata dalla Germania. Non c’è più la sigla “Ong”, ma si parla delle “operazioni di aiuto umanitario”. Un ricorso diplomatico ai sinonimi. Niente di sostanziale ma che produce un compromesso.
Nella “guerra” Roma-Berlino sulle politiche migratorie, dunque, per il momento scatta una tregua. In cui, in realtà, nessuno può cantare vittoria. Tanto meno il governo Meloni. Sulle Organizzazioni non governative, infatti, Palazzo Chigi aveva aperto un nuovo fronte conflittuale con il Cancelliere Olaf Scholz. Sotto accusa i finanziamenti alle associazioni umanitarie, comprese quelle che operano nel Mediterraneo. Comprese, ma non solo. Su quel versante l’esecutivo italiano ha voluto costruire la sua trincea. Che però non produce niente di concreto. Anche perché il contenuto dell’emendamento presentato dalla Germania viene inserito nel “preambolo” del testo finale. Tutti possono dichiararsi soddisfatti ma il merito non viene modificato.
La Germania aveva come obiettivo quello di escludere le Ong dai soggetti considerati implicati nei cosiddetti “conflitti ibridi”. E dunque evitare che possano essere valutate come strumento di chi vuole attaccare l’Ue attraverso gli improvvisi e imponenti flussi migratori, come è accaduto di recente in Polonia attraverso il confine con la Bielorussia. Il risultato definitivo è che nessuno potrà dichiarare e chiedere lo stato di crisi sulla base degli interventi svolti dai “volontari del mare”. E di certo non potranno essere associati alle azioni di disturbo di Paesi “nemici”.
Così nel migliore dei casi per il centrodestra italiano, si tornerà alla situazione precedente: in cui le associazioni impegnate nel salvataggio in mare non sono giudicate né un “nemico” né un “amico”. Anzi, nel testo si esplicita chiaramente che si tratta di azioni non volte a strumentalizzare gli extracomunitari con intenti ostili.
Il compromesso, in realtà, conviene anche alla Cancelleria tedesca. Da giorni infatti la maggioranza tricolore che sostiene Scholz era scossa da linee in contrasto su questo punto. I Verdi avevano insistito infatti per un approccio ancor più solidale. Una posizione, secondo alcuni, determinata anche da una circostanza particolare: una recente sentenza della Corte costituzionale tedesca sul finanziamento pubblico dei partiti, aveva provocato qualche allarme nella maggioranza. Soprattutto nella formazione ambientalista, che in questo quadro vede il legame con le Ong come un fattore per finanziarsi e ricevere risorse. Un clima di tensione che Scholz intendeva comunque interrompere.
Resta, poi, che il nuovo Patto per i migranti e l’asilo non risolve l’emergenza. Roma avrà più giorni per verificare l’identità dei clandestini ma Berlino ha ottenuto che l’attivazione dello stato di “crisi migratoria” non potrà essere unilaterale: sarà il Consiglio e quindi gli stati nazionali a stabilire se si tratta di vera crisi. Resta poi il principio che il Paese di “primo approdo”, come l’Italia, ha la responsabilità di gestire l’arrivo e la permanenza. Non a caso uno dei punti confermati riguarda la disciplina dei cosiddetti “movimenti secondari”: gli extracomunitari che entrano in un Paese Ue e poi si trasferiscono in un altro. Resta l’obbligo, anzi si rafforza, per lo Stato di primo approdo di riaccogliere il clandestino. Una misura fortemente voluta da Berlino e che tocca in maniera particolare l’Italia che ha sempre contato proprio sui movimenti secondari per alleggerire la pressione dei flussi.
Insomma, il nuovo Patto non modifica nella sostanza l’emergenza che si è determinata nel nostro Paese. E anche l’impasse sul Memorandum con la Tunisia ne è la testimonianza. Non solo il presidente tunisino Saied non ha accettato i finanziamenti messi a disposizione, ma molti partner europei ne hanno contestato il merito e la procedura.
Da oggi, nel corso del vertice dei 27 che si riuniscono a Granada, il tema tornerà ad essere affrontato. I leader ne parleranno di nuovo. Ma la prospettiva di una soluzione o di una misura europea concreta è ancora lontana. Il dossier migranti per Palazzo Chigi continua ad essere una spina nel fianco.