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“Tunisia non sicura, l’Italia ci ripensi”. Il tribunale di Firenze boccia le espulsioni dei migranti

Per i giudici il Paese governato dal presidente Saied non è sicuro. Meloni: “Difesa corporativa”
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ROMA - L’Italia ha l’obbligo di riesaminare subito l’inserimento della Tunisia nella lista dei Paesi sicuri e fino a quando non lo farà il potere giudiziario ha l’obbligo di intervenire a tutela dei diritti dei richiedenti asilo che arrivano dalla Tunisia e di disapplicare le norme varate dal governo.

Oltre a quella della giudice di Catania Iolanda Apostolico c’è un’altra sentenza, questa volta del tribunale di Firenze, che dà una nuova picconata al decreto Cutro. Con buona pace della premier Giorgia Meloni che ieri si è detta “preoccupata dalla difesa corporativa della magistratura, perché come un magistrato è libero di dire che un provvedimento del governo è illegittimo, il governo può dire che non è d’accordo senza che questo voglia dire attaccare una categoria”.

Ma intanto c’è un altro “problema tecnico” (per usare le parole del ministro della giustizia Carlo Nordio nell’annunciare ricorso in Cassazione contro il provvedimento della giudice di Catania Iolanda Apostolico) che il go…

ROMA - L’Italia ha l’obbligo di riesaminare subito l’inserimento della Tunisia nella lista dei Paesi sicuri e fino a quando non lo farà il potere giudiziario ha l’obbligo di intervenire a tutela dei diritti dei richiedenti asilo che arrivano dalla Tunisia e di disapplicare le norme varate dal governo.

Oltre a quella della giudice di Catania Iolanda Apostolico c’è un’altra sentenza, questa volta del tribunale di Firenze, che dà una nuova picconata al decreto Cutro. Con buona pace della premier Giorgia Meloni che ieri si è detta “preoccupata dalla difesa corporativa della magistratura, perché come un magistrato è libero di dire che un provvedimento del governo è illegittimo, il governo può dire che non è d’accordo senza che questo voglia dire attaccare una categoria”.

Ma intanto c’è un altro “problema tecnico” (per usare le parole del ministro della giustizia Carlo Nordio nell’annunciare ricorso in Cassazione contro il provvedimento della giudice di Catania Iolanda Apostolico) che il governo deve alla svelta affrontare. Ed è la sentenza, questa volta collegiale, della sezione immigrazione del tribunale di Firenze che ritiene inapplicabile la cosiddetta “procedura Paesi sicuri” nei confronti dei cittadini tunisini. E se a Catania la giudice Apostolico si è limitata a non convalidare il trattenimento di alcuni migranti tunisini chiusi nel centro di Pozzallo in attesa dell’esame accelerato della loro richiesta di asilo, a Firenze, la sezione presieduta dal giudice Luca Minniti (già candidato di Area al Csm nel 2021) ha disapplicato il decreto Cutro accogliendo il ricorso di un tunisino contro un provvedimento di espulsione.

Quarantasette magistrati destituiti da Saied e mai reintegrati come aveva disposto il tribunale amministrativo, due di loro successivamente arrestati, elezioni politiche con una percentuale di votanti inferiore al 9 % svolte con un organismo di controllo nominato direttamente da Saied, totale assenza di una disciplina di concessione dell’asilo o dello status di rifugiato oltre alla degenerazione della crisi sociopolitica nel Paese sono motivi che — secondo i giudici di Firenze — impongono all’Italia “una revisione tempestiva”.

L’inserimento della Tunisia nella lista dei Paesi sicuri è del 2019 ma è stato confermato il 17 marzo di quest’anno sulla scorta di una scheda tecnica, inviata dalla Farnesina al Viminale e al ministero di Grazia e giustizia, che analizza la situazione nel Paese fino all’ottobre del 2022. In quel momento — sottolineano i giudici — pur essendo già in atto la concentrazione di potere nelle mani di Saied, l’Italia “ha ritenuto che la crisi del sistema democratico tunisino non fosse talmente grave da determinare la sua esclusione dalla lista paesi sicura”. Ma nell’ultimo anno — osservano i giudici di Firenze — “gli eventi verificatisi in Tunisia, per come descritti dalle fonti qualificate, rappresentano un cambiamento significativo nella situazione relativa ai diritti umani in un paese designato da essi come sicuro”.

“Il suddetto necessario riesame — argomentano i giudici di Firenze — non è ancora avvenuto e ad oggi la Tunisia permane formalmente nell’elenco dei paesi sicuri, in forza di una valutazione non più aggiornata, e che avrebbe dovuto esserlo”. A sostegno delle sue valutazioni il tribunale cita le preoccupazioni espresse nelle scorse settimane dall’Unhcr “per la sicurezza di centinaia di migranti bloccati in condizioni terribili in aree desolate ai confini con Libia e Algeria”, dalla commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovi?,e dal mediatore europeo in seguito alla firma del patto tra Ue e Tunisia fortemente voluto dalla premier Giorgia Meloni. Che, però, non sembra affatto intenzionata a cambiare idea su Saied nonostante le ultime dichiarazioni del presidente tunisino che ha definito i fondi Ue “un’elemosina” in cambio della quale non intende fare”il guardiacoste dell’Europa”. “Condivido le parole di Saied, basta guardare l’Africa dall’alto in basso”, ha detto ieri la premier.

Ben consapevoli delle reazioni politiche, i giudici di Firenze mettono le mani avanti e spiegano che l’intervento della magistratura sul provvedimento del governo è d’obbligo. perché proprio in virtù della mancata rivalutazione della situazione in Tunisia «”non può ritenersi giustificata la deroga delle regole relative al diritto di asilo e all’accesso alla giustizia”.

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