Il record di Mattarella: è il presidente più longevo di sempre. Al via il vertice di Porto con i capi di Stato: Ucraina, migranti e un'altra idea di Europa.
dal nostro inviato Concetto VecchioPORTO – E’ l’altro vertice. A Porto oggi e domani si riuniranno i sedici capi di Stato europei del Gruppo Arraiolos, tra cui Sergio Mattarella, per parlare delle prossime elezioni europee, della guerra in Ucraina e, anche se formalmente non è in programma, del tema migranti. Proprio mentre a Granada, in Spagna, andrà in scena il consiglio europeo informale nel quale i premier proveranno a sciogliere l’aggrovigliato nodo dell’immigrazione, dopo l’accordo raggiunto ieri sul patto d’asilo. A Porto ci sarà Mattarella, a Granada Meloni. Due vertici diversi. Ma anche due idee diverse dell’Europa.
Mattarella farà valere il suo peso. Da stanotte, tra l’altro, il capo dello Stato diventa il presidente più longevo di sempre, superando Giorgio Napolitano, anche lui eletto due volte: 3167 giorni ininterrotti contro 3166. In Sicilia, due settimane fa, il presidente della Repubblica aveva detto che le regole di Dublino sono preistoria, roba da Pleistocene, auspicando “visione del fut…
PORTO – E’ l’altro vertice. A Porto oggi e domani si riuniranno i sedici capi di Stato europei del Gruppo Arraiolos, tra cui Sergio Mattarella, per parlare delle prossime elezioni europee, della guerra in Ucraina e, anche se formalmente non è in programma, del tema migranti. Proprio mentre a Granada, in Spagna, andrà in scena il consiglio europeo informale nel quale i premier proveranno a sciogliere l’aggrovigliato nodo dell’immigrazione, dopo l’accordo raggiunto ieri sul patto d’asilo. A Porto ci sarà Mattarella, a Granada Meloni. Due vertici diversi. Ma anche due idee diverse dell’Europa.
Mattarella farà valere il suo peso. Da stanotte, tra l’altro, il capo dello Stato diventa il presidente più longevo di sempre, superando Giorgio Napolitano, anche lui eletto due volte: 3167 giorni ininterrotti contro 3166. In Sicilia, due settimane fa, il presidente della Repubblica aveva detto che le regole di Dublino sono preistoria, roba da Pleistocene, auspicando “visione del futuro, non provvedimenti improvvisati o tampone”; quindi aveva visitato un centro accoglienza a Piazza Armerina mentre sorgevano i primi Cpr, centri di permanenza per i rimpatri, voluti dal governo di destra.
Quella di Porto è un’occasione di riflessione per riflettere sullo stato attuale, e quello futuro, dell’Unione europea, del suo processo di integrazione, e delle sfide della globalizzazione. Pane per il nostro Capo dello Stato, europeista convinto, fautore di un asse storico con Francia e Germania, ma anche aperto all’allargamento ad est, nella convinzione che un’Europa, coesa e solida, conviene a tutti in un mondo sempre più squilibrato. Due i panel, il primo ristretto, al Palacio do Freixo: “L’Unione Europea e la situazione in Ucraina”, il secondo “La strada verso le prossime elezioni dl Parlamento e altre sfide dell’Unione Europea”.
Oltre a Mattarella fanno parte del Gruppo Arraiolos, i Capi di Stato di Bulgaria (Rumen Radev), Germania (Frank-Walter Steinmeier), Estonia (Alar Karis), Irlanda (Michael D. Higgins), Grecia (Katerina Sakellaropoulou), Croazia (Zoran Milanovi), Lettonia (Edgars Rinkvis), Ungheria (Katalin Novàk), Malta (George William Vella), Austria (Alexander Van der Bellen), Polonia (Andrzej Duda), Portogallo (Marcelo Rebelo de Sousa), Slovenia (Nataa Pirc Musar), Finlandia (Sauli Niinisto), e Slovacchia (Zuzana Caputovà).
L'Italia fa parte dell'associazione dal 2006 e ha ospitato i Capi di Stato del Gruppo Arraiolos a Napoli nel 2009 e al Quirinale nel 2021. Il Gruppo deve il proprio nome alla cittadina di Arraiolos nell'entroterra portoghese dove il 18 ottobre 2003, i Capi di Stato delle prime sei nazioni partecipanti, Finlandia, Germania, Lettonia, Polonia, Portogallo e Ungheria si riunirono, su invito dell'allora Presidente portoghese Jorge Sampaio, per discutere delle principali problematiche europee.
Non ci si aspetta unanimismo. Ci sono i presidenti di Paesi, come Ungheria e Polonia, che sulla questione migranti, e non solo, coltivano una linea sovranista, ed è probabile che queste diversità emergeranno nel corso delle dichiarazioni congiunte di domani pomeriggio. E assumono una maggiore delicatezza visto che siamo a pochi mesi dal voto europeo di giugno, che può cambiare il volto dell’Unione. E poi c’è la guerra che prosegue, seppur impantanata, anche se è scomparsa dalle prime pagine.