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Schlein all'attacco del governo in direzione Pd lancia la manifestazione dell'11 novembre. Conte: “Se ci invita noi ci saremo”

Elly Schlein durante il suo intervento alla direzione Pd

 
La segretarian dem: “Tutti in piazza come alternativa alla destra”
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ROMA — La prima notizia dalla direzione del Pd è che nessuno se l’è presa con la segretaria. Dopo mesi di sbuffi e stoccate su un mucchio di temi, dal Jobs act alle spese militari alle fuoriuscite dei moderati, per un pomeriggio le polemiche restano sull’uscio del Nazareno. Modalità: silenzioso. Elly Schlein si era raccomandata, compulsando il telefonino per 24 ore: niente bizze - il senso dei messaggi - c’è da lanciare la nostra manifestazione nazionale, per l’11 novembre. E così è stato. Tutti, per una volta, hanno seguito il canovaccio della leader. Il grosso dei big del partito è rimasto in silenzio, da Dario Franceschini ad Andrea Orlando e Nicola Zingaretti, per la maggioranza. Lorenzo Guerini si è espresso via tweet, ma per complimentarsi, come Piero Fassino: «Bene la relazione di Schlein, soprattutto sull’Europa e sulla riaffermazione del sostegno all’Ucraina, quanto mai importante in queste ore». La segretaria aveva appena confermato l’appoggio pieno, «anche militare», a Kiev…

ROMA — La prima notizia dalla direzione del Pd è che nessuno se l’è presa con la segretaria. Dopo mesi di sbuffi e stoccate su un mucchio di temi, dal Jobs act alle spese militari alle fuoriuscite dei moderati, per un pomeriggio le polemiche restano sull’uscio del Nazareno. Modalità: silenzioso. Elly Schlein si era raccomandata, compulsando il telefonino per 24 ore: niente bizze - il senso dei messaggi - c’è da lanciare la nostra manifestazione nazionale, per l’11 novembre. E così è stato. Tutti, per una volta, hanno seguito il canovaccio della leader. Il grosso dei big del partito è rimasto in silenzio, da Dario Franceschini ad Andrea Orlando e Nicola Zingaretti, per la maggioranza. Lorenzo Guerini si è espresso via tweet, ma per complimentarsi, come Piero Fassino: «Bene la relazione di Schlein, soprattutto sull’Europa e sulla riaffermazione del sostegno all’Ucraina, quanto mai importante in queste ore». La segretaria aveva appena confermato l’appoggio pieno, «anche militare», a Kiev, chiedendo al Pse di smarcarsi dal premier incaricato della Slovacchia, il filo-russo Robert Fico, «che ha posizioni incompatibili con la famiglia socialista». Un segnale che la minoranza interna ha gradito. Soprattutto perché questa nettezza nel sostegno alla resistenza ucraina viene rimarcata proprio mentre il governo inizia a frenare sulle nuove forniture.

Per Schlein dunque, per 24 ore, fila tutto liscio. In assenza di spunti polemici, la direzione scorre in tre ore appena (quando c’è da litigare si scavallano ampiamente le cinque). La leader centra l’obiettivo: riesce a mostrare che tutto il partito è compatto nello scendere in piazza contro il governo. La data, anticipata da Repubblica, ora è ufficiale: «L’11 novembre». Va ancora capito dove, se a piazza del Popolo o Santi Apostoli, comunque a Roma. Altra novità tutt’altro che scontata: Giuseppe Conte fa subito sapere che il Movimento 5 Stelle si affaccerà nella piazza dem. Anche per ricambiare la “trasferta” di Schlein, che a giugno aveva partecipato al corteo del Movimento nel centro di Roma, quello delle “brigate di cittadinanza” di Grillo. «Se saremo invitati - dice l’ex premier - e se la piazza è contro le politiche di questo governo, ovviamente ci saremo a dare il nostro sostegno e assicureremo la nostra presenza». Non è detto che ci sarà lui direttamente, potrebbe mandare i capigruppo. La mossa, comunque, non era ovvia, soprattutto perché da due settimane dem e 5S non perdono occasione per pestarsi i piedi, dalle liti sui migranti a quelle sulla Rai. Esulta Marco Sarracino, deputato e responsabile Sud in segreteria, uno dei pochi big a intervenire ieri: «Quella dell’11 dovrà essere la piazza dell’alternativa. E l’alternativa si costruisce anche con gli alleati». Certo, non tutte le divergenze sono appianate, fra giallorossi: domani Schlein sarà alla manifestazione della Cgil, Conte no. E domenica è in programma un “firma day” per il salario minimo, ma 5S e Pd hanno optato per organizzare banchetti separati. Anche la grafica dei volantini è uguale, ma ognuno ha stampato sui fogli solo il suo logo di partito. In ogni caso un riavvicinamento c’è. Favorito da una telefonata distensiva fra Conte e Schlein. I nodi delle alleanze, proprio per evitare attriti in direzione, erano stati affrontati nella segreteria dell’altro ieri. Con un acceso scambio di vedute fra il capogruppo dei senatori Francesco Boccia e il riformista Alessandro Alfieri, che aveva invitato i dem «a non inseguire i 5S sui loro temi, dalle spese militari al Jobs act. E quando ci attaccano, dobbiamo rispondere».

Serviranno ancora parecchi sforzi, per raffreddare il clima fra alleati. L’ha capito Stefano Bonaccini, che in direzione ha sferzato il partito sulla necessità di trovare rapidamente accordi per le amministrative. «Il Pd anche quando perdeva le politiche ha sempre vinto bene le amministrative - è il monito del presidente dem - non vorrei che fosse la prima volta che le perdiamo. Serve più tensione, le opposizioni non vengono viste come un’alternativa». «Basta con un distinguo costante, lavoriamo con ostinazione alla creazione di coalizioni locali», raccoglie l’invito Schlein. Da fuori, arriva anche un assist di Romano Prodi, dal festival delle città: «Il Pd è l’unica alternativa seria, l’Ulivo oggi sarebbe improponibile». Segue battuta: «Sono tentato di tornare nel partito? La classica tentazione del demonio».

Quanto durerà la tregua nel Pd? Almeno fino all’11 novembre, pronosticano i pessimisti. «Fino alle Europee», azzarda chi pensa positivo. Schlein ci spera. Ringrazia Bonaccini e fa sfoggio di ottimismo: «Quando siamo uniti, il Pd non lo batte nessuno». 

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