Lega, la scommessa di Calderoli: portare a casa l’Autonomia e il ritorno alle Province “vecchia maniera”. Obiettivo: election day con le Europee
di Giovanna CasadioROMA – La scommessa del ministro leghista Roberto Calderoli è che, non solo entro le Europee del 2024 l’autonomia differenziata sia cosa fatta, ma che si possa anche tornare a votare per le Province. Le Province, alla vecchia maniera, con presidenti e consiglieri eletti direttamente dai cittadini, potrebbero andare al voto nell’election day, appunto il 9 giugno dell’anno prossimo, con le europee e le amministrative per quasi 4 mila Comuni, così risparmiando 225 milioni di euro. È il calcolo di Calderoli a proposito di tagli dei costi, in questo caso di quelli per le urne. Ma soprattutto alla Lega preme portare a casa, e al più presto, le riforme su cui Matteo Salvini si gioca il tutto per tutto: quel federalismo à la carte, in cui ciascuna Regione può attingere a 23 materie per averne la competenza esclusiva. Ma anche le Province, nella speranza di radicarsi meglio sul territorio.
Calderoli ha affidato a ItaliaOggi, in una intervista, il timing a proposito di Province. In re…
ROMA – La scommessa del ministro leghista Roberto Calderoli è che, non solo entro le Europee del 2024 l’autonomia differenziata sia cosa fatta, ma che si possa anche tornare a votare per le Province. Le Province, alla vecchia maniera, con presidenti e consiglieri eletti direttamente dai cittadini, potrebbero andare al voto nell’election day, appunto il 9 giugno dell’anno prossimo, con le europee e le amministrative per quasi 4 mila Comuni, così risparmiando 225 milioni di euro. È il calcolo di Calderoli a proposito di tagli dei costi, in questo caso di quelli per le urne. Ma soprattutto alla Lega preme portare a casa, e al più presto, le riforme su cui Matteo Salvini si gioca il tutto per tutto: quel federalismo à la carte, in cui ciascuna Regione può attingere a 23 materie per averne la competenza esclusiva. Ma anche le Province, nella speranza di radicarsi meglio sul territorio.
Calderoli ha affidato a ItaliaOggi, in una intervista, il timing a proposito di Province. In realtà il disegno di legge sulle Province è per ora fermo in commissione Affari costituzionali al Senato, dove il presidente, il meloniano Alberto Balboni assicura che riprenderà il suo iter. Ma così in fretta da consentire di votare nell’election day di giugno?
È irrealistico: sostengono le opposizioni. Non così per la Lega. Prima si fa e meglio è. Anche perché c’è bisogno dell’ente che sia in grado di chiudere le buche e di fare la manutenzione delle scuole. La legge Delrio, che ha cambiato i connotati alle Province, non ha funzionato. Sono tutt’altro che enti inutili, come “anche un film di Checco Zalone” sostiene. E’ il ragionamento leghista. Il ministro accusa: “La sinistra sa che con l’elezione diretta molte Province andrebbero al centrodestra e quindi vuole ritardare il voto”.
Anche il Pd ritiene sia bene ripristinare le Province, però con le funzioni necessarie, e quindi con fondi adeguati. E qui parte la querelle. Dario Parrini, ex presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, attacca: “Calderoli afferma il falso in più punti. Il Pd non teme affatto l’elezione diretta delle Province, temiamo i pastrocchi, uno sport in cui l’attuale maggioranza eccelle”. Per chiarire: “Sarebbe assurdo tornare all’elezione popolare di presidenti e consigli provinciali senza prima avere messo in campo una serie di certezze su funzioni, personale e risorse”. Insomma se non ci sono risorse “è una colossale presa in giro”, è “una bandierina ideologica che mette il carro davanti ai buoi”. Sostiene il Pd: se vogliono davvero le Province elette e efficienti, allora stanzino un miliardo in questa legge di Bilancio, sennò sono “le nozze con i fichi secchi”. Un poltronificio, una moltiplicazione di poltrone.
E lo scontro riguarda anche il terzo mandato per i sindaci, che oggi si devono fermare a due consecutivi. Calderoli dà il via libera della Lega al terzo mandato per Comuni fino a 15 mila abitanti. Balboni ritiene sarebbe opportuno per città al massimo di 5 mila abitanti. Nel Pd dibattito aperto, con i sindaci dem a favore del terzo mandato. Anche se è il terzo mandato per i presidenti di Regione ad agitare sia maggioranza che opposizioni: significherebbe che il leghista Luca Zaia, ma anche i dem Stefano Bonaccini e Vincenzo De Luca possono ricandidarsi.
Nell’accelerazione leghista rientra l’esame dell’autonomia in commissione durante la sessione di bilancio. Il sospetto del Pd è che si sia orchestrata una furbata. “Il collegamento dell’autonomia differenziata alla Nadef è stato fatto solo per aggirare il divieto di trattazione dei provvedimenti durante la sessione di bilancio?”, denuncia Andrea Giorgis, il senatore dem capogruppo in commissione Affari costituzionali. “Come mai è collegata alla manovra l’autonomia differenziata, dove nell’ultimo articolo è scritto che si farà a invarianza di bilancio?”, contrattacca Giorgis.