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Giorgio Gori: “Quella volta che Vittorio Feltri mi licenziò perché io troppo di sinistra”

(ansa)
Il sindaco di Bergamo ed esponente del Partito democratico si racconta ai microfoni di One More Time, il podcast condotto da Luca Casadei
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Quella volta in cui “Vittorio Feltri mi fece fuori da giornalista, perché ero troppo di sinistra”. L’incontro con Silvio Berlusconi, “che a 29 anni mi affidò i palinsesti di Mediaset”. Il ruolo “molto sopravvalutato” nell’ascesa politica di Matteo Renzi. Il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, si racconta a One More Time, il podcast ideato e condotto da Luca Casadei e prodotto in collaborazione con OnePodcast.

Gori, classe 1960, racconta gli esordi nel mondo del giornalismo e l’incontro con Vittorio Feltri. La prima, poco dopo l’inizio della collaborazione. “Tra i 17 e i 18 anni inizio a scrivere, per il Giornale di Bergamo. Ritagliavo le notizie principali e le leggevo in radio. A un certo punto arriva un nuovo direttore, Vittorio Feltri, e mi dice: non va bene, dì quali sono le farmacie aperte e quali chiuse, sarà molto meglio”. Il lavoro nel giornalismo si interrompe qualche anno dopo. “Quando Feltri di nuovo arriva a dirigere questo quotidiano e nel giro di due mesi mi fa fuori. Poi,…

Quella volta in cui “Vittorio Feltri mi fece fuori da giornalista, perché ero troppo di sinistra”. L’incontro con Silvio Berlusconi, “che a 29 anni mi affidò i palinsesti di Mediaset”. Il ruolo “molto sopravvalutato” nell’ascesa politica di Matteo Renzi. Il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, si racconta a One More Time, il podcast ideato e condotto da Luca Casadei e prodotto in collaborazione con OnePodcast.

Gori, classe 1960, racconta gli esordi nel mondo del giornalismo e l’incontro con Vittorio Feltri. La prima, poco dopo l’inizio della collaborazione. “Tra i 17 e i 18 anni inizio a scrivere, per il Giornale di Bergamo. Ritagliavo le notizie principali e le leggevo in radio. A un certo punto arriva un nuovo direttore, Vittorio Feltri, e mi dice: non va bene, dì quali sono le farmacie aperte e quali chiuse, sarà molto meglio”. Il lavoro nel giornalismo si interrompe qualche anno dopo. “Quando Feltri di nuovo arriva a dirigere questo quotidiano e nel giro di due mesi mi fa fuori. Poi, con più libertà, mi ha detto: Gori è bravo, scrive bene, ma è un po’ troppo di sinistra”.

Per Gori il grande salto nel mondo della tv è con Rete 4. “Nel 1989 Berlusconi mi chiama ad Arcore e mi dice: fallo tu, occupati dei palinsesti. Io la riconoscenza che provo ancora oggi per questa fiducia non l’ho provata mai per nessuno”. In Mediaset, racconta Gori, “non sono mai stato in difficoltà, nessuno mi ha chiesto per chi votassi. L’obiettivo era molto neutro: il successo commerciale. Finché Berlusconi decide che deve assumere un ruolo politico, deve mettere su un partito e si aspetta che l’azienda sia tutta con lui. Lì ci sono state alcune tensioni”.

Altro snodo, l’incontro con Matteo Renzi, alle primarie del 2012. “Renzi è una persona che ama moltissimo la televisione e che aveva vissuto da ragazzino la tv che avevo fatto. Quando ci siamo incontrati, pensavo di dover essere io quello che faceva le domande, invece ho subito un interrogatorio su temi televisivi. La sua convinzione era che potessi essergli utile sulla comunicazione. Io non l’ho mai pensato, perché riconoscevo a Matteo capacità comunicative speciali. Il mio ruolo nei confronti dell’ascesa politica di Renzi è stato molto sopravvalutato”.

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