Migranti, progetti militari e Brexit: ecco perché Sunak considera Meloni la sua migliore alleata in Europa
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraRishi Sunak e Giorgia Meloni
(ansa)LONDRA - Un alto esponente del partito conservatore britannico ci dice: “Giorgia Meloni? Può essere la nuova Angela Merkel d’Europa! Noi ci puntiamo tanto”. Un anonimo ministro del governo Sunak in carica aggiunge: “L’Italia? In questo momento è senza dubbio il nostro miglior alleato in Europa”.
Intanto, tra Rishi Sunak e Giorgia Meloni c’è un gran feeling. Sin dal primo incontro alla Cop27 in Egitto, lo scorso novembre. Relazioni profonde, non solo politiche ma anche personali: i due leader parlano spesso dei propri figli, come abbiamo captato lo scorso aprile sulla porta di Downing Street, quando il primo ministro britannico accolse la premier italiana chiedendole della sua bambina. Per una visita che, a sentire politici e diplomatici allora direttamente coinvolti, fu per tutti “un grande successo”, incastrato in una rete di relazioni e contatti sempre più fitta tra i due Paesi.
Solo pochi mesi prima, con la mediazione del nuovo ambasciatore britannico a Roma, il navigato Lord Ed Ll…
LONDRA - Un alto esponente del partito conservatore britannico ci dice: “Giorgia Meloni? Può essere la nuova Angela Merkel d’Europa! Noi ci puntiamo tanto”. Un anonimo ministro del governo Sunak in carica aggiunge: “L’Italia? In questo momento è senza dubbio il nostro miglior alleato in Europa”.
Intanto, tra Rishi Sunak e Giorgia Meloni c’è un gran feeling. Sin dal primo incontro alla Cop27 in Egitto, lo scorso novembre. Relazioni profonde, non solo politiche ma anche personali: i due leader parlano spesso dei propri figli, come abbiamo captato lo scorso aprile sulla porta di Downing Street, quando il primo ministro britannico accolse la premier italiana chiedendole della sua bambina. Per una visita che, a sentire politici e diplomatici allora direttamente coinvolti, fu per tutti “un grande successo”, incastrato in una rete di relazioni e contatti sempre più fitta tra i due Paesi.
Solo pochi mesi prima, con la mediazione del nuovo ambasciatore britannico a Roma, il navigato Lord Ed Llewellyn, erano arrivati nella capitale italiana in visita nel giro di 24 ore addirittura tre pesi massimi di ministri: il ministro della Difesa, Ben Wallace, quello degli Esteri James Cleverly e quella al Commercio, la lanciatissima Kemi Badenoch. Non si era mai visto qualcosa del genere.
Ma cosa c’è davvero dietro questa nuova "special relationship" tra Italia e Regno Unito? E, parallelamente, tra Meloni e Sunak? L’asse sui migranti visto in queste ore al summit di Granada è solo l’ultima impalcatura di un coacervo di interessi nazionali, obiettivi comuni, diverse convenienze tra i governi in carica ma anche empatia e simpatie personali. Tutte cose che hanno aperto un nuovo capitolo nei rapporti tra Londra e Roma. E che innescano scenari inediti, tutti da decifrare.
I migranti
Innanzitutto, il capitolo migranti. È vitale sia per Sunak che per Meloni, visto che entrambi hanno costruito campagne e consenso popolare proprio su questo tema. I due Paesi hanno lo stesso problema: traffico di esseri umani e barconi di migranti e richiedenti asilo che sbarcano sulle rispettive coste, anche se i numeri sono molto diversi (oltre 21mila giunti sulle coste britanniche nel 2023, contro gli oltre 130mila su quelle italiane).
Dunque, Italia e Regno Unito stanno cercando una convergenza non facile. Il sogno di Londra è che i Paesi Ue, Italia inclusa, accettino di riprendersi immigrati e richiedenti asilo che arrivano sulle coste inglesi solo in un secondo momento, dopo esser passati in Ue.
Secondo fonti del Ministero degli Esteri italiano, Londra ha provato a inserire una norma simile anche prima della firma del bilaterale “Memorandum of Understanding” tra Regno Unito e Italia, in occasione della visita di Meloni nella capitale britannica lo scorso aprile. Peccato che Roma, come risulta a Repubblica, ha sempre rispedito al mittente, visto l’emergenza migranti ben più grave che sta affrontando.
Ma, come visto ieri durante il vertice di Granada, resta comunque lo spazio per una convergenza. I britannici hanno cambiato tattica sull’emergenza migranti, come ci spiega una alta fonte di Whitehall: “Non più downstream, ma upstream”. Ovvero: non cercare di fermare più i migranti quando sono arrivati già sulla Manica (“downstream”), ma risalire appunto alla fonte (“upstream”). Ossia stopparli prima che partano dai Paesi di origine o mediterranei.
Ciò si unisce “alla volontà di cooperare anche in missioni come l’ultima in Tunisia di Meloni e von der Leyen”, continua la fonte di Whitehall a Repubblica. “Vogliamo essere un partner importante, anche nelle operazioni di Frontex”, cui Londra potrebbe entrare molto presto.
Tutto ciò è un obiettivo capitale anche per l’Italia, cui la sponda britannica fa ovviamente comodo per fare pressione su Francia, Germania ma anche Paesi dell’Est. Tuttavia, Londra deve compiere altri passi concreti.
Un’altra fonte italiana coinvolta nel dossier sottolinea che “la Global Britain post Brexit sinora non si è assolutamente dimostrata Mediterranean Britain”. E cioè: “Nonostante il Regno Unito sia un Paese molto coinvolto nel futuro della Libia, per esempio, e abbia due basi militari a Cipro, nel Mediterraneo per i migranti sinora ha proposto o fatto poco di concreto. Gli inglesi da quelle parti spesso agiscono solo in reazione a qualcosa, ma molto raramente prendono l’iniziativa, almeno sinora”.
La Difesa
Poi c’è la Difesa. Il Regno Unito, che con Kiev ha un legame politico e militare strettissimo sin dalla caduta dell’Urss, è molto contento del fermo sostegno dell’Italia per l’Ucraina contro l’aggressione della Russia di Putin. Ma nello specifico c’è un altro progetto che lega saldamente i due Paesi, cui ora partecipa anche il Giappone: il “Gicap”, che nei prossimi anni partorirà gli avveniristici caccia di nuova generazione “Tempest", che andranno a sostituire i Typhoon.
Una missione che, come dice a Repubblica il ministro della Difesa Guido Crosetto in visita a Londra nei giorni scorsi, "ha diverse finalità: militare, tecnologica, ma anche di ritorno industriale e di know how, per tutti i contraenti. Il caccia in sé rappresenterà solo il 2% delle tecnologie che andremo a implementare dopo questo progetto”.
Anche in questo caso, però, ci sono delle frizioni. Si apprende che da settimane Sunak sta facendo pressioni sui partner del Gicap per imbarcare l’Arabia Saudita nel progetto, Ma ’Italia in questo momento pare ancora molto scettica e al massimo coinvolgerebbe Riad nella parte commerciale, non di più. Lo stesso Crosetto, nella nostra conversazione a Londra, ci dice che “uno dei motivi del Tempest è di avere partner futuri anche per venderlo. Quindi non escludiamo nessuno, perlomeno dal punto di vista commerciale”.
Eppure, Sunak sta "facendo enorme pressione anche sulla Germania”, ci dicono alte fonti diplomatiche e industriali, per far sbloccare la consegna dei Typhoon a Riad, in questo momento osteggiata da Berlino per le sanzioni su Khashoggi e guerra in Yemen.
I motivi principali di questo attivismo britannico pro Arabia sono tre: i sauditi sono alleati fondamentali nell’area come per gli Usa; porterebbero al Tempest una marea di soldi mai così utili all’Occidente in tempi di guerra; infine, l’Arabia è una sponda cruciale per l’intelligence di Londra in termini di anti-terrorismo. Tra l’altro, incombe una attesissima visita proprio di Mohammed Bin Salman a Londra. Doveva avvenire a novembre ma pare che sarà spostata a inizio 2024, per motivi ancora ignoti.
L’amicizia tra Sunak e Meloni
Poi, ovviamente, c’è la grande amicizia tra Sunak e Meloni. Una fonte a Whitehall ci dice la sua: “Giorgia sta dando una buona sponda a Rishi sull’Ucraina e sulla lotta all’immigrazione irregolare”. Ai britannici la crescente amicizia post-Brexit con un Paese cruciale come l’Italia fa molto comodo. "Rishi, in cambio, dimostra che si può parlare anche con una populista come Meloni, formatasi nella destra radicale, rendendola così più presentabile alla comunità internazionale”. “È una bella chemistry”, aggiunge un altro diplomatico britannico a Repubblica.
Rishi e Giorgia, solo tre anni di differenza. Uno è il politico più ricco e posh del Regno Unito, con un patrimonio di oltre 800 milioni con la moglie ereditiera indiana Akshata Murty. L’altra è una leader che si è fatta da sola nella popolare Garbatella, a Roma. Eppure, è un’affiatatissima coppia, che è riuscita a fondere il conservatorismo tradizionale britannico con la storia post-fascista di un partito come Fratelli d’Italia.
Per Meloni, i tories sono sempre stati una stella polare, non solo su temi come la lotta all’immigrazione irregolare. Anche per la premier romana, i conservatori inglesi rappresentano una porta per una normalizzazione internazionale che scolorisca il marchio di "lepenismo italiano”.
Meloni inoltre è una fedele fan di Sir Roger Scruton, il grande filosofo conservatore scomparso nel 2020 e baluardo della destra intellettuale, cristiana e tradizionalista europea. Lo ha invocato persino nel suo primo discorso da premier in Parlamento, nell’ottobre 2022. Scruton è il perfetto anello di congiunzione tra la destra italiana e l'attuale conservatorismo britannico.
La Brexit
Ma, soprattutto negli anni immediatamente precedenti alla Brexit, per Meloni i tories inglesi sono stati anche l’incarnazione di un'entità atlantista ma allo stesso tempo critica in e dell’Ue. Come quando l’ex leader britannico David Cameron si alleò con gli euroscettici polacchi a Strasburgo.
Ora, paradossalmente, sta avvenendo il contrario. Perché è l’Italia ad aver assunto quel ruolo lasciato dagli inglesi dopo Brexit, come ci dice il sottosegretario alla Scienza del governo Sunak, George Freeman, durante il vertice Uk-Italia di Pontignano 2023 (Siena) organizzato dall’ambasciata britannica: “È vero: l’Italia ha preso il posto e il ruolo del Regno Unito nella Ue: ossia è ora la terza economia più grande dopo Francia e Germania, che non guarda solo all’interno dell’Unione o all’asse franco-tedesco, ma anche al mondo esterno e globale, con attenzione a mercati, dinamismo e flessibilità. Con Roma, oggi abbiamo destini comuni nella corsa globale alla scienza, alla tecnologia, alla geopolitica e alla sicurezza mondiale”.
In questo contesto, l’Italia non vuole irritare la Ue esponendosi troppo con gli inglesi, anche perché non può scherzare col fuoco su questioni economiche, politiche e finanziarie in ambito comunitario. Ma la sponda di Londra fa comunque comodo, non solo perché così il governo Meloni acquista credito internazionale nei confronti di Francia e Germania all’/interno della Ue, ma anche perché così Roma, ci dice una alta fonte diplomatica, tramite gli inglesi ha ancora più ascolto negli Stati Uniti d’America.
Al contrario, dopo la Brexit il Regno Unito ha disperato bisogno di essere influente a livello internazionale, perché ora è fuori da Ue e sono saltati molti ponti diplomatici quotidiani. Esclusa dal consesso dell’Unione Europea e di tutti gli incontri ufficiali e a margine, Londra sta cercando di rimanere attaccata ai circoli che contano, nonostante tutto. “Perciò viaggio così tanto e senza sosta”, ammette a Repubblica il ministro degli Esteri britannico James Cleverly, “perché è vero, abbiamo perso quei contatti quotidiani, ma la Brexit ci ha dato altri vantaggi, come quello di stringere accordi commerciali con chiunque”.
Dunque, anche per mantenere una certa influenza in Ue, la Gran Bretagna sta cercando di costruire sempre più solide alleanze bilaterali con i Paesi in questo momento più amici, in primis l’Italia, ma anche la Polonia per esempio.
Ma un momento: non sarà che, allo stesso tempo, Londra sfrutta alleanze bilaterali come quella con Roma come “cavallo di troia” per essere in Ue anche dopo la Brexit? Tutti gli esperti che abbiamo consultato non la pensano così. Perché mosse bilaterali britannici hanno una potenza limitata, talvolta sono piuttosto disperate, vedi il recente fallimento di far eleggere Wallace a segretario della Nato). “Credo che Londra sia più interessata a strategie in ambito commerciale nel mondo, non di spaccare l'Ue”, ci dice Raoul Ruparel, ex special adviser del governo britannico sull'Europa.
Un anonimo ex ministro del governo di Theresa May aggiunge a Repubblica: “Londra si comporta così solo per contare, ma non per spaccare. Anche perché l’Europa è molto solida, almeno in questo momento. Ciò si unisce al pragmatismo di Sunak, e grandi convergenze con la Ue come il Windsor Agreement su Irlanda del Nord o il ritorno di Londra nel programma scientifico continentale Horizon lo dimostrano”.
Un alto diplomatico europeo ci dice: “Ah certo che gli inglesi vogliono sempre spaccarci! Dividi et impera! Ma Sunak è ben diverso dai kamikaze di Johnson e Truss che volevano far fallire la Ue per definire la Brexit un successo. Lo abbiamo capito tutti a Bruxelles. Perciò l’aria è cambiata”.
La guerra in Ucraina ha certamente avuto un ruolo vitale nel riunire l'Occidente e l’Europa, nel primo anno di conflitto. In ogni caso, ora il Regno Unito, per lo meno quello di Sunak, non è più considerato una minaccia in molte cancellerie europee. Anzi, per Paesi come l’Italia, e non solo, è un nuovo grande alleato.
Qualche sera fa, durante la conferenza del partito conservatore a Manchester, eravamo a un ricevimento dell’ambasciata europea nel Regno Unito e il nuovo capo della diplomazia, lo spagnolo Pedro Serrano, ha detto al ministro britannico per l’Irlanda del Nord, Chris Heaton-Harris che questa nuova relazione tra Uk e Ue è di “amore: ho nel mio ufficio la foto con te e Cleverly abbracciati dopo il Windsor Agreement. È bellissima”. E Heaton-Harris: “Che bello parlare di amore quando c’è anche tua moglie in questa stanza”, ha scherzato, “ma sì, c’è una sorta di bromance tra di noi…”. Scene semplicemente impossibili un anno fa.