Hanno tutti ragione | Trump, i fascisti e i 99 Posse. L'onda rossobruna che tifa per il disimpegno in Ucraina
di Stefano CappelliniQuesto è il numero di venerdì 6 ottobre 2023 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
Qualche giorno fa ha fatto impressione a molti che un noto gruppo musicale schierato all’ultrasinistra, i 99 Posse, si sia esibito a Napoli su un palco addobbato con le bandiere delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, cioè i territori ucraini occupati dalle truppe russe. L’evento era patrocinato dall’Anpi, che i partigiani possano perdonare l’associazione che porta il loro nome. Lo show dei 99 Posse non può sorprendere: a sinistra lo spettacolo indecente di chi, vestito da Masaniello, è convinto di trovare buone ragioni nelle azioni dei carnefici e mai nell’autodifesa delle vittime va avanti dal febbraio del 2022, anche se è un po’ illusorio pensare che prima di quella data non fossero già operative tutte le storture per le quali il massacro dei civili ucraini diventa in bocca a molti “la guerra di Biden”.
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Qualche giorno fa ha fatto impressione a molti che un noto gruppo musicale schierato all’ultrasinistra, i 99 Posse, si sia esibito a Napoli su un palco addobbato con le bandiere delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, cioè i territori ucraini occupati dalle truppe russe. L’evento era patrocinato dall’Anpi, che i partigiani possano perdonare l’associazione che porta il loro nome. Lo show dei 99 Posse non può sorprendere: a sinistra lo spettacolo indecente di chi, vestito da Masaniello, è convinto di trovare buone ragioni nelle azioni dei carnefici e mai nell’autodifesa delle vittime va avanti dal febbraio del 2022, anche se è un po’ illusorio pensare che prima di quella data non fossero già operative tutte le storture per le quali il massacro dei civili ucraini diventa in bocca a molti “la guerra di Biden”.
Per questo, però, è stata una boccata d’aria leggere stamattina sul Manifesto il fondo di Francesco Strazzari sulla guerra in Ucraina. Titolo: “La propaganda di destra avanza, la guerra continua”. Un’analisi informata sullo stato delle cose (il senso è: non ci sono i presupposti per una prevalenza militare dell’una o dell’altra parte), ma soprattutto una presa di posizione chiara e purtroppo minoritaria in quel pezzo di sinistra di cui da più di 50 anni il quotidiano comunista è autorevole parte. Niente strabismi ideologici, nessuna confusione tra pacifismo e anti-americanismo, un solido confine tra un punto di vista di sinistra e le dilaganti pose rossobrune che di fatto riciclano da mesi tutti gli argomenti del Cremlino: “Chi si prodiga per la pace – scrive Strazzari – dovrà continuare a difendere la distinzione, minacciata da continue campagne di propaganda, tra incalzare la logica della guerra e cedere alle ragioni del più spietato”. Che ovviamente è Vladimir Putin, ma è un’ovvietà tutt’altro che condivisa in certi ambienti. A Strazzari va il merito di spiegare perché non sia così condivisa: una martellante campagna propagandistica, di chiaro segno ultradestro, fatta però propria da gente in teoria, molto in teoria, schierata all’opposto. Tutti solerti nel portare argomenti a sostegno di Putin che, dopo aver fallito l’operazione bellica lampo, è sempre più rinfrancato dagli scenari politici occidentali – scadenze elettorali in molti Paesi dove il voto potrebbe ribaltare i rapporti di forza tra sostenitori dell'Ucraina e quinte colonne filorusse, in testa le presidenziali Usa con il possibile ritorno di Donald Trump – e dall'effetto delle Europee del 2024: “Un’Europa dei sovranismi è un’Europa debolissima. È lo scenario che Putin aspetta per rifiatare militarmente mentre – surfando gli algoritmi – imperversano un po’ ovunque commentatori anonimi e troll che, impugnando uno stile anticonformista e dichiarandosi fuori dal coro del mainstream, cercano di catalizzare il sostegno dell’opinione pubblica di sinistra”.
Putin: "Non abbiamo iniziato noi la cosiddetta guerra in Ucraina. Per l'Occidente chiunque non lo segua ciecamente è un nemico"
Verissimo. Bisognerebbe aggiungere che sono già tanti i commentatori che operano con nome e cognome e, realisticamente, nell’opinione pubblica cui si rivolge lo stesso Manifesto fanno più danni delle legioni di bot telecomandati dal Cremlino. C’è il leader di un partito, Giuseppe Conte, impegnato ad acchiappare gonzi travisandosi da pacifista e anti-imperialista (c’è un camuffamento nel quale Conte non si sia ancora cimentato?). C’è tutto un milieu di tribuni dell’impegno e dello spettacolo, da Michele Santoro a Moni Ovadia, da Vauro all’ineffabile Ferilli, i nomi sono decine, decisi a ribaltare tutte le responsabilità della prosecuzione del conflitto (ma in molti casi persino quelle della sua origine). Ci sono ex presidenti del Consiglio come Massimo D’Alema, abbiamo parlato proprio qui un paio di settimane fa del numero della sua rivista Italianieuropei dedicato a osannare l’ascesa di un nuovo ordine mondiale guidato da Russia e Cina. Ci sono pensosi reduci del comunismo come Luciano Canfora o Beppe Vacca. Proprio Vacca, intervistato qualche giorno fa dalla nuova Unità di Piero Sansonetti, piccolo tank del rossobrunismo più spinto, ha sintetizzato così la sua visione del conflitto: "Un popolo, quello ucraino, che per ragioni che io non so decriptare interamente, è diretto all’interno da forze che ne favoriscono il massacro". Ma c'è almeno una ragione che lo storico ed ex parlamentare del Pci decripta nitidamente: "Dopo il Vietnam, anche perché scottati da quella sconfitta, gli Stati Uniti le guerre che hanno fatto le han sempre fatte in outsourcing. Le hanno sempre fatte per procura. Guerra per procura con la sospensione, che non so se e quanto temporanea, del ruolo di mediatore dell’Europa, che porta alla distruzione del popolo ucraino. Qualsiasi sia il giudizio che si possa dare di Putin, la strategia russa non può che giocare quella carta". Qualsiasi sia il giudizio.
Non so se il Manifesto aggiungerebbe Vacca all'elenco dei "commentatori anonimi" che "cercano di catalizzare l'opinione pubblica di sinistra". L'identikit, anonimato a parte, parrebbe corrispondere. Di certo c'è che il quotidiano comunista inquadra bene il fenomeno del propagandismo italiano e fotografa l'inquietante avanzata delle destre sovraniste in Europa e nel mondo per quel che è, una parte integrante del disegno putiniano, la sfida lanciata dalle autocrazie fasciste o criptofasciste al mondo libero. Imperfetto ma libero. Cinico ma libero. Incoerente ma libero.
Come già sui vaccini, i tribuni hanno fiutato la debolezza del campo occidentale, sanno che le loro mistificazioni attecchiscono bene, producono visibilità e rendite di posizione. L'opportunismo pesa, ma le distonie cognitive anche di più: sono accecati dalla nostalgia, dalla vanità intellettuale, dai tarli ideologici, sebbene non del segno che pensano loro. Millantano di fare opposizione al sistema mentre si agitano come mosche intorno a un movimento globale molto più grande, una cosa che i 99 Posse forse chiamerebbero rigurgito fascista.