Il ritorno della “Bestia” di Salvini dietro al video della giudice. E anche Morisi riparte: ha fondato una nuova società
di Matteo PucciarelliROMA — La “Bestia” è tornata, o anzi, non se n’è mai andata. La vicenda legata al killeraggio via social di Matteo Salvini della magistrata Iolanda Apostolico lo dimostra, lo schema è cambiato ed è tornato un assetto più aggressivo ma lo squadrone che dietro le quinte lavora per amplificare la propaganda del vicepresidente del Consiglio e leader della Lega è rimasto più o meno intatto in questi anni, e oggi è tutto a libro paga di Palazzo Chigi, ministero delle Infrastrutture e gruppi parlamentari del Carroccio.
Certo, rimane un grande punto di domanda: che fine ha fatto Luca Morisi, creatore del sistema editoriale da lui stesso battezzato per l’appunto “Bestia”, ideologo dello schiamazzo populista e completamente sparito dai radar dopo lo scandalo del festino con droga di due anni fa che lo ha investito in pieno? Al netto delle voci di un suo informale ritorno nello staff del “Capitano”, una certezza c’è: lo scorso febbraio Morisi ha chiuso la società Sistema Intranet che aveva fonda…
ROMA — La “Bestia” è tornata, o anzi, non se n’è mai andata. La vicenda legata al killeraggio via social di Matteo Salvini della magistrata Iolanda Apostolico lo dimostra, lo schema è cambiato ed è tornato un assetto più aggressivo ma lo squadrone che dietro le quinte lavora per amplificare la propaganda del vicepresidente del Consiglio e leader della Lega è rimasto più o meno intatto in questi anni, e oggi è tutto a libro paga di Palazzo Chigi, ministero delle Infrastrutture e gruppi parlamentari del Carroccio.
Certo, rimane un grande punto di domanda: che fine ha fatto Luca Morisi, creatore del sistema editoriale da lui stesso battezzato per l’appunto “Bestia”, ideologo dello schiamazzo populista e completamente sparito dai radar dopo lo scandalo del festino con droga di due anni fa che lo ha investito in pieno? Al netto delle voci di un suo informale ritorno nello staff del “Capitano”, una certezza c’è: lo scorso febbraio Morisi ha chiuso la società Sistema Intranet che aveva fondato assieme ad Andrea Paganella – eletto senatore lo scorso anno – e che era stata storicamente l’azienda che forniva la consulenza in comunicazione e analisi dei dati a Salvini. Sempre a febbraio, tre giorni prima di quella chiusura, ne ha però aperta un’altra, la Lumos. Di cosa si occupa? “Ufficio stampa per conto terzi e cura e promozione dell’immagine pubblica di organizzazione e imprese”. Non figurano dipendenti, di certo comunque è un segnale di nuova vita del Morisi desaparecido, proprio nel campo nel quale si era più distinto.
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Il team da lui guidato per anni è rimasto tutto, compreso Leonardo Foa, il figlio di Marcello (ex presidente della Rai gialloverde) che aveva lasciato temporaneamente la comunicazione politica per un’altra avventura professionale. Adesso è “esperto responsabile della pianificazione e della promozione delle attività del vicepresidente” del Consiglio per 120 mila euro l’anno. Il costo per tenere in piedi la “Bestia” è sempre stato sostenuto, basti pensare che solo di sponsorizzazioni Facebook la pagina di Salvini e quella del partito sono costate quasi 730 mila euro in quattro anni e mezzo. Anche per questo motivo le volte in cui la Lega è andata al governo sono state l’occasione per scaricare sulle strutture pubbliche almeno gli stipendi degli smanettoni: Daniele Bertana (promosso capo della segreteria di Salvini), Alessandro Pansera, Agostino Pecoraro, Fabio Montoli sono inquadrati alla presidenza del Consiglio; Andrea Zanelli e Fabio Visconti al ministero delle Infrastrutture; Marco Messa dalla Camera. Mentre Paganella, come detto, è stato promosso parlamentare a Palazzo Madama.
Da quando Morisi si è defilato, la corsa social di Salvini si è arrestata: rimane il politico italiano che su Facebook ha più fan, 5 milioni, ma in due anni ne ha persi 155 mila. Con le elezioni europee in vista, la macchina ha ricominciato con lo stile spregiudicato dei bei tempi, con meno slide sul ponte sullo Stretto e altre infrastrutture e più sparate: quindi come detto la messa nel mirino della giudice sgradita, l’attacco alla Germania sulle ong che salvano vite in mare, Romano Prodi “servo dell’Unione Europea”, le polemiche contro gli “eco-imbecilli” e Richard Gere, alternate con le rassicurati foto pop del vicepremier a fare la spesa e tirare il carrello dell’Esselunga (marchio caro al partito, il fondatore Bernardo Caprotti in passato lo ha finanziato). La speranza è rosicchiare un po’ di consenso a Fratelli d’Italia, e per farlo serve urlare più del solito. Che funzioni non è detto: la “Bestia” era entrata in funzione nel 2013, la Lega era ancora Nord e Salvini era un no-euro che girava con le felpe, spararla grossa era facile e non costava nulla; dal 2018 in poi Salvini è stato al governo tre volte, ministro e vicepremier, e sbraitare su quel che non funziona rischia di trasformarsi in un boomerang.