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Video della giudice Apostolico, ora le immagini girate da un uomo in borghese mettono in crisi il Viminale

Dopo una verifica interna la questura di Catania nega la paternità del filmato. Resta da capire perché l’autore fosse dietro il cordone di polizia
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L’uomo che ha ripreso, in primo piano, la giudice Iolanda Apostolico durante una manifestazione al porto di Catania nel 2018 non era un videomaker professionista. Filmava con una piccola videocamera con lo sportellino, come quelle in dotazione alle forze di Polizia cinque anni fa come oggi. Si trovava a stretto contatto con il cordone dell’ordine pubblico, senza che nessuno lo identificasse o fermasse com’era accaduto con gli altri cameramen presenti quel giorno. Quel filmato non era presente in Rete, è stato verificato ieri, utilizzando specifici software. Qualcuno, quindi, letto del provvedimento firmato dalla giudice Apostolico, ha ricordato la presenza della magistrata a quella manifestazione. Ha rintracciato il video e lo ha messo a disposizione del governo e di Matteo Salvini, allora ministro dell’Interno. Lui smentisce, ma in molti sono pronti a giurare che un ruolo lo abbia avuto un deputato della Lega, Anastasio Carrà, ex carabiniere catanese, che per primo dopo la pubblicazi…

L’uomo che ha ripreso, in primo piano, la giudice Iolanda Apostolico durante una manifestazione al porto di Catania nel 2018 non era un videomaker professionista. Filmava con una piccola videocamera con lo sportellino, come quelle in dotazione alle forze di Polizia cinque anni fa come oggi. Si trovava a stretto contatto con il cordone dell’ordine pubblico, senza che nessuno lo identificasse o fermasse com’era accaduto con gli altri cameramen presenti quel giorno. Quel filmato non era presente in Rete, è stato verificato ieri, utilizzando specifici software. Qualcuno, quindi, letto del provvedimento firmato dalla giudice Apostolico, ha ricordato la presenza della magistrata a quella manifestazione. Ha rintracciato il video e lo ha messo a disposizione del governo e di Matteo Salvini, allora ministro dell’Interno. Lui smentisce, ma in molti sono pronti a giurare che un ruolo lo abbia avuto un deputato della Lega, Anastasio Carrà, ex carabiniere catanese, che per primo dopo la pubblicazione ha sfidato la magistrata: “È lei, mi smentisca se ha il coraggio”.

Si sa poco, ma si sa abbastanza sul video usato come una clava dal vicepremier contro la giudice Apostolico e che ieri all’improvviso si è trasformato in boomerang: perché, è vero, la presenza del magistrato a una manifestazione di quel tipo può presentare profili di inopportunità, ma la pubblicazione di quel video rappresenta altro. Un possibile reato secondo il deputato dei Verdi, Agnelo Bonelli, corso ieri in Procura a chiedere accertamenti così come aveva fatto quando vennero fuori i documenti segreti sulla visita in carcere di alcuni parlamentari ad Alfredo Cospito, rivelazione che è costata un’inchiesta al sottosegretario Andrea Delmastro. Ma quel video è stato subito visto come una pericolosa buccia di banana dai vertici della Polizia e dal Viminale: non è un caso che il capo, Vittorio Pisani (che nel 2018 era proprio all’Interno con Salvini a dirigere il Servizio immigrazione) abbia subito chiesto una relazione al questore di Catania e che nella tarda serata di ieri, dopo una serie di comunicazioni informali, sia venuta fuori una nota della Questura: “Il video – dicono – non risulta tra gli atti d’ufficio relativi all’evento. Inoltre, negli atti redatti dagli operatori a seguito del servizio, non risulta menzionata la presenza della dottoressa Apostolico né del marito”.

Dunque, la Polizia si tira ufficialmente fuori. Ma chi allora ha registrato quel video da una posizione così privilegiata? Perché? E, ancora, chi ha aperto il cassetto e tirato fuori proprio quei frame utili al governo per attaccare la giudice? “Io non lo so”, giura Carrà, il leghista additato dai colleghi come fonte: “Non sono io”, risponde a domanda. “Bastava saper cercare”, dicevano intanto in mattinata uomini vicini a Salvini. E invece l’imbeccata dovrebbe essere arrivata proprio dalla Sicilia: da qualcuno che conosceva Apostolico e il marito, attivista politico. Qualcuno che la ricordava alla manifestazione. E che è riuscito a recuperare il video girato quella sera. Un video che, a differenza di quel che giurava la Lega, non girava affatto sui social.

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È una verifica, questa, fatta anche dalle forze di Polizia poco dopo la denuncia di Salvini, mentre qualcuno cercava anche di coinvolgere l’intelligence. Lo ha fatto Sandro Ruotolo, della segreteria del Pd, chiedendo l’intervento del Copasir ma non trovando sponda nel Comitato e nel presidente, Lorenzo Guerini, convinti che in questa vicenda i Servizi non abbiano giocato alcun ruolo. Diverso è invece l’imbarazzo del Viminale: aver smentito l’esistenza dei video significa ammettere - e non a caso la nota è arrivata in tarda serata - che le immagini sulle manifestazioni pubbliche vengono conservate, per motivi di ordine pubblico. E che qualche controllo sui manifestanti viene effettuato. Nonostante non ci sia alcuna norma che regolamenti questo tipo di indagini preventive: dove sono conservati questi video? Per quanto tempo restano? Chi e quando li distrugge?

Sono domande queste, come quelle sui filmati del 2018 spuntati all’improvviso, su cui il governo ha deciso di non rispondere. Più facile annunciare “accertamenti sull’episodio di Catania” come ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, riferendosi alla partecipazione della giudice alla manifestazione. Qualcuno nei suoi uffici è già pronto a sostenere che la magistrata deve essere punita perché non si è astenuta. Ma questa, appunto, è un’altra storia.

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