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Schlein al corteo Cgil, la segretaria riavvicina il Pd al sindacato: “Noi tutti qui, fallita l’Opa di Conte”

Il Nazareno spera che la Cgil venga ricambiato l’appoggio l’11 novembre quando tornerà in piazza contro la manovra del governo Meloni
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ROMA — «E mica era scontato che fossimo tutti qui, qualche anno fa», gongola Andrea Orlando. Certo, il Pd si mette in coda al corteo della Cgil. In fondo in fondo: dopo lo spezzone di Rifondazione comunista, che maramaldeggia verso i dem intonando coretti «per il compagno Giuseppe Stalin». Però è vero, non era banale che tutto lo stato maggiore del Nazareno si radunasse in una piazza cigiellina. Addirittura senza prendere fischi, se non per bocca di qualche militante ancora avvelenato per la stagione che fu: «L’articolo 18 l’avete affossato voi!». Frasi che Elly Schlein forse non sente nemmeno, nella bolgia dei selfie con gli operai della Fiom che intonano Bella Ciao. O forse sì, ma non potrebbe che pensare: «A me lo dite?».

Non è più tempo di “cinghia di trasmissione”, chiaro. Maurizio Landini lo ripete a ogni comizio: il sindacato rosso non vuol essere «collaterale» a un partito. Nemmeno al Pd targato Elly. Però piazza San Giovanni è la fine di una cesura, tra il principale partito …

ROMA — «E mica era scontato che fossimo tutti qui, qualche anno fa», gongola Andrea Orlando. Certo, il Pd si mette in coda al corteo della Cgil. In fondo in fondo: dopo lo spezzone di Rifondazione comunista, che maramaldeggia verso i dem intonando coretti «per il compagno Giuseppe Stalin». Però è vero, non era banale che tutto lo stato maggiore del Nazareno si radunasse in una piazza cigiellina. Addirittura senza prendere fischi, se non per bocca di qualche militante ancora avvelenato per la stagione che fu: «L’articolo 18 l’avete affossato voi!». Frasi che Elly Schlein forse non sente nemmeno, nella bolgia dei selfie con gli operai della Fiom che intonano Bella Ciao. O forse sì, ma non potrebbe che pensare: «A me lo dite?».

Non è più tempo di “cinghia di trasmissione”, chiaro. Maurizio Landini lo ripete a ogni comizio: il sindacato rosso non vuol essere «collaterale» a un partito. Nemmeno al Pd targato Elly. Però piazza San Giovanni è la fine di una cesura, tra il principale partito della sinistra e il popolo cigiellino. Soprattutto, certifica che il tentativo di incunearsi in quella crepa da parte del Movimento 5 Stelle è definitivamente fallito. Giuseppe Conte non c’è. «Ma c’è una nostra delegazione», si affrettano a precisare da Campo Marzio, quartier generale stellato. È vero: c’è uno dei 4 vice-Conte, Riccardo Ricciardi. C’è la vice-capogruppo Vittoria Baldino. «E il deputato Davide Aiello». Va bene, però Conte è l’unico leader del campo largo che non sfila, fatta eccezione per Carlo Calenda, che si era smarcato subito. Ci sono pure, naturalmente, i rossoverdi Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Conte invece è a Foggia, per un tour elettorale. Non c’è perché l’Opa sulla Cgil è andata male? «Può essere un fattore — risponde ancora Orlando — Anche se gli impegni elettorali erano veri. L’importante è che finalmente ci sia il Pd, con tutto il suo gruppo dirigente». Ecco la capogruppo alla Camera, la franceschiniana Chiara Braga, che suona Bella Ciao con il fischietto-kazoo che le regalano gli edili della Fillea. C’è tutto il giro Schlein: da Marco Furfaro a Chiara Gribaudo a Marta Bonafoni. L’ala sinistra di Marco Sarracino. Parlamentari di lungo corso, da Walter Verini a Marina Sereni e Gianni Cuperlo.

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Schlein arriva a metà percorso, accanto alla Gay Street del Colosseo. Baci a Niki Vendola: «Ma non sono qui per iscrivermi al Pd — mette in chiaro l’ex leader di Sel — solo per salutare l’amica Elly». Che procede fino a San Giovanni blindata dalla vecchia guardia: a braccetto con Susanna Camusso, che qui ancora molti chiamano “segretaria”, e con Sergio Cofferati, che è appena rientrato nel Pd, con polemiche a corredo per le uscite anti-Jobs act. La segretaria ha perso la voce prima di arrivare. Dunque dichiara lo stretto necessario, per dire che «la partecipazione è straordinaria» e che vede attorno a sé «un’Italia che lotta per i salari, per la sanità, per le politiche industriali che mancano. Il Pd c’è».

Con Maurizio Landini si abbraccia nel retropalco. Ormai è un format. Si muovono quasi in coppia. Lei accorre nelle piazze cigielline — dalla prima uscita pubblica post-primarie, a Firenze — e lui ricambia, ospite d’onore alla festa dell’Unità. E ora? I dem sperano che un pezzo di sindacato si sdebiti tra un mese, quando il Pd tornerà in piazza dopo anni, contro la manovra di Meloni. La location non è ancora stata scelta, proprio per questo: va capita prima l’affluenza. La piccola Santi Apostoli o piazza del Popolo? Il capogruppo al Senato, Francesco Boccia, è sicuro che comunque sarà un successo: «La piazza dell’11 novembre lanciata da Elly sarà la piazza di tutti gli italiani che vogliono costruire un’alternativa a questa destra».

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