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L'ultimo ribelle dei 5 stelle, la parabola di Fabio Massimo Castaldo: dal Parlamento Ue a unico oppositore di Conte

Fabio Massimo Castaldo

 
Dopo quasi dieci anni la carriera dell’eurodeputato è quasi al capolinea: il tetto dei due mandati rimane (nessuna deroga per le Europee) e così pone questioni di democrazia interna
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“Difendere con coraggio e a voce alta le battaglie per i diritti umani non ti fa creare nuove amicizie, io questo prezzo l’ho pagato volentieri; il presidente invece da uomo di Stato, nella sua saggezza, ha sempre fatto prevalere la real politik anche verso Cina e Russia e forse mi viene da sperare che lo abbia fatto con coscienza perché già pensava di poter essere utile come mediatore in Ucraina”, dice Fabio Massimo Castaldo, ex vicepresidente del Parlamento Ue ed eurodeputato del M5S. Nelle sue parole affidate ai social e riferite a Giuseppe Conte, si coglie un certo veleno, un certo sapore provocatorio nei confronti dell’ex presidente del Consiglio. La sua proposta è questa: Conte faccia il mediatore internazionale di pace, “è un insigne giurista e accademico, un esperto e autorevole statista, ha saputo intessere rapporti molto costruttivi e di fiducia reciproca con Putin e gode dell’apprezzamento di Xi Jinping...”. 

Va così: in un Movimento per anni dilaniato al pro…

“Difendere con coraggio e a voce alta le battaglie per i diritti umani non ti fa creare nuove amicizie, io questo prezzo l’ho pagato volentieri; il presidente invece da uomo di Stato, nella sua saggezza, ha sempre fatto prevalere la real politik anche verso Cina e Russia e forse mi viene da sperare che lo abbia fatto con coscienza perché già pensava di poter essere utile come mediatore in Ucraina”, dice Fabio Massimo Castaldo, ex vicepresidente del Parlamento Ue ed eurodeputato del M5S. Nelle sue parole affidate ai social e riferite a Giuseppe Conte, si coglie un certo veleno, un certo sapore provocatorio nei confronti dell’ex presidente del Consiglio. La sua proposta è questa: Conte faccia il mediatore internazionale di pace, “è un insigne giurista e accademico, un esperto e autorevole statista, ha saputo intessere rapporti molto costruttivi e di fiducia reciproca con Putin e gode dell’apprezzamento di Xi Jinping...”. 

Va così: in un Movimento per anni dilaniato al proprio interno tra ortodossi e pragmatici, tra filo-Grillo e filo-Conte, tra dimaiani e contiani, un Movimento oggi monolitico, tagliato su misura attorno a Conte, l’unica opposizione interna è incarnata da Castaldo. L’ultimo ribelle rimasto, la pecora nera.

Romano, 38 anni, prima di essere eletto per la prima volta in Europa nel 2014 è collaboratore di Paola Taverna – tuttora vicepresidente vicaria del M5S, seppur un po’ sparita dal dibattito pubblico – e tre anni dopo diventa il più giovane vicepresidente di sempre del Parlamento Ue. Ma dopo quasi dieci anni la sua carriera politica è quasi al capolinea: il tetto dei due mandati rimane, tetto che nel 2022 ha già fatto fuori gente del calibro di Roberto Fico e Alfonso Bonafede, per intenderci; chance di deroghe per le Europee non ce ne sono e quindi le ultime cartucce di battaglia politico-mediatica Castaldo le sta impiegando nel nome delle origini: più democrazia interna ai 5 Stelle. La famosa democrazia diretta, l’uno vale uno, principi sempre enunciati e spesso non praticati, sin dai tempi della diarchia Gianroberto Casaleggio – Beppe Grillo. 

Va da sé che il resto del partito, ormai completamente centralizzato attorno a Conte, liquidi le recriminazioni di Castaldo come strumentali, mosse solo dalla rabbia per lo stop imposto dalla regola aurea. Né lo hanno aiutato, qualche mese fa, le voci insistenti di un suo passaggio a Forza Italia, poi smentite dal diretto interessato. Il trasloco alla fine non c’è stato, l’ombra del sospetto gli è rimasta addosso.

Dopodiché nelle sue contestazioni Castaldo, che nella stanza dei bottoni del M5S c’è stato per anni e ne conosce perciò anche i punti deboli, tocca punti che danno assai fastidio al vertice attuale. Ad esempio, sempre sul famoso tetto, spiega che quello odierno “non contempla alcun limite per i mandati di governo. Questo comporta che, sulla carta, si potrebbe rimanere ministri e primi ministri anche venti o trenta anni, con il rischio di ben altre tentazioni e conflitti di interesse. Sono certo che Conte vorrà porvi rimedio al più presto sancendo formalmente un tetto massimo di due anche per questi ultimi e dandoci l'esempio in prima persona”. Sul dibattito interno, su come insomma viene decisa la linea politica del M5S, “a partire dalla crisi di governo del luglio dell’anno scorso, le riunioni del Consiglio nazionale si sono purtroppo ridotte all’osso: in più di un anno solamente tre”. Sulla strutturazione locale del partito, “i coordinamenti regionali, metropolitani e provinciali devono essere organi collegiali democraticamente eletti tra tutti gli iscritti e non nominati dall’alto”.

Nei giorni scorsi Conte aveva risposto alle contestazione di Castaldo con una battuta: “Azz, siamo in dittatura...”. La controreplica è la proposta dell’eurodeputato del ruolo internazionale a Conte. Un mezzo sasso nello stagno: è la dura vita dell’oppositore in solitaria. 

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