Lorenzo Guerini, partiamo dalle parole, perché sono loro a definire la realtà: come descrive quanto accaduto in Israele?
«Un attacco terroristico che, per la vastità delle violenze, è un atto di guerra da parte di Hamas. Un attacco proditorio alla sicurezza di Israele, efferato e crudele, con esecuzioni sommarie di inermi civili i cui corpi sono stati profanati e usati come macabri trofei. Di fronte al quale la condanna non può che essere la più ferma e convinta. E la solidarietà ad Israele senza se e senza ma».
Un attacco terroristico, senza subordinate o distinguo che già si ascoltano in queste ore. A sinistra la lettura è univoca? E nel Pd?
«Sono rimasto profondamente colpito dalle immagini efferate delle uccisioni a sangue freddo di uomini e donne, giovani e anziani. E non riesco a non partecipare allo strazio per il destino degli ostaggi in mano ad Hamas. Anche per questo, come tutto il Pd, mi riconosco pienamente nelle parole chiare espresse dalla nostra segretaria di condanna n…
Lorenzo Guerini, partiamo dalle parole, perché sono loro a definire la realtà: come descrive quanto accaduto in Israele?
«Un attacco terroristico che, per la vastità delle violenze, è un atto di guerra da parte di Hamas. Un attacco proditorio alla sicurezza di Israele, efferato e crudele, con esecuzioni sommarie di inermi civili i cui corpi sono stati profanati e usati come macabri trofei. Di fronte al quale la condanna non può che essere la più ferma e convinta. E la solidarietà ad Israele senza se e senza ma».
Un attacco terroristico, senza subordinate o distinguo che già si ascoltano in queste ore. A sinistra la lettura è univoca? E nel Pd?
«Sono rimasto profondamente colpito dalle immagini efferate delle uccisioni a sangue freddo di uomini e donne, giovani e anziani. E non riesco a non partecipare allo strazio per il destino degli ostaggi in mano ad Hamas. Anche per questo, come tutto il Pd, mi riconosco pienamente nelle parole chiare espresse dalla nostra segretaria di condanna netta e ferma per l’attacco terroristico di Hamas. E di solidarietà e cordoglio verso Israele».
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Se si spacca il mondo lungo questa faglia mediorientale, rischia di frantumarsi la sinistra?
«Di fronte alle immagini drammatiche che giungevano da Israele la reazione di condanna dei grandi partiti della sinistra, dei progressisti, è stata inequivocabile. Penso alle parole pronunciate da Biden. O da Starmer e Scholz. Che sono anche le nostre parole. Ancora una volta, quando vengono attaccati la libertà e i valori della democrazia, i progressisti sono dalla parte giusta: a difesa di libertà e democrazia. Non è la prima volta».
Cosa intende?
«Lo siamo stati sull’Ucraina, per rispondere con determinazione all’aggressione di Putin, con il sostegno alla resistenza del popolo ucraino e a difesa della libertà, della sovranità e del diritto internazionale. Lo siamo oggi di fronte al terrorismo di Hamas, in piena solidarietà col popolo israeliano. Di fronte ad autoritarismi e ideologie terroriste bisogna essere uniti. E ciò non vale solo per il Pd, ma per tutti».
La linea di Schlein – che unisce la critica degli insediamenti e della gestione di Gaza alla sconfessione di Hamas e all’affermazione del diritto d’Israele a difendersi – è nel solco di quella Ue?
«L’Europa ha fatto sentire la sua voce. Con compattezza. E deve continuare a farlo per far cessare gli attacchi terroristici ad Israele e fermare quella che rischia di essere una vera e propria guerra. Nel passato l’Europa ha manifestato chiaramente preoccupazione per la politica degli insediamenti del governo israeliano. Ma l’attacco terroristico di Hamas, e le manifestazioni di sostegno iraniane, rappresentano un punto di svolta, un cambio di scala, che richiede condanna e fermezza».
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Le chiedo della linea del Pd perché il rapporto tra la sinistra e la questione israelo-palestinese è storia complessa. Dal sostegno iniziale alla nascita di Israele alla lotta per la causa palestinese, passando per le posizioni di Craxi dopo Sigonella. Negli ultimi due decenni, una nuova linea racchiusa in una formula: “Due popoli, due Stati”. È ancora valida?
«Per quanto possa apparire lontana in questo momento, la formula “due popoli, due Stati” è la prospettiva che il Pd ha assunto da tempo e riaffermato in ogni occasione».
Eppure, già si ascoltano voci che considerano gli attacchi una mera reazione alle politiche aggressive sotto Nethanyau. Ma di fronte alle immagini dell’altro ieri, questi due ragionamenti possono stare nella stessa frase senza diventare una giustificazione del terrorismo?
«Non ci possono essere ambiguità. Noi abbiamo sempre deprecato atti e comportamenti della destra israeliana. Ma ciò non indebolisce, anzi la rende ancora più credibile, la condanna e la fermezza nella risposta alle azioni terroristiche di Hamas. Che sono un attacco ad ogni tentativo di pace. E un drammatico tentativo per provare ad uscire dal crescente isolamento nel mondo arabo e per affermare la propria leadership, delegittimando l’ANP, sul mondo palestinese. Anche per questo non deve avere successo».
Scriveva ieri Paolo Mieli: “Siamo sicuri che tutti quelli che hanno considerato eccessiva la risposta armata degli ucraini all’aggressione russa definiranno sproporzionata l’azione israeliana contro gli aggressori di Hamas”. Parla a chi unisce antiamericanismo, posizioni antiisraeliane, atteggiamenti filorussi? Parla a sinistra?
«Non nego che esistano, ma mi sembrano posizioni piuttosto minoritarie, sovrarappresentate nel dibattito pubblico e trasversali agli schieramenti politici. Basta guardare alle posizioni sull’Ucraina del febbraio dello scorso anno, rispetto alle quali ho notato con interesse cambiamenti assai marcati in alcune forze politiche nei mesi successivi. Il Pd, invece, sta dall’inizio dove deve essere una forza progressista: dove si difendono la libertà e la democrazia».
Lei sta dicendo: se guardiamo alla vicenda di Kiev, è la destra in Italia quella più scettica verso le politiche di Biden sull’Ucraina.
«Una parte della destra italiana negli anni scorsi ha guardato con simpatia a Putin. Non penso di rivelare nulla di inedito o sconvolgente. E ogni tanto riemergono affermazioni distoniche di alcuni rispetto al sostegno all’Ucraina. Per molti l’atlantismo è stato un approdo recente. Ma credo che l’interesse nazionale risieda anche nella capacità di avere un terreno bipartisan sulle grandi questioni internazionali».
Il conflitto appena iniziato, scriveva ieri Maurizio Molinari, definisce due campi opposti in Medio Oriente: quello di chi cerca una pace regionale e quello di chi vuole perpetuarlo. Gli attacchi vanno inquadrati anche nel tentativo di far fallire il negoziato tra Israele e Arabia Saudita?
«Sono assolutamente d’accordo col direttore. L’attacco terroristico di Hamas è l’attacco ad ogni possibile prospettiva di pace. È un messaggio inequivocabile, scritto col sangue di vittime innocenti, ai Paese arabi che hanno siglato intese o stanno negoziando con Israele per una normalizzazione delle relazioni. Prospettiva che potrebbe essere d’aiuto anche a passi in avanti sulla questione palestinese. Hamas, direttamente o come proxy dell’Iran, non lo vuole. Perché il terrorismo prospera nell’instabilità e nell’odio. Per questo non possiamo permettergli di vincere».
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