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Dossieraggio, indaga anche la procura di Catania. Azione disciplinare per il carabiniere

Aperto un secondo fascicolo per ricostruire la filiera che ha portato alla luce le immagini della giudice Apostolico
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Nasce in Sicilia, meglio a Catania, il dossieraggio sulla giudice Iolanda Apostolico. Il giovane carabiniere che ha confessato di aver girato e conservato il video per cinque anni ha infatti raccontato ai suoi superiori di averlo postato in una chat di amici, tra cui anche molti colleghi. Tutti in servizio, come lui, che lavora come luogotenente, a Catania. Chi lo ha poi fatto avere a Matteo Salvini, al momento, resta un mistero. Anche se – nelle ore successive alla pubblicazione – tutti all’interno della Lega facevano il nome dell’onorevole Anastasio Carrà, parlamentare leghista. Carrà ancora ieri ha negato ma, certo, resta una coincidenza che Carrà sia un ex carabiniere catanese e abbia lavorato con molti dei militari a cui il luogotenente ha confessato di aver inoltrato il video.

Nasce in Sicilia, meglio a Catania, il dossieraggio sulla giudice Iolanda Apostolico. Il giovane carabiniere che ha confessato di aver girato e conservato il video per cinque anni ha infatti raccontato ai suoi superiori di averlo postato in una chat di amici, tra cui anche molti colleghi. Tutti in servizio, come lui, che lavora come luogotenente, a Catania. Chi lo ha poi fatto avere a Matteo Salvini, al momento, resta un mistero. Anche se – nelle ore successive alla pubblicazione – tutti all’interno della Lega facevano il nome dell’onorevole Anastasio Carrà, parlamentare leghista. Carrà ancora ieri ha negato ma, certo, resta una coincidenza che Carrà sia un ex carabiniere catanese e abbia lavorato con molti dei militari a cui il luogotenente ha confessato di aver inoltrato il video.

La filiera verrà ricostruita comunque dalla procura di Catania che ha aperto un fascicolo per il momento a modello 45 (atti non costituenti notizie di reato). Proprio da oggi l’ufficio giudiziario non sarà più guidato da Carmelo Zuccaro, diventato procuratore generale, il magistrato cioè che aveva inaugurato la stagione della guerra alle Ong e che aveva chiesto l’archiviazione per Salvini per il caso Diciotti prima che il tribunale dei ministri ordinasse invece il processo, poi bloccato dalla mancata autorizzazione del Senato. In attesa della nomina del nuovo procuratore a reggere la Procura sarà Agata Santonocito, l’aggiunta scelta come vicaria da Zuccaro (tra le proteste, inutili, degli altri colleghi più anziani) per «una più sentita condivisione delle strategie di fondo». L’indagine di Catania dovrebbe procedere parallela con quella della procura di Roma dove il deputato dei Verdi, Angelo Bonelli, ha depositato un esposto per la diffusione di un atto riservato. Contestualmente l’Arma ha aperto un fascicolo disciplinare a carico del carabiniere. Perché, se è vero che sono passati cinque anni da quando quel video è stato girato, e dunque ormai tutto è prescritto, è altrettanto vero che la diffusione è avvenuta ora. Ed esistono circolari specifiche dell’Arma (è la stessa del caso Cerciello Rega, quando circolarono le foto degli assassini durante gli interrogatori) che vietano la diffusione di materiale prodotto mentre si era in servizio. E il luogotenente di Catania ha girato quel video mentre era al lavoro.

Mentre però magistratura, e opinione pubblica, si interrogano sulle modalità e sui tempi di diffusione del video, il governo, con la Lega in particolare, continua la sua battaglia contro la giudice Apostolico. Ieri i canali social del partito del ministro Salvini – che per l’occasione sembrano aver rispolverato i tratti tipici de “La bestia”, il gruppo che rilanciava le campagne contro stranieri e spacciatori sotto la guida di Luca Morisi, dimessosi dagli incarichi dopo lo scandalo di un festino base di droga – sono stati ad attaccare la giudice Apostolico rilanciando un terzo video della manifestazione al porto di Catania a cui la magistrata ha partecipato.

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Lo schema è chiaro: la Lega chiede le sue dimissioni. Ma il vero obiettivo è ottenere a suo carico un provvedimento disciplinare, come ha fatto intendere lo stesso ministro della Giustizia, Carlo Nordio, per non essersi astenuta. C’è però un precedente: la Cassazione ha ritenuto legittimo che una giudice di Taranto si occupasse del maxi processo sull’ambiente nonostante, come avevano denunciato le difese, avesse partecipato a manifestazioni contro l’inquinamento in città. Nessuna incompatibilità aveva sancito la Suprema corte.

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