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Provenzano: “Tutti uniti nella condanna di Hamas. Mozione comune in aula”

Il responsabile Esteri del Pd: “Israele ha diritto a difendersi, vittime anche i palestinesi. No alla spirale di violenza, l’Ue tessa un negoziato”. E su Netanyahu: “Secondo Haaretz ha responsabilità. Il fallimento dell’estrema destra israeliana è evidente”
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Reduce da una riunione fra i delegati dei partiti socialisti europei e il Labour israeliano, il responsabile Esteri del Pd, Peppe Provenzano, rilegge l’appello internazionale che hanno appena deciso di lanciare per la liberazione degli ostaggi a Gaza e il rilascio immediato dei bambini. Appello che, mutatis mutandis, va esteso anche alla politica: "Dobbiamo unirci tutti contro le atrocità di Hamas”, dice il deputato dem facendo sue le parole di Rabin: bisogna “combattere il terrore come se la pace non esistesse e fare la pace come se non ci fosse il terrore”. Una lezione che “non va dimenticata”.

Esiste questo rischio, onorevole? Davvero ci si può dividere al cospetto di 700 morti, 130 ostaggi e migliaia fra feriti e dispersi?

“Di fronte all’orrore di queste ore e al rischio di un’escalation di guerra con il coinvolgimento di altri attori io credo che la politica dovrebbe dare un segnale forte di unità. È la ragione per la quale noi abbiamo offerto alla maggioranza la disponibili…

Reduce da una riunione fra i delegati dei partiti socialisti europei e il Labour israeliano, il responsabile Esteri del Pd, Peppe Provenzano, rilegge l’appello internazionale che hanno appena deciso di lanciare per la liberazione degli ostaggi a Gaza e il rilascio immediato dei bambini. Appello che, mutatis mutandis, va esteso anche alla politica: "Dobbiamo unirci tutti contro le atrocità di Hamas”, dice il deputato dem facendo sue le parole di Rabin: bisogna “combattere il terrore come se la pace non esistesse e fare la pace come se non ci fosse il terrore”. Una lezione che “non va dimenticata”.

Esiste questo rischio, onorevole? Davvero ci si può dividere al cospetto di 700 morti, 130 ostaggi e migliaia fra feriti e dispersi?

“Di fronte all’orrore di queste ore e al rischio di un’escalation di guerra con il coinvolgimento di altri attori io credo che la politica dovrebbe dare un segnale forte di unità. È la ragione per la quale noi abbiamo offerto alla maggioranza la disponibilità di una mozione comune. Speriamo sia colta. Bisogna stare nel solco di quanto fatto dall’Unione europea e prevedere: la condanna ferma e inequivocabile dell’attacco terroristico, indiscriminato e senza precedenti di Hamas; la solidarietà a Israele e a tutte le vittime civili; l’impegno a ogni sforzo diplomatico per evitare una spirale di violenza e una catastrofe umanitaria”.

Nel Pd e più in generale nell’area progressista la lettura che lei propone dell’attacco di Hamas è condivisa o serpeggiano dubbi?

“La nostra condanna è stata chiara e netta sin dal principio perché la strage di sabato, oltre a essere di una gravità inaudita, ha rivelato la vera natura di Hamas, la sua volontà di distruggere Israele colpendo obiettivi civili con una brutalità che non avevamo mai visto prima. Ma attenzione, l’attentato ha fatto anche un’altra vittima: le legittime aspirazioni di pace del popolo palestinese che pagherà un prezzo ulteriore a questa scelta scellerata”.

Infatti la Ue ha paventato la sospensione degli aiuti, anche se poi si è corretta. È giusto?

“Non è stato un bello spettacolo da parte della Commissione. Le decisioni non si prendono su Twitter e sarebbe anche sbagliato far passare l’equazione tra Hamas e popolo palestinese, che già soffre una terribile crisi umanitaria. Si farebbe il gioco dei terroristi. E non è nostro interesse nemmeno indebolire l’Autorità nazionale palestinese, già fortemente delegittimata. Dobbiamo preservare un ruolo per la ricerca di una soluzione politica”.

Da parte di Israele si annuncia una reazione durissima: l’escalation manderà in frantumi l’unità politica e in particolare la sinistra?

“La reazione era prevedibile e rappresenta un’altra prova del totale disinteresse di Hamas per la vita e il destino dei palestinesi. Il loro obiettivo non è perseguire pace e giustizia, ma governare la guerra. Ecco perché l’unica divisione che dovremmo far emergere, adesso, è quella tra chi vuole una pace duratura e chi ogni volta che questa prospettiva sembra avvicinarsi ci fa precipitare nel terrore”.

Non ha risposto, è pronto a scommettere che il centrosinistra resterà granitico a difesa di Israele?

“Di fronte alla tragedia di queste ore non c’è spazio per i distinguo”.

Il M5S però ha già detto: siamo solidali, ma no a reazioni sproporzionate. È d’accordo?

“Noi siamo d’accordo con l’Unione europea: Israele ha diritto a difendersi, in linea con il diritto internazionale. Come ha spiegato anche Emma Bonino, acqua e soccorsi umanitari devono essere garantiti ai civili”.

Quindi la linea di Schlein - che unisce la critica degli insediamenti in Cisgiordania all’affermazione del diritto di Israele a difendersi - è nel solco di quella Ue?

“Sì certo. Ma l’Europa deve darsi una vera politica estera comune perché corre un rischio esistenziale. Se guardiamo la carta geografica ci accorgiamo che tutte le aree di crisi incidono sui nostri confini, dalla guerra che ci è entrata in casa, in Ucraina, e che rischia di cronicizzarsi alla riesplosione del conflitto in Nagorno-Karabakh, fino all’emergere di nuove tensioni nei Balcani, per non parlare degli effetti dei golpe nel Sahel e del collasso della Tunisia. A fronte di tutto questo l’Europa deve riscoprire la politica”.

Cosa dovrebbe fare?

“Ritessere i fili del negoziato e di uno sforzo diplomatico che impedisca l’esplosione del Medioriente come ulteriore tassello del caos globale che si abbatte su di noi. Perciò ho molto apprezzato le parole del ministro Tajani sull’impegno del governo a evitare l’escalation”.

Ha detto pure che la posizione italiana è quella dei “due popoli, due Stati”. È anche la vostra?

“Per quanto irrealistica o paradossale possa apparire nel mezzo della guerra e dell’orrore, è in realtà l’unica soluzione che possa assicurare una pace sostenibile e durevole. Dobbiamo continuare a portarla avanti tutti insieme”.

L’Italia che ruolo può giocare?

“Spingere la comunità internazionale a riprendere il processo di pace in Medioriente, anche a tutela della sicurezza di Israele per cui oggi siamo tutti in apprensione”.

Ci si prova da 50 anni, onorevole, come ci si può riuscire adesso?

“Non è vero. Gaza è stata dimenticata. C’è stato un colpevole abbandono del percorso. Tutti ricordano il 50° anniversario dello Yom Kippur, quasi nessuno che sono i 30 anni degli accordi di Oslo con quella straordinaria stretta di mano tra Arafat e Rabin. Occorre unirsi contro il terrore, ma anche farlo su una prospettiva di pace”.

Lei non è mai stato tenero nei confronti di Israele, ne ha spesso criticato le politiche. Alla luce di quanto accaduto, lo rifarebbe?

“Abbiamo criticato questo governo, è diverso. E lo abbiamo fatto insieme alle forse democratiche israeliane. Haaretz ha scritto che Netanyahu è direttamente responsabile: la sua politica aggressiva di occupazione e sostegno agli insediamenti illegali non solo ha esasperato i palestinesi, ma ha distratto il governo dalla capacità di garantire la sicurezza. Nessun giustificazionismo verso Hamas, che agisce per la sua folle ideologia, spalleggiato dall’Iran. E tuttavia il fallimento dell’estrema destra israeliana è evidente. Ora bisogna reagire all’attacco, ma anche riprendere l’insegnamento di Rabin”.

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