Italia Viva vota il presidente: c’è solo Renzi come candidato. “Siamo qui per lui, che senso avrebbe un altro nome?”
di Concetto VecchioMatteo Renzi, 48 anni, leader di Italia Viva
(ansa)E potrebbero cantare: “C’è solo un capitano, un capitano”. Domenica gli iscritti a Italia Viva chiamati a eleggere il nuovo leader del partito troveranno un unico nome sulla scheda: Matteo Renzi. Vade retro sfidante!
Per un attimo, leggendo la sua E-news di lunedì, a qualcuno era venuto il dubbio che invece si andasse verso un’appassionante contesa. “Ovviamente il fatto che ci sia un congresso per eleggere le presidenze nazionali, regionali e provinciali provocherà tensioni e litigi come ogni dibattito interno suscita. Chi vince il congresso rappresenterà il partito. Chi perde darà una mano: la democrazia interna fa paura solo a chi non ha voti e non avendo voti scappa dal confronto”, drammatizza Renzi la contesa, come quei telecronisti che strillano per un’amichevole.
Come chi perde darà una mano? Spiega tutto Ivan Scalfarotto: “In Piemonte, Puglia e Campania il candidato unico non c’è”. Lì va in scena un sano duello, chi perde farà la minoranza. “Quelli regionali…
E potrebbero cantare: “C’è solo un capitano, un capitano”. Domenica gli iscritti a Italia Viva chiamati a eleggere il nuovo leader del partito troveranno un unico nome sulla scheda: Matteo Renzi. Vade retro sfidante!
Per un attimo, leggendo la sua E-news di lunedì, a qualcuno era venuto il dubbio che invece si andasse verso un’appassionante contesa. “Ovviamente il fatto che ci sia un congresso per eleggere le presidenze nazionali, regionali e provinciali provocherà tensioni e litigi come ogni dibattito interno suscita. Chi vince il congresso rappresenterà il partito. Chi perde darà una mano: la democrazia interna fa paura solo a chi non ha voti e non avendo voti scappa dal confronto”, drammatizza Renzi la contesa, come quei telecronisti che strillano per un’amichevole.
Come chi perde darà una mano? Spiega tutto Ivan Scalfarotto: “In Piemonte, Puglia e Campania il candidato unico non c’è”. Lì va in scena un sano duello, chi perde farà la minoranza. “Quelli regionali alla fine decidono le vere partite amministrative: a Foggia, dove si vota il 22 e 23 ottobre, si è deciso di appoggiare il centrosinistra, in Molise, a giugno, abbiamo sostenuto il centrodestra”. È il centro delle geometrie variabili.
Ma torniamo al fondatore candidato unico. In fondo, perché scandalizzarsi? I partiti personali sono così. Fatti a misura di leader. Voce unica, gli altri a cantare nel coro. “C’è un solo presidente”, Silvio Berlusconi lo hanno congedato con un motivetto da stadio, fuori dal Duomo, il giorno del funerale. E presidente è per statuto la carica che ricoprirà Renzi, una volta eletto a furor di popolo. Del resto aveva due dissidenti interni, Elena Bonetti ed Ettore Rosato, ma entrambi hanno preferito levare le tende piuttosto che dare battaglia interna. E così il nostro farà campagna elettorale da solo.
Questi sono i tempi. E forse ha ragione Luciano Nobili, consigliere regionale del Lazio, uno che seguirebbe “Matteo” anche in Antartide, quando dice: “Ma noi stiamo in Italia viva per lui, che senso ha un’altra candidatura?”. Così come non è il caso di rimpiangere il vecchio caro passato, quando i congressi erano contese ideali e correntizie, derby all’ultimo comizio, battaglie di sudore e claque, morotei contro dorotei, avellinesi contro tutti. Chi ha militato nel Pci ricorda le coppie che si sono separate al tempo della Svolta di Occhetto, il No o il Sì al cambio del nome era cosa da lacerare persino amori solidi. Ora i 23mila iscritti voteranno online (bisogna preregistrarsi sulla piattaforma entro giovedì), e nelle poche sezioni: a Roma sono due. A cui saranno aggiunte qua e là sedi provvisorie. La campagna elettorale dura una settimana esatta, le candidature andavano presentate con la Pec entro domenica alle 20, le regole sono state definite a metà settembre. Saranno primarie chiuse, e non aperte, come le voleva un tempo il rottamatore.
Ha nove deputati e sette senatori, e un giornale, Il Riformista, che ieri ha annunciato uno scoop sul Pd: “È tornata la Ditta!”. Quando si presenta in Parlamento raduna ancora una folla di cronisti attorno a sé, come ai bei tempi. Spavaldo e amicone Renzi dottoreggia di politica, batte cinque, saluti tutti per nome, disegna scenari, persino dopo i funerali di Napolitano non ha resistito facendo un mezzo comizio nel Transatlantico. Italia viva è censita al 3 per cento dai sondaggisti, Renzi è lontanissimo dal 40 per cento delle Europee del 2014, ma dieci anni dopo ci prova a superare almeno lo sbarramento del quattro per sbarcare a Bruxelles, non escludendo una riappacificazione con Calenda. “Ce la faremo”, giura Claudio Signorile, vecchio leone socialista, che siede al tavolo delle trattative all’Hotel Bernini, con Letizia Moratti, Beppe Fioroni, Giacomo Portas e Giampaolo Sodano. Cateno De Luca, il vulcanico sindaco di Taormina, detto Scateno, il grande capo di Sud chiama Nord, si è ritirato dopo che la sua unica senatrice Dafne Musolino è passata armi e bagagli con Italia Viva. L’ha seppellita di irriferibili insulti sessisti (son annunciate querele) denunciando anche una “compravendita di voti”: “L’ha fatto per non versare il contributo di 2mila euro al partito”.
Tutti i partiti, anche quelli personali, si assomigliano fra loro, ogni partito è infelice a suo modo. Vota Renzi.