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Venti di crisi in Medio oriente, energia alle stelle, Meloni vola in Africa a caccia di gas

Viaggio in Mozambico e Congo. Il governo lancia messaggi rassicuranti ma il prezzo del gas schizza a 50 euro. Il caso dell’Algeria, scelta per differenziare le forniture dalla Russia, ma che si è schierata con Hamas
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Il governo Meloni a caccia di gas. Il viaggio in Mozambico e Congo, programmato da diverse settimane, servirà anche per stringere i rapporti con due Paesi africani tradizionalmente che hanno giacimenti sfruttati dall’Eni. Fonti diplomatiche fanno rilevare la “coincidenza della visita con l’attacco a Israele”: nei prossimi due anni si punta a potenziare notevolmente l’import dai due Stati sub-sahariani. Ma è solo un tassello di un puzzle energetico che ora, con la crisi mediorientale, si fa molto più complicato.

Il governo lancia messaggi rassicuranti: “Non c'è preoccupazione" per le forniture energetiche italiane, si fa notare. Ma il prezzo del gas sale: era a 38,2 euro venerdì alla chiusura dei mercati mentre ieri ha chiuso la giornata la giornata a 49,4 euro. Il problema, come spiega l'amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, non è tanto l'impatto della guerra sulla produzione, che è “marginale", ma "le possibili conseguenze che spaventano il mercato". Il vero nodo è un altr…

Il governo Meloni a caccia di gas. Il viaggio in Mozambico e Congo, programmato da diverse settimane, servirà anche per stringere i rapporti con due Paesi africani tradizionalmente che hanno giacimenti sfruttati dall’Eni. Fonti diplomatiche fanno rilevare la “coincidenza della visita con l’attacco a Israele”: nei prossimi due anni si punta a potenziare notevolmente l’import dai due Stati sub-sahariani. Ma è solo un tassello di un puzzle energetico che ora, con la crisi mediorientale, si fa molto più complicato.

Il governo lancia messaggi rassicuranti: “Non c'è preoccupazione" per le forniture energetiche italiane, si fa notare. Ma il prezzo del gas sale: era a 38,2 euro venerdì alla chiusura dei mercati mentre ieri ha chiuso la giornata la giornata a 49,4 euro. Il problema, come spiega l'amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, non è tanto l'impatto della guerra sulla produzione, che è “marginale", ma "le possibili conseguenze che spaventano il mercato". Il vero nodo è un altro: "Sostituire il gas russo diventa più complesso". Insomma, per usare le parole del ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, il conflitto fra Palestina e Israele “aggiunge instabilità ad un quadro già complicato”.

Anche perché in molti adesso puntano gli occhi su uno dei principali Paesi che, in alternativa proprio alla Russia, forniscono gas al nostro Paese: l’Algeria, che è stata una delle mete di Meloni nei mesi scorsi ma il cui governo si è subito schierato con Hamas. Potrà continuare a essere un partner affidabile? “Ci sono un po’ di rischi”, ammette Davide Tabarelli, presidente di Nomisma energia. Con esponenti dell’amministrazione di Algeri, nelle ultime ore, ha parlato il ministro Antonio Tajani.

Il futuro è un rebus: “Se il conflitto dovesse allargarsi e toccare l'Iran con il Golfo Persico che produce metà del petrolio a livello mondiale – prosegue Tabarelli - le cose potrebbero cambiare drasticamente. Se la guerra si estendesse all'Iran, che resta un'ipotesi remota ma possibile, il prezzo del petrolio potrebbe anche salire fino a 150-200 dollari al barile e il prezzo della benzina potrebbe arrivare non più a 2 euro al litro ma addirittura a 2,5-3 euro".

E allora, anche ma non solo per l’Italia, il problema è trovare soluzioni alternative. Da tempo, ad esempio, il governatore della Calabria Roberto Occhiuto si batte per la realizzazione del rigassificatore di Gioia Tauro. E in questi giorni batte ancora più forte su questo tasto. Sarebbe, comunque, una soluzione parziale, in uno scenario che peraltro può diventare ancora più caldo per il pericolo di recrudescenza del terrorismo in diversi punti dell’Africa (attorno al giacimento Eni nella parte settentrionale del Mozambico sono da tempo in azione gruppi dell’Isis).

Ma è l’intero quadro geopolitico di Giorgia Meloni a traballare davanti ad alcuni quesiti: che effetti avrà questo nuovo conflitto? Quanto durerà? E, appunto, quanto peseranno le alleanze dei Paesi che producono gas. Non sono domande secondarie. Perché in ballo, tra l’altro, c’è un caposaldo della strategia della prima ministra: il piano Mattei, la partnership con i Paesi africani per superare la dipendenza energetica e attenuare l’emergenza migranti. Piano non ancora decollato ma che potrebbe farlo con una zavorra. E’ in questo clima che Meloni si imbarca, domani notte, per il Mozambico.

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