“Spese militari da ridurre subito”. La risoluzione del M5S che manda in fibrillazione il Pd
di Lorenzo De CiccoL’esca, più che per la maggioranza, è chiaramente per Elly Schlein. Il M5S preparava la mossa da settimane, in sordina, e ora il testo è pronto. Nella risoluzione alla Nadef che il Movimento di Giuseppe Conte presenterà oggi in Senato c’è un passaggio che già manda in fibrillazione i dem.
Riguarda le spese militari: secondo il testo dei pentastellati, visionato da Repubblica, non solo non andrebbero aumentate per raggiungere il 2% del Pil, ma andrebbero ridotte, tout court, da subito. La risoluzione è accompagnata da una domanda: che farà la segretaria del Pd, che da quando è stata eletta al Nazareno si è detta più volte contraria all’aumento delle spese in armamenti al 2% del Pil, soglia fissata dagli impegni Nato?
Il passaggio sulle armi è al punto 4 della risoluzione che il Movimento protocollerà stamattina. Ci ha lavorato il capogruppo al Senato, Stefano Patuanelli. Nel testo si invita il governo “ad adottare le opportune iniziative volte ad una graduale diminuzione delle spese pe…
L’esca, più che per la maggioranza, è chiaramente per Elly Schlein. Il M5S preparava la mossa da settimane, in sordina, e ora il testo è pronto. Nella risoluzione alla Nadef che il Movimento di Giuseppe Conte presenterà oggi in Senato c’è un passaggio che già manda in fibrillazione i dem.
Riguarda le spese militari: secondo il testo dei pentastellati, visionato da Repubblica, non solo non andrebbero aumentate per raggiungere il 2% del Pil, ma andrebbero ridotte, tout court, da subito. La risoluzione è accompagnata da una domanda: che farà la segretaria del Pd, che da quando è stata eletta al Nazareno si è detta più volte contraria all’aumento delle spese in armamenti al 2% del Pil, soglia fissata dagli impegni Nato?
Il passaggio sulle armi è al punto 4 della risoluzione che il Movimento protocollerà stamattina. Ci ha lavorato il capogruppo al Senato, Stefano Patuanelli. Nel testo si invita il governo “ad adottare le opportune iniziative volte ad una graduale diminuzione delle spese per i sistemi di armamento, che insistono sul bilancio dello Stato, tenuto conto della grave crisi economica e sociale in atto, conseguenza diretta della recente crisi energetica e del caro carburanti, al fine di non distrarre le risorse finanziarie necessarie a sostenere il tessuto sociale ed economico del Paese e a garantirne la ripresa”.
La risoluzione, insieme allo scostamento di bilancio e alla nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, sarà votata entro stasera. Dunque i dem sono chiamati a decidere a stretto giro di posta. L’argomento non è stato affrontato ieri, nelle due assemblee di gruppo, alla Camera e al Senato, convocate per discutere dell’attacco terroristico di Hamas ad Israele. Ma una scelta va fatta. Di corsa. Schlein avrebbe voluto evitare una conta in Parlamento sul tema. La sua posizione è sempre stata espressa “a titolo personale”. Così l’ha declinata a marzo nella prima conferenza stampa dopo l’elezione a segretaria. Così ha ripetuto nei mesi successivi, come ad agosto, quando si è detta favorevole al rinvio delle scadenze promosso dal cancelliere tedesco Olaf Scholz. Si trattava, insomma, di considerazioni generiche. Che non impegnavano il partito.
Ma sono bastate a innervosire l’ala riformista del Pd, che da Lorenzo Guerini ad Alessandro Alfieri, preme per il rispetto degli impegni internazionali assunti dall’Italia. La speranza, fra i dem, è che la mossa dei 5 Stelle non produca grandi strascichi. Che si possa scavallare la risoluzione, senza aprire l’ennesima resa dei conti interna. Ma un voto – un sì, un no, un’astensione – va comunque consegnato al pallottoliere di Palazzo Madama.