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Terrorismo, elevato il livello di allerta per tutti gli obiettivi sensibili: faro su lupi solitari e infiltrati

(ansa)
Sono le tre domande attorno alle quali gira, in queste ore, il lavoro della prevenzione in Italia. “Ci attende una fase difficile”, ha sottolineato Piantedosi, aggiungendo però che “non c’è un allarme imminente”
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Esiste una rete di Hamas in Italia? Qualcuno era stato informato dell’attacco terroristico che stava per partire? E ancora: esiste un rischio in questo momento per il nostro Paese?

Sono le tre domande attorno alle quali gira, in queste ore, il lavoro della prevenzione in Italia. Non si tratta di domande retoriche, evidentemente. Da tempo infatti la nostra intelligence finanziaria monitora una serie di trasferimenti di denaro dall’Italia alla Cisgiordania come potenzialmente a rischio: proprio Repubblica aveva dato conto nei mesi scorsi di una segnalazione del ministero della Difesa israeliano che chiedeva il sequestro di cinquecentomila euro riconducibili a una Ong ligure perché in contatto, secondo Tel Aviv, con Hamas.

Ma nel corso degli anni sono state diverse le segnalazioni di questo tipo sulle quali in queste ore si sono riaccese le luci. Un secondo filone di lavoro riguarda le potenziali cellule dormienti legate al terrorismo islamico. Si tratta per lo più di lupi solitari,…

Esiste una rete di Hamas in Italia? Qualcuno era stato informato dell’attacco terroristico che stava per partire? E ancora: esiste un rischio in questo momento per il nostro Paese?

Sono le tre domande attorno alle quali gira, in queste ore, il lavoro della prevenzione in Italia. Non si tratta di domande retoriche, evidentemente. Da tempo infatti la nostra intelligence finanziaria monitora una serie di trasferimenti di denaro dall’Italia alla Cisgiordania come potenzialmente a rischio: proprio Repubblica aveva dato conto nei mesi scorsi di una segnalazione del ministero della Difesa israeliano che chiedeva il sequestro di cinquecentomila euro riconducibili a una Ong ligure perché in contatto, secondo Tel Aviv, con Hamas.

Ma nel corso degli anni sono state diverse le segnalazioni di questo tipo sulle quali in queste ore si sono riaccese le luci. Un secondo filone di lavoro riguarda le potenziali cellule dormienti legate al terrorismo islamico. Si tratta per lo più di lupi solitari, in contatto tramite la rete con le associazioni terroristiche in Siria. Il canovaccio è il solito: radicalizzazione in breve tempo, per poi colpire. Il sistema di prevenzione in Italia ha sempre però funzionato tanto da non aver registrato negli ultimi anni alcun attentato terroristico: non solo fortuna, ma un lavoro certosino sul territorio che passa da dettagli apparentemente banali ma in realtà cruciali. Sono stati contattati per esempio tutti i depositi di diserbante agricolo che viene utilizzato per la creazione di ordigni rudimentali: in caso di ordini sospetti, devono avvisare le forze di Polizia.

Di questo e di altro si è parlato ieri nel Comitato nazionale per l’ordine e la Sicurezza pubblica, presieduto da Matteo Piantedosi. Sul tavolo gli interventi sul campo: è stato stabilito “l’innalzamento del livello di attenzione verso ogni possibile obiettivo”. Attenzione particolare, ovviamente, per i target legati all’ebraismo: sinagoghe, scuole e università ebraiche, il ghetto di Roma e i centri culturali. Il titolare del Viminale ha inoltre chiesto ai prefetti di convocare i comitati provinciali. Ma soprattutto ha affidato loro il compito di coinvolgere la comunità ebraica e, dove ci sono, le sede consolari, per avviare una “valutazione dei target”. In altri termini, si chiede la loro collaborazione, soprattutto nelle realtà più piccole, per conoscere gli eventuali luoghi a rischio, segnalare potenziali pericoli e aumentarne la sicurezza.

Più agenti, un maggior numero di passaggi delle forze dell’ordine nelle aree sorvegliate. Ma anche un’attenzione rafforzata sulle manifestazioni, in particolare quelle che si caratterizzano per un’impronta anti israeliana. “Ci attende una fase difficile”, ha sottolineato Piantedosi, aggiungendo però che “non c’è un allarme imminente perché non ci sono informazioni specifiche rispetto a qualcosa che sta per accadere”. E dunque, attenzione, ma senza generare allarme. Non si trascura il posizionamento molto netto preso dal governo Meloni – sui soliti canali Telegram sono rimbalzati post di minacce e proclami, che vengono però considerati non allarmanti dall’intelligence – e, per capirne di più, è possibile che già nelle prossime ore i direttori dell’Agenzie di sicurezza verranno chiamati al Copasir per spiegare lo stato dell’arte. Tornando ai controlli sul territorio, rafforzati i servizi di sorveglianza anche altri luoghi sensibili, a partire dalle ambasciate e sedi consolari occidentali, in particolare quelle americane e inglesi.

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