Zelensky preoccupato, la Nato lo rassicura: nessun passo indietro. E il leader ucraino andrà in Israele
dal nostro inviato Fabio TonacciVolodymyr Zelensky e Jens Stoltenberg
KIEV — Voleva sentirselo dire di persona. Voleva guardare negli occhi gli alleati ed essere rassicurato che il sostegno dell’Occidente non diminuirà. Neppure adesso che l’attenzione del mondo è concentrata su Israele, la cui reazione all’attacco di Hamas promette di “cambiare i connotati al Medio Oriente”. Per questo Zelensky, a sorpresa, si è presentato per la prima volta al quartier generale Nato a Bruxelles, dove era in corso la riunione del Gruppo di contatto per l’Ucraina. Per parlare con chi lo sta aiutando da 596 giorni a combattere l’invasore russo. Per scacciare i sintomi della sindrome dell’abbandono che si intravedono nella popolazione, a Kiev come a Kharkiv, a Odessa come a Leopoli. Per avere la certezza di non essere dimenticato, proprio ora che la stagione umida renderà un pantano la linea del fronte, rallentando ancor di più una controffensiva che procede piano.
Alla fine, la dichiarazione di Jens Stoltenberg è ciò di cui Zelensky aveva bisogno. “Forniremo quello che è …
KIEV — Voleva sentirselo dire di persona. Voleva guardare negli occhi gli alleati ed essere rassicurato che il sostegno dell’Occidente non diminuirà. Neppure adesso che l’attenzione del mondo è concentrata su Israele, la cui reazione all’attacco di Hamas promette di “cambiare i connotati al Medio Oriente”. Per questo Zelensky, a sorpresa, si è presentato per la prima volta al quartier generale Nato a Bruxelles, dove era in corso la riunione del Gruppo di contatto per l’Ucraina. Per parlare con chi lo sta aiutando da 596 giorni a combattere l’invasore russo. Per scacciare i sintomi della sindrome dell’abbandono che si intravedono nella popolazione, a Kiev come a Kharkiv, a Odessa come a Leopoli. Per avere la certezza di non essere dimenticato, proprio ora che la stagione umida renderà un pantano la linea del fronte, rallentando ancor di più una controffensiva che procede piano.
Alla fine, la dichiarazione di Jens Stoltenberg è ciò di cui Zelensky aveva bisogno. “Forniremo quello che è necessario”, dice dopo la riunione il segretario generale della Nato, a proposito dell’ulteriore richiesta di armamenti, sistemi di difesa aerea e tecnologia. “La battaglia dell’Ucraina è la nostra battaglia. Gli alleati continueranno a supportare Zelensky, non solo a parole ma coi fatti”. E i fatti sono la lista di impegni bellici che il presidente porta a casa dalla trasferta di Bruxelles: Danimarca e Belgio hanno annunciato la prossima consegna di caccia F16, la Germania ha approvato un piano da un miliardo in aiuti, Canada e Gran Bretagna si sono mosse, seppur su cifre minori. Inoltre, il segretario americano alla Difesa Lloyd J. Austin III gli ha presentato il nuovo pacchetto da 200 milioni di dollari, che prevede l’invio di missili Aim-9 a corto raggio, di munizioni per gli Himars, degli anticarro Tow.
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Quest’ultima era la notizia più attesa dal governo ucraino, dopo lo stop temporaneo agli stanziamenti statunitensi deciso a settembre dal Congresso per evitare la paralisi amministrativa. “Possiamo certamente aiutare sia Israele che Kiev e lo faremo”, è la garanzia di Austin. “Siamo la nazione più forte al mondo e faremo ciò che è necessario. La democrazia ha i suoi tempi, tra gli americani il consenso (per l’Ucraina, ndr) è ampio”.
Zelensky non è andato alla Nato solo per chiedere. Nel suo discorso, ha voluto ribadire la solidarietà allo Stato ebraico. “I leader del mondo non devono lasciare la popolazione israeliana da sola. Noi sappiamo cosa significa, ricordo i primi giorni della nostra guerra su larga scala iniziata con attacchi terroristici dalla Bielorussia”. Ha specificato che la Russia “ha ancora risorse per intromettersi nella guerra in Medio Oriente”. Poi ha fatto filtrare la volontà di recarsi in visita a Tel Aviv, per mostrare una volta di più la sua vicinanza alla comunità israeliana ferita e, implicitamente, per affermare l’idea che i destini dei due Paesi sono in qualche modo legati. “Le discussioni per il viaggio sono ancora in fase preliminare”, spiegano fonti diplomatiche. “La data non è stata decisa”.
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Per gli ucraini tutto ciò che sta accadendo in Israele è spiegabile con un’equazione geopolitica che porta, ancora una volta, al Cremlino: Hamas è sostenuta dall’Iran, l’Iran è partner militare della Russia, la Russia non poteva che essere al corrente delle intenzioni del gruppo terroristico e non ha fatto niente per fermarlo, nella speranza di incrinare il sostegno all’Ucraina. Lo spettro che Zelensky è andato a scacciare a Bruxelles è proprio quello del disimpegno occidentale, dell’ipotesi che forniture d’armi e denaro possano ridursi per nuove priorità. Per adesso nessuno dei partner ha fatto un passo indietro. Nessuno, almeno ufficialmente, lo sta spingendo verso un negoziato che, con il 18 per cento del territorio occupato dalla Russia, non può accettare. Ma la crisi mediorientale incombe, siamo solo all’inizio. E le cose possono cambiare.
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