✕

Stop al salario minimo da Meloni e Cnel, le opposizioni unite non si arrendono. Schlein: “Il testo in Aula. La destra voti no se ha coraggio”

Elly Schlein, segretaria del Pd

 (ansa)
La prossima settimana riprende a Montecitorio l’esame della proposta di legge firmata da Pd, M5S, Azione e Avs. Che ora lanciano la sfida alla maggioranza
2 minuti di lettura

Il D-day è fissato per martedì, o al più tardi mercoledì prossimo. È il giorno in cui riprenderà a Montecitorio l’esame della proposta di legge sul salario minimo firmata da tutti i partiti di opposizione (tranne Italia viva), sospeso i primi d’agosto su richiesta della maggioranza. Stanco delle manovre dilatorie del centrodestra, il fronte unito composto da Pd, M5S, Azione e Avs insisterà per mettere ai voti il testo che introduce la soglia dei 9 euro l’ora per le retribuzioni dei lavoratori poveri, appena bocciata dal Cnel. Una sorta di showdown dopo il balletto inscenato dalle forze di governo, e dalla stessa Meloni, per impedire il via libera a una misura da loro giudicata “inutile” e persino “controproducente”. Stavolta, tuttavia, la minoranza non intende sentire ragioni: “È il momento della verità, se la destra non vuole il salario minimo abbia il coraggio di votare contro e se ne assuma la responsabilità davanti al Paese”, la sfida lanciata dalla segretaria del Pd Elly Schlein.…

Il D-day è fissato per martedì, o al più tardi mercoledì prossimo. È il giorno in cui riprenderà a Montecitorio l’esame della proposta di legge sul salario minimo firmata da tutti i partiti di opposizione (tranne Italia viva), sospeso i primi d’agosto su richiesta della maggioranza. Stanco delle manovre dilatorie del centrodestra, il fronte unito composto da Pd, M5S, Azione e Avs insisterà per mettere ai voti il testo che introduce la soglia dei 9 euro l’ora per le retribuzioni dei lavoratori poveri, appena bocciata dal Cnel. Una sorta di showdown dopo il balletto inscenato dalle forze di governo, e dalla stessa Meloni, per impedire il via libera a una misura da loro giudicata “inutile” e persino “controproducente”. Stavolta, tuttavia, la minoranza non intende sentire ragioni: “È il momento della verità, se la destra non vuole il salario minimo abbia il coraggio di votare contro e se ne assuma la responsabilità davanti al Paese”, la sfida lanciata dalla segretaria del Pd Elly Schlein.

La manovra dilatoria della maggioranza

Ad attenderli in aula, secondo quanto trapela in queste ore, troveranno però il muro di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, decisi a rispedire il provvedimento in commissione Lavoro per approfondimenti, resi “necessari” dalla recente pronuncia dell'istituto presieduto dall’ex ministro forzista Renato Brunetta, cui la premier ha delegato l’istruttoria sulla efficacia e la fattibilità dell’innovazione pensata per incrementare gli stipendi più bassi. Lo dice chiaro il capogruppo di FdI Tommaso Foti: “La maggioranza vuole riflettere, come suo potere-dovere, sul documento appena approvato dal Cnel”. L’ennesimo rinvio per prendere tempo, dunque, provare ad approntare una proposta alternativa che non contempli il minimo garantito e di fatto azzerare l’iter parlamentare avviato su iniziativa del centrosinistra. Se il testo base adottato, che è quello delle opposizioni, verrà modificato, bisognerà infatti ricominciare tutto daccapo. E il voto in aula, se mai ci arriverà, non potrà avvenire prima di febbraio-marzo 2024, comunque in coda alla sessione sulla manovra di bilancio che sta per cominciare.

Le accuse delle opposizioni

“Proveranno a scipparci la nostra proposta e a svuotarla”, prevede sconsolato il capogruppo dem in commissione Lavoro Artuto Scotto, “un atto truffaldino e vigliacco che noi contrasteremo con ogni mezzo”. Anche perché “non si capisce cosa ci sia da approfondire ancora”, prosegue: “Tra aprile e luglio abbiamo fatto in commissione qualcosa come 50-60 audizioni, sentendo esperti, sindacati e associazioni datoriali. Poi la maggioranza ha provato a cassare la pdl con un emendamento soppressivo, a cui hanno infine rinunciato per evitare contraccolpi, visto che agli italiani – inclusi gli elettori di centrodestra – la misura piace. Per ultimo la premier, alla vigilia di Ferragosto, ha convocato i leader delle opposizioni e ha buttato la palla in tribuna, affidando il dossier al Consiglio nazionale per l’economia e il lavoro. È evidente quello che stanno facendo: vogliono affossare tutto, senza neanche metterci la faccia”. Ma i partiti di minoranza uniti non intendono arretrare. “Il governo Meloni schernisce ancora una volta quasi quattro milioni di lavoratrici e lavoratori impedendo loro di avere un salario minimo che gli permetta di vivere con dignità”, attacca il capogruppo del M5S Francesco Silvestri. “Quel che è peggio è che non hanno nemmeno il coraggio di metterci la faccia e continuano a utilizzare ogni stratagemma per rimandare il voto in aula. Noi non lo accettiamo e non lo accetteremo. Pretendiamo che il Parlamento si esprima e che i cittadini sappiano i nomi e i cognomi di chi si è opposto a questo provvedimento di civiltà”.

Leggi i commenti