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L’autonomia ancora non c’è, Calderoli già la applica. Crollano le impugnative delle leggi regionali

(ansa)

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Il governo Meloni lascia molta libertà ai governatori di legiferare senza correre il rischio di un intervento in Consiglio dei ministri per andare davanti alla Corte costituzionale. Una diminuzione del 70 per cento rispetto a Draghi
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Il ministero degli Affari regionali guidato da Roberto Calderoli sembra voler applicare già l’autonomia differenziata tanto cara all’esponente della Lega. Come? Lasciando molta libertà alle Regioni di legiferare senza correre il rischio di una impugnativa in Consiglio dei ministri per andare davanti alla Corte costituzionale. Al massimo ai governatori potrebbe arrivare una lettera che chiede un “impegno” a rivedere alcune norme: impegni spesso disattesi. Così può accadere che la Regione Puglia del governatore Michele Emiliano aumenti le poltrone in un suo ente. Oppure che la Regione Umbria preveda nuove spese per alcuni enti e che la Sicilia stabilizzi ancora precari. Chiaramente si tratta sempre di leggi di spesa, quelle che in passato qualsiasi governo impugnava subito alla Corte costituzionale per evitare aggravi nei conti pubblici. Ma da diversi mesi a questa parte sul tavolo del Consiglio dei ministri dell’era Meloni-Calderoli non arrivano più proposte di impugnativa di leggi sia…

Il ministero degli Affari regionali guidato da Roberto Calderoli sembra voler applicare già l’autonomia differenziata tanto cara all’esponente della Lega. Come? Lasciando molta libertà alle Regioni di legiferare senza correre il rischio di una impugnativa in Consiglio dei ministri per andare davanti alla Corte costituzionale. Al massimo ai governatori potrebbe arrivare una lettera che chiede un “impegno” a rivedere alcune norme: impegni spesso disattesi. Così può accadere che la Regione Puglia del governatore Michele Emiliano aumenti le poltrone in un suo ente. Oppure che la Regione Umbria preveda nuove spese per alcuni enti e che la Sicilia stabilizzi ancora precari. Chiaramente si tratta sempre di leggi di spesa, quelle che in passato qualsiasi governo impugnava subito alla Corte costituzionale per evitare aggravi nei conti pubblici. Ma da diversi mesi a questa parte sul tavolo del Consiglio dei ministri dell’era Meloni-Calderoli non arrivano più proposte di impugnativa di leggi sia delle Regioni a statuto ordinario sia di quelle a statuto speciale. Per la felicità dei venti governatori di ogni partito e colore politico e della conferenza delle Regioni che è presieduta da un altro leghista che sogna l'autonomia differenziata al Nord, Massimiliano Fedriga.

I numeri sono chiari e circolano dentro il ministero di Calderoli. Nei primi otto mesi del 2022 sono state approvate dai consigli regionali 428 leggi, nei primi otto mesi del 2023 la cifra è simile, 412. Spesso si tratta di leggi che non prevedono nuova spesa: così quelle che finisco poi nel mirino del governo nazionale sono quelle di spesa, di numero inferiore ma molto più preoccupanti per la tenuta dei conti. Il governo Draghi da gennaio ad agosto 2022 ha impugnato in Consiglio dei ministri ben 48 leggi regionali, da quella dell’Assemblea regionale sarda che riduceva i vincoli di inedificabilità in zone costiere, al bilancio delle Regioni spesso dalle maniche larghe come Valle d’Aosta e Sicilia. Invece da gennaio ad agosto di quest’anno, con il governo Meloni, le impugnative sono scese ad appena 15: una diminuzione del 70 per cento. In alcuni casi la riduzione è del 90 per cento: le impugnative delle norme varate dall’Assemblea regionale siciliana sono state nove nei primi otto mesi del 2022 e una soltanto nello stesso periodo di quest’anno.

L’istruttoria per impugnare le norme viene curata dal ministero degli Affari regionali, sentiti i pareri di altri ministeri coinvolti nelle leggi in questione. Qualcosa quindi deve essere accaduto negli uffici di Calderoli. Formalmente non è arrivata alcuna direttiva, ma parlando con alcuni interni si sussurra di indicazioni informali per evitare di andare subito all’impugnativa. Di certo non sembra nemmeno un caso che sia aumentato il ricorso a uno strumento molto più morbido, quello della richiesta di un “impegno” alle Regioni a rivedere alcune leggi: nello stesso arco di tempo si è passati da 179 lettere di impegno inviate nel 2022 a 262 quest’anno. Ma a verifica, molti di questi impegni non sono stati ancora ottemperati.

Il tutto nonostante su alcune leggi a lanciare l’allarme per il rischio di un aggravio di spesa siano stati per primi gli stessi ministeri competenti: solo per fare alcuni esempi, il ministero dell’Economia aveva segnalato ai colleghi degli Affari regionali la legge della Puglia che istituisce presidente e cda nell'Arpal, un ente regionale che si occupa di formazione e lavoro. La Regione Umbria ha varato una norma che prevede spese aggiuntive sempre in ambito sanitario, anche queste segnalate dal ministero competente, mentre la Sicilia ha varato una norma che aumenta la spesa per alcuni enti, come le Terme di Sciacca e Acireale, ma non c’è stata alcuna impugnativa se non una richiesta di impegno a tornare in aula per abrogare l’articolo.

Non è che per caso il ministro Calderoli vuole tenersi buoni i governatori proprio quando si sta portando avanti il progetto di autonomia differenziata tanto caro alla Lega? Questa è la domanda che circola non solo nel suo stesso ministero ma anche a Palazzo Chigi, dove qualcuno si è accorto che negli ultimi mesi sono quasi scomparse le proposte di impugnativa di leggi regionali.

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