Crosetto: “Onu indebolita, ma decideremo insieme se ritirare i nostri soldati dal Libano”
di Emanuele LauriaMinistro Guido Crosetto, il missile che ha colpito l’area della missione Unifil in Libano vi spingerà a ritirare gli oltre 1.100 militari che vi prestano servizio?
“C’è stato un razzo, dicono deviato, che ha colpito il quartier generale Unifil a Naqoura. Ma non è stato un attacco diretto alla base. Il comando italiano si trova 11 chilometri più a Nord, a Shama. La decisione su Unifil non è nazionale, perché siamo lì con spagnoli, francesi, indiani e tanti altri. O resteremo tutti o ce ne andremo tutti. Intanto monitoriamo ogni ora la situazione. Certo, se capiremo che i nostri contingenti multinazionali sono in pericolo decideremo per il ritiro, in accordo con l’Onu. Come abbiamo fatto con con i carabinieri che erano in missione a Gerico”.
L’invasione di Gaza da parte dell’esercito israeliano minaccia di essere il turning-point della crisi. Qual è la sua posizione?
“Abbiamo assistito alla ferocia, alla spietatezza, alla mancanza di umanità dimostrata da Hamas: se Israele non avesse un…
Ministro Guido Crosetto, il missile che ha colpito l’area della missione Unifil in Libano vi spingerà a ritirare gli oltre 1.100 militari che vi prestano servizio?
“C’è stato un razzo, dicono deviato, che ha colpito il quartier generale Unifil a Naqoura. Ma non è stato un attacco diretto alla base. Il comando italiano si trova 11 chilometri più a Nord, a Shama. La decisione su Unifil non è nazionale, perché siamo lì con spagnoli, francesi, indiani e tanti altri. O resteremo tutti o ce ne andremo tutti. Intanto monitoriamo ogni ora la situazione. Certo, se capiremo che i nostri contingenti multinazionali sono in pericolo decideremo per il ritiro, in accordo con l’Onu. Come abbiamo fatto con con i carabinieri che erano in missione a Gerico”.
L’invasione di Gaza da parte dell’esercito israeliano minaccia di essere il turning-point della crisi. Qual è la sua posizione?
“Abbiamo assistito alla ferocia, alla spietatezza, alla mancanza di umanità dimostrata da Hamas: se Israele non avesse una reazione forte, proporzionata a una tale offesa, metterebbe in discussione lo stesso suo futuro. Israele ha la necessità di dimostrare al mondo che lo odia che ha una capacità di deterrenza, altrimenti è morta. Vede, non si tratta di mera contrapposizione politica: per Hamas è normale tagliare la testa a un neonato e per l’Iran uccidere una ragazza iraniana perché poco coperta dal velo. Significa che il valore della vita altrui è meno di zero. Quella gente non capisce il dialogo”.
A rischio, in questo momento delicatissimo, c’è però anche la vita di migliaia di civili palestinesi.
“Da ministro della Difesa devo indicare ogni prospettiva e dico che una reazione più che proporzionata, da parte di Israele, può provocarne un’altra, con una spirale che nessuno sa dove ci può portare. I palestinesi che vogliono fuggire da Gaza hanno bisogno di essere messi nelle condizioni di farlo. Ad impedirglielo è Hamas, e sono i suoi capi che non sono nella Striscia ma al sicuro in hotel a 5 stelle di altri Paesi”.
La via d’uscita, secondo lei, è il valico di Rafah.
“È essenziale che quel valico venga aperto per consentire ai palestinesi di lasciare Gaza. L’Egitto dimostri la sua leadership nel mondo arabo e Israele che la guerra è solo contro Hamas. La comunità internazionale deve farsi carico di questa opzione. Mentre latita l’Onu, sempre più un’organizzazione che serve a sé stessa. Ci sono organizzazioni burocratiche che hanno perso la loro funzione e magari chiudono il sabato e la domenica con una guerra in corso”.
L’attentato di ieri a un alto funzionario dell’intelligence iraniana è il segnale di un conflitto in rapida espansione?
“Il rischio che la crisi si estenda è assolutamente reale: c’è interesse a buttare benzina sul fuoco. Non solo nell’Iran, non solo nei paesi arabi, ma anche nel fronte anti-ucraino, fra i nemici dell’Occidente”.
Per motivi di sicurezza sta valutando lo stop alle celebrazioni per la festa delle forze armate, il 4 novembre: si faranno o no?
“Bisogna distinguere. Alcune iniziative istituzionali, da quella all’Altare della Patria a quella che vedrà protagonista il presidente Mattarella a Cagliari, si svolgeranno regolarmente. Avevamo già deciso di annullare lo spettacolo che era stato ospitato in un teatro e altre volte in piazza del Popolo, non per motivi di sicurezza ma perché non ci sembrava opportuno che la Difesa ‘festeggiasse’ in un momento internazionale drammatico. Tra l’altro, apro una piccola parentesi polemica, è successo pure che la Rai, a differenza di altre volte, ci abbia negato la diretta dell’evento che prima della crisi era previsto alla Nuvola dell’Eur”.
Dice davvero?
“Sì, carino che quella che voi chiamate la Rai sovranista non abbia trovato spazio per le forze armate...”.
Pronto a riferire alle Camere. Il sostegno è bipartisan ma temo poi qualcuno speculi. Sulle celebrazioni del 4 novembre valuto, ma la Rai nega la diretta
È in dubbio la manifestazione del Circo Massimo?
“È su quella che stiamo facendo una riflessione. Di solito partecipano 100-150 mila persone. Non vogliamo creare occasioni di rischio. Serve agire con la prudenza del buon padre di famiglia. Decideremo con i vertici delle forze di polizia e del comparto servizi”.
Ha ricevuto la telefonata della segretaria del Pd Elly Schlein. Cosa vi siete detti? È pronto a riferire in Parlamento?
“Schlein mi ha chiesto cosa pensassi della crisi internazionale, abbiamo fatto delle considerazioni, mi ha chiesto informazioni che le ho dato. Non abbiamo parlato di un mio intervento alle Camere. Ma se un gruppo parlamentare me lo chiederà, come sempre ho fatto, mi farà solo piacere riferire in aula”.
Per ora Meloni e Schlein sembrano concordi nella visione dell’emergenza mediorientale, a partire dalla condanna netta di Hamas. Ci sono le condizioni, in Italia, per un fronte politico unitario come quello attorno al conflitto ucraino?
“Io me lo auguro. Però, conoscendo una parte della politica italiana, temo che ci sarà chi speculerà anche su questa crisi. Non parlo di chi da anni reputa legittime le ragioni della Palestina, ma ho paura che riemergeranno coloro che tenteranno di dipingere l’Occidente come il male, di far passare l’idea che il nostro sistema di alleanze degli ultimi 70 anni sia sbagliato, che non è vero che ci sia una parte integralista del mondo arabo a cui non interessa il dialogo ma solo combatterci. Chi assume queste posizioni magari si appellerà alle associazioni di Harvard o di Berkeley che firmano documenti Pro-Hamas mentre combattono per allargare i diritti civili...”
Meloni ha più volte sottolineato il pericolo di emulazioni che mettono a rischio il nostro territorio. Quanto è pressante?
“Quel rischio è scritto nella storia, anche recente. È un pericolo che ritorna quando si accende lo scontro fra Occidente e Islam, anche se magari nessuno dei due lo vorrebbe. Alcune organizzazioni terroristiche, negli ultimi anni, non hanno più rivendicato attentati, ma il problema è che basta un singolo, nella sua folle autodeterminazione, a compiere un atto scellerato. Puoi tentare di controllare le reti del terrore, non i singoli”.
L’immigrazione, ha affermato, può diventare il veicolo di nuovi attacchi terroristici.
“Se la situazione in Medio Oriente degenererà, aumenteranno le condizioni di insicurezza, e di conseguenza aumenteranno i flussi migratori costituiti da chi ha paura o viene cacciato dalla sua terra ma anche da combattenti integralisti. È evidente che se il clima peggiorasse, qualcuno potrebbe approfittarne per portare la guerra in Europa”.
Intanto si è aperto un dibattito sull’opportunità dei cortei. Vietare o no le manifestazioni pro-Palestina?
“A me non preoccupa chi porta in piazza pacificamente le proprie idee. A una manifestazione a favore della Palestina, dei bambini e dei civili di Gaza minacciati dalla guerra, vado anch’io. Una manifestazione pro-Hamas proprio non riesco a capirla. Come dire una manifestazione pro-Br o una pro-mafia. Surreale”.