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Ieri come oggi, 50 anni fa l’austerity italiana. Città al buio e auto ferme: la crisi energetica per la guerra del Kippur. Come cambiò il Paese

Il 17 ottobre 1973 l’Opec annuncia un blocco delle esportazioni verso i paesi che hanno sostenuto Israele nel conflitto. L’annuncio del presidente Rumor: “Stiamo entrando in un inverno difficile”
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Alla televisione, il presidente del Consiglio Mariano Rumor guarda fisso i telespettatori dopo un Consiglio dei ministri finito a notte fonda. “Stiamo entrando in un inverno difficile” annuncia dopo che, il 17 ottobre 1973, l’Opec, l’organizzazione dei produttori di petrolio, annuncia un blocco delle esportazioni verso i paesi che hanno sostenuto Israele nella guerra dello Yom Kippur. Schiacciati dall’inflazione e dall’alba dell’austerity, con ormai poco carburante rimasto, ai cittadini non restò che riscoprire candele e cavalli.

Nella scena mondiale, 50 anni fa come oggi, Israele e Palestina ne sono i protagonisti. Il giorno dello Yom Kippur, celebrazione sacra ebraica, Egitto e Siria lanciano un attacco verso i territori israeliani. 19 giorni di guerra immobilizzano la scena internazionale e, alle bombe, fanno da cornice i mercati, dove le armi sono ben diverse. La decisione dell’Opec di bloccare le esportazioni verso i paesi filo-israeliani ne rimescola le carte e presenta all…

Alla televisione, il presidente del Consiglio Mariano Rumor guarda fisso i telespettatori dopo un Consiglio dei ministri finito a notte fonda. “Stiamo entrando in un inverno difficile” annuncia dopo che, il 17 ottobre 1973, l’Opec, l’organizzazione dei produttori di petrolio, annuncia un blocco delle esportazioni verso i paesi che hanno sostenuto Israele nella guerra dello Yom Kippur. Schiacciati dall’inflazione e dall’alba dell’austerity, con ormai poco carburante rimasto, ai cittadini non restò che riscoprire candele e cavalli.

Nella scena mondiale, 50 anni fa come oggi, Israele e Palestina ne sono i protagonisti. Il giorno dello Yom Kippur, celebrazione sacra ebraica, Egitto e Siria lanciano un attacco verso i territori israeliani. 19 giorni di guerra immobilizzano la scena internazionale e, alle bombe, fanno da cornice i mercati, dove le armi sono ben diverse. La decisione dell’Opec di bloccare le esportazioni verso i paesi filo-israeliani ne rimescola le carte e presenta all’Italia un conto che si realizza in una politica tristemente famosa, l’Austerity.

Nel Consiglio dei ministri del 22 novembre 1973 Mariano Rumor e i suoi compagni di governo delineano i tratti di quella che per gli italiani diventa presto una nuova normalità. Dalla domenica successiva, ai motori si sostituiscono gli zoccoli. Con il rincaro dei carburanti, nei telegiornali in sottofondo la voce di Lucio Battisti che cantava “Tu lo chiami solo un vecchio sporco imbroglio ma è uno sbaglio, è petrolio” cambia tono e, con l’aiuto di Tony Santagata, diventa tutto un “austerity austerity, se non vuoi andare a piedi compra l’asino”. Ai rumori e ai fari delle auto, si sostituiscono strade buie e deserte. A mancare sono l’illuminazione, diminuita del 40 per cento, o nei giorni festivi la stessa possibilità di circolare.

È in quel periodo che la Rai e i suoi programmi si spostano seguendo i ritmi della nuova normalità. Trasmesso fino ad allora alle 20.30, è il 2 dicembre 1973 che il telegiornale della tv di Stato debutta alle 20, orario a cui è rimasto fino a oggi. Al suo termine, di fronte al televisore, allo spettatore rimangono poi poche ore. Insieme a bar, locali e teatri, anche alle trasmissioni viene imposto un coprifuoco oltre il quale non è concessa alcuna eccezione. Neppure al presidente della Repubblica. A chiarirlo è proprio una circolare del ministero dei Trasporti che, il 23 novembre, viene inviata a tutte le forze di polizia. Che siano ambasciatori, ministri o massime autorità poco importa perché il petrolio e la sua scarsità parlano chiaro.

A cinque mesi di distanza, nell’aprile del 1974, il governo italiano può allentare la presa. A targhe alterne, le macchine rincominciano a rumoreggiare nelle domeniche di paese. I bar riprendono a riempirsi ma lo stesso non avviene per i conti degli italiani. Se il petrolio scorre di nuovo lungo le sue rotte, lo stesso non vale per l’economia ancora in crisi. L’inflazione raggiunge il 19,1 per cento, un valore ben oltre l’attuale 5,7 per cento. E se, a cinquant'anni di distanza, di embargo non si parla più, guerra, energia ed inflazione rimangono – purtroppo – ancora una costante.

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